Finalmente, Fabrizio Cinquini assolto e libero

Fabrizio Cinquini Dottor Cannabis assolto

Risale a fine giugno l’emissione della sentenza di assoluzione per Fabrizio Cinquini, alias “Dottor Cannabis”, dall’accusa di coltivazione ai fini di spaccio, ottenuta dopo le analisi delle 16 piante in vaso e delle 8 piante a terra ritrovate in suo possesso, quando già era agli arresti domiciliari per un fatto analogo. Il risultato? Quelle piantine avevano un bassissimo contenuto di THC, e le loro modeste dimensioni hanno portato il giudice alla conclusione che questa coltivazione non fosse destinata a fini di lucro. E il Dottor Cinquini, conosciuto in diversi ambienti oltre a quello cannabico, non ha mai coltivato per arricchirsi: lo ha fatto per combattere la propria battaglia personale contro una legislazione avversa e un sistema sanitario che pensa al proprio tornaconto economico invece di avere attenzione per il malato, e nega l’accesso a questa cura naturale, che lui stesso ha cercato di produrre per alcuni pazienti.

Dopo essere stato arrestato di nuovo, durante l’evasione per curare la sua coltivazione, il Dottore si aspettava una sentenza esemplare, che colpisse la sua recidività, e che questo poi si potesse ripercuotere sui pazienti, scoraggiandoli a intraprendere l’auto produzione della medicina. E invece, con gran sorpresa e sollievo, è arrivata l’assoluzione dall’accusa penale. Ora, dicono gli avvocati difensori C. A. Zaina e S. Franchi, si attende solo la sentenza di Cassazione, e non si sa quando arriverà. Così si chiude un’altra fase della serie di vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista fin dal 2013, con la prima autodenuncia di coltivazione di 227 piante di Cannabis, con conseguente arresto e detenzione, tra Lucca e Massa, passando per l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino; poi gli arresti domiciliari, durante i quali non si è dato per vinto e ha continuato a coltivare Cannabis per i pazienti.

Cinquini conosce da molti anni questa pianta (come conosce e utilizza tante altre piante), da quando in giovane età la sperimentò per risolvere problemi di anoressia, e per curare su di sé un’epatite C contratta durante un’operazione di emergenza effettuata in ambulanza. Le cure tradizionali, come la Chemioterapia, lo avevano debilitato e l’unico rimedio utile si è rivelato la Cannabis, sotto forma di alimentazione a base di Canapa (integrata a piante altamente protettive e nutrienti) e l’uso terapeutico delle infiorescenze. Da quel momento ha iniziato a diffondere la conoscenza su questa pianta che considera sacra, ha fondato varie associazioni e dato vita a quella che per quattro anni è stata l’unica fiera in Italia, dal 2005 al 2008, la Cannabis Tipo Forte. Ma non è tutto: organizza congressi internazionali, opera tra l’Italia e la Spagna (Valencia), scambia semi e informazioni con i pazienti e ricercatori di altri Paesi.

Convinto oppositore dell’attuale sistema sanitario, che propone medicinali inadatti e pericolosi ai pazienti, è intenzionato a continuare la sua battaglia per la libera coltivazione, arrivando anche a emigrare e a spostarsi fino a quando non avrà trovato un luogo che gli permetta di continuare a coltivare e sperimentare. Le cose stanno lentamente cambiando anche in Italia, come riconosce anche il chirurgo, le Regioni cercano di muoversi in autonomia, le Università cominciano ad effettuare test ed esperimenti con i Cannabinoidi e a considerare la Cannabis come un vero farmaco, mentre si attende a giorni il primo raccolto prodotto dallo Stabilimento militare di Firenze.

Libro Dottor Cannabis Fabrizio Cinquini

Di recente è uscito il suo primo libro, intitolato “Dottor Cannabis” appunto, curato da Matteo Provvidenza, in cui descrive la sua tormentata vicenda, ed esprime in un concetto la situazione: “Non abbiamo scoperto tutto sul sistema cannabinoide, ma quel poco che sappiamo ci obbliga a restituire a questa sacra pianta il rispetto che pochi malfattori, per i loro biechi interessi, le hanno tolto. Libertà di terapia, di ricerca, di culto oggi in Italia sono parole prive di fondamento pragmatico”.

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