Ghetto Italia

Copertina Ghetto ItaliaMangiare è diventata una cosa complicata di questi tempi.
Mai come in questo periodo storico il cibo sembra passare attraverso il filtro dell’etica e della moralità, del gusto, dell’estremismo alimentare e dell’ortoressia (parola poco in voga che indica l’ossessione di mangiare solamente cibi sani).
Allora la carne non la possiamo mangiare, le uova invece sì, ma solo quelle raccolte a terra, ed anche le farine non fanno tanto bene. Che rimane di buono da mettere in tavola soprattutto in estate? Un bel po’ di sana frutta e verdura. ALT. Eh no! Col cavolo si potrebbe dire, l’esclamazione cade a fagiolo.
Nel bel libro inchiesta di Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano, “Ghetto Italia” (Fandango Edizioni euro 15,00), ci viene raccontato il dietro le quinte della raccolta della frutta e della verdura in Italia, dalla Puglia al Piemonte, passando per il Lazio la Basilicata e la Campania, ed il complesso (tremendamente semplice per certi versi, quasi di ispirazione germanica) sistema del caporalato che pone in schiavitù gli extracomunitari facendoli lavorare 10-12 ore al giorno, pagati nel migliore dei casi tra i 20 e i 30 euro. Alla paga giornaliera dobbiamo sottrarre i soldi per mangiare intascati dal caporale stesso (5 euro panino e una bottiglietta d’acqua), oppure altri 5 euro per un passaggio fino alla fatiscente baracca dove vengono fatti alloggiare i lavoratori (in alcuni casi anche 15 persone in uno stanzone).

I servizi offerti dal Sistema Caporalato Italia sono:

  • Niente bagno e niente luce;

  • Materasso roso dai topi;

  • Pistola puntata in faccia in caso di contraddittorio col caporale;

  • Favori sessuali in cambio di lavoro;

  • Trasporto dal medico in caso di malore, al costo di 20 euro.

Difficile che qualche italiano possa sentirsi derubato di una simile offerta lavorativa. Tra le righe di questo sistema gestito dalle mafie, col tacito accordo di multinazionali operanti in Italia, c’è la vita dei braccianti sfruttati fino allo sfinimento, che ci permette però di portare sulla nostra tavola verdure sempre fresche e frutta appena colta. Come dobbiamo comportarci? Aggiungiamo un altro punto interrogativo ai nostri dubbi etico-alimentari, oppure vogliamo chiudere gli occhi di fronte al prezzo pagato (da altri) per mangiarci un bel piatto di pomodori e una lattughina fresca? Decidiamo cosa fare dopo aver letto questo libro, che è un bell’esempio di giornalismo investigativo.

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