Cannabis medicinale in Spagna: dal paradosso alla speranza

Era da tempo che volevo scrivere in questa rubrica sulle “Cose di Spagna” della situazione della cannabis medicinale.

Cannabis medicinale in Spagna: Upstream Feno ViolaPer più motivi. Innanzitutto perché rappresenta un chiaro paradosso: nell’avanguardia europea della cannabis society ai pazienti spagnoli sono negati tuttora diritti elementari, riconosciuti persino nell’iperproibizionista Italia. Si presti attenzione: in Spagna non vì è alcuna tutela legale per i pazienti che accedono o vogliono accedere alla cannabis terapeutica. La cannabis medicinale non è regolata dallo Stato così come non lo è il suo uso medico, a differenza di numerosi altri paesi. E la cannabis, medicinale o meno che sia – e seppur con tutte le sfumature e variazioni di cui abbiam parlato nelle precedenti puntate-, in Spagna rimane proibita. Nel paese che ha generato il fenomeno dei Cannabis Social Club, delle mille fiere e coppe e industrie e via magnificando, i consumatori medicinali di cannabis possono soltanto rivolgersi agli stessi club e loro servizi di consulenza terapeutica. O direttamente al mercato nero.

Un bel rompicapo. A cui proviamo immediatamente a suggerire soluzione: i successi e innovazioni della via spagnola alla cannabis si devono a una strategia che ha agito per via giudiziaria e regionalista. Conquistando passo a passo, centimetro a centimetro, in un furibondo conflitto con le procure e tribunali del paese quegli inusitati spazi di libertà di cui abbiam tanto parlato.

Cannabis medicinale in Spagna: Princess MonsterMa la via politica è rimasta storicamente in secondo piano, almeno nel suo livello nazionale. E forte è stata la distanza tra il movimento e la politica di Madrid e le sue rappresentanze partitiche. In Spagna non vi sono nè vi sono mai stati leader antiproibizionisti in parlamento e al governo, come in Italia figurano i vari Manconi, Farina, Corleone, Zuffa, Pannella… E in questo quadro di scarsa prossimità e dimestichezza con il legislatore, a farne le spese è stata proprio la cannabis medicinale (e le decine di migliaia di pazienti dimenticati) che in assenza di un parlamento proattivo non può certo venire regolata.

Quella appena scattata è la fotografia storica dei fatti, a cui per completezza d’informazione aggiungo che dal 2010 i neurologi previa autorizzazione ospedaliera possono prescrivere legalmente ai malati di sclerosi multipla il sativex. Per la casistica quasi sperimentale che genera, non cambia purtroppo di una virgola quanto scritto.

Carola Perez (OECM) - conferenza stampa di fronte al parlamento - Credits OECM
Carola Perez (OECM) – conferenza stampa di fronte al parlamento – Credits OECM

Quella fotografia però, ed è ciò che rende estremamente d’attualità parlare di cannabis medicinale in Spagna, è diventata di colpo vecchia, se non obsoleta. Nelle ultime settimane l’intero sistema della comunicazione e della politica spagnola è stato preso d’assalto da un insolito protagonismo cannabico, che ha riempito giornali, radio e studi televisivi in prime time, e prodotto i primi fatti politici nel parlamento centrale. Una straordinaria visibilità di temi e lotte cannabiche che non solamente non avevo mai sperimentato nei miei 7 anni spagnoli, ma che a dire dei grandi vecchi del movimento rappresenta davvero un’eccezione. Viso simbolo di questa renaissance cannabica, e ormai noto al grande pubblico, quello magro, magnetico e ispirato di Carola Perez, una paziente di cannabis medicinale che con grande caparbietà e dominanza delle regole del gioco sta riuscendo a marcare una svolta per i diritti dei consumatori terapeutici.

Ma procediamo con ordine, e su Carola torneremo in più occasioni.

A dispetto dell’ostracismo legale, e come risultato del ricco sostrato culturale e attivista del paese, due erano i campi dove la Spagna aveva già conseguito l’eccellenza nella cannabis terapeutica: la ricerca e l’associazionismo.

Figure di ricercatori come Manuel Guzman e Cristina Sanchez conosciuti a livello internazionale per i loro studi pionieristici sulla capacità dei cannabinoidi di contrastare le cellule cancerose. E dottori come Fernando Caudevilla, Javier Pedraza e Mariano Palau, esperti di chiara fama internazionale di cannabis medicinale. Insieme ad enti come Energy Control. l’organizzazione che meglio di tutte impersonifica “consumo responsabile e riduzione dei rischi”. E associazioni di pazienti innovative e intraprendenti come Dos Emociones fondata della stessa Carola nel 2014, senza dimenticare le centinaia di club che prestano servizi terapeutici. Tutti elementi che costituiscono una formidabile struttura di conoscenze, prassi virtuose e relazioni trasversali.

Carola Perez (OECM) e On. Francisco Igea - conferenza stampa di fronte al parlamento - Credits OECM
Carola Perez (OECM) e On. Francisco Igea – conferenza stampa di fronte al parlamento – Credits OECM

E che hanno favorito la nascita, due anni orsono, dell’attore principale che sta dietro le novità che hanno interessato il paese: l’Osservatorio Spagnolo del Cannabis Medicinale (OECM) presieduto dalla stessa Carola e co-fondato tra gli altri dai giá citati Guzman, Sanchez e Palau. Come ci spiega direttamente il Dr. Mariano Palau, noto per i suoi studi innovatori sui cannabinoidi e fondatore della Kalapa Clinic, la

Mariano Palau - credits Kalapa Clinic
Mariano Palau – credits Kalapa Clinic

prima clinica cannabica ad aprire in Europa: “l’OECM è una piattaforma di ricercatori, medici, associazioni di pazienti uniti dalla volontà di promuovere attività orientate alla conoscenza delle proprietà e dell’uso medicinale della cannabis, così come di assessorare e indirizzare enti pubblici e privati, istituzioni, media e società civile, fondandosi sull’evidenza scientifica”. E caratterizzato, aggiungo, da una elevata capacità di pressione nei gangli politici e mediatici della società spagnola.

Ebbene, l’efficacia dell’Osservatorio nella realizzazione dei suoi obiettivi dichiarati è stata tale che proprio nelle ultime settimane ha rovesciato il banco: ha portato il dibattito pubblico sulla cannabis direttamente dentro alle aule parlamentari –e plateau televisivi- con

On. Francisco Igea e Carola Perez, Dr. Manuel Guzman e Dr. Cristina Sanchez (OECM) presentando la PNL Cannabis Medicinale - Credits OECM
On. Francisco Igea e Carola Perez, Dr. Manuel Guzman e Dr. Cristina Sanchez (OECM) presentando la PNL Cannabis Medicinale – Credits OECM

una Propuesta No de Ley (PNL, in Italia una mozione) per la regolazione della cannabis medicinale presentata formalmente da un partito di centrodestra, Ciudadanos, attualmente a sostegno del governo di minoranza di Mariano Rajoy. E, seppur diluita e rallentata nei suoi tempi dai sempiterni giochi della politica politicante, la mozione è stata approvata da tutti i grandi partiti dell’arco politico spagnolo: PP, PSOE, Podemos e appunto Ciudadanos. Producendo, ed è ciò che forse più conta, una verace discussione all’interno dei gruppi dirigenti e un riposizionamento politico e culturale ben lontano dai cliché della War On Drug.

Contemporaneamente, a nord ovest di Madrid, in Cantabria, e sempre con lo zampino dell’OECM, si produceva un altro fatto politico e mediatico di estrema importanza e che si è riverberato lungo tutta la penisola per il suo grande portato simbolico: Arturo Van den Eynde, un maturo e rispettato alto dirigente del PP cantabro (è capogruppo nel parlamento regionale) e affetto da cancro recidivo, non solo ha pubblicato una lettera sui social network dal titolo inequivocabile “Cannabis terapeutico ora!” e in cui ammetteva di fare uso terapeutico della pianta con grande beneficio personale; ma ha poi compiuto un vero e proprio coming out, in un video girato direttamente nel CSC Bolera Besaya, dichiarandosi fumatore da tutta la vita, e convinto assertore dei diritti di tutti, terapeutici o meno, all’accesso alla pianta. Anche qui, i risultati sul piano politico non sono tardati, e il parlamento di Cantabria su proposta del PP ha appena approvato una PNL (sempre di marca OECM) grazie al voto di tutti i partiti che chiede al governo centrale di regolare la cannabis medicinale con urgenza.

“Il dolore non può aspettare” ci ricorda Carola, e la scommessa a questo punto non è più sull’esito della partita ma sui suoi tempi. Sul quando le inerzie partitiche riusciranno a permettere che veda la luce la tanto attesa regolazione, giacché il terreno culturale sembra ormai fecondo. Fattori umani a parte, giova ricordare che tutto ciò avviene mentre nel contesto internazionale il vento spira sempre più impetuoso verso la riforma delle marijuana policy: dalla Colombia che autorizza l’autocoltivo medicinale di 20 piante per paziente, al Canada che addirittura anticipa la volontà di legalizzare tout court nel luglio 2018. I grandi cambi avvengono quando appunto fattori umani, storici e ambientali entrano in misteriosa armonia e iniziano una danza che sposterà in avanti gli equilibri sociali. Qui in Spagna come in tutto il mondo, la danza dei diritti è solamente ai suoi primi passi.

Dr. Fernando Caudevilla - Assonabis Club - Credits Laida JS
Dr. Fernando Caudevilla – Assonabis Club – Credits Laida JS

Quanto raccontato finora però, ovverosia della straordinaria lotta di pazienti, ricercatori e medici per l’accesso legale alla cannabis, non deve farci distogliere lo sguardo dal rischio che soggiace a una strategia medico-centrica, se allarghiamo l’orizzonte alla pluralità delle persone che consumano marijuana. E ci deve fornire l’occasione per denunciare quell’impressione un po’ sgradevole che talvolta produce il movimento cannabico. Allorquando sembra strumentalizzare, e con malcelata leggerezza, le sofferenze dei malati come scorciatoia per la legalizzazione tout court.

Dr. Fernando Caudevilla - Assonabis Club - Credits Laida JS
Dr. Fernando Caudevilla – Assonabis Club – Credits Laida JS

Di questo con la sua solita schiettezza ci parla e mette in guardia il già citato Dr. Fernando Caudevilla, storico responsabile medico dell’insostituibile Energy Control. E ormai da anni uno dei grandi protagonisti mediatici e scientifici della lotta antiproibizionista (nella sua veste di Doctor X addirittura testimone di difesa nel processo americano alla Silk Road della Deep Web):

“Il movimento cannabico si concentra eccessivamente sull’uso terapeutico della cannabis, quando questo dovrebbe essere una questione esclusivamente scientifica. Al posto di focalizzare la rivendicazione nel diritto delle persone adulte a scegliere liberamente se usare la sostanza, o invece di denunciare che il possesso di qualsiasi quantità di cannabis è una “violazione grave alla Sicurezza Cittadina”, con multe minime da 600 EUR (e con 350.000 denunce all’anno), gran parte degli argomenti delle federazioni e associazioni si concentrano sulle propietà terapeutiche della cannabis.

E’ chiaro che molte associazioni stanno aiutando molti malati e stanno colmando un vuoto lasciato colpevolmente dallo Stato. Però davvero pensiamo che l’obiettivo finale sia la legalizzazione dell’”uso terapeutico”? Dal mio punto di vista è un errore. Se la cannabis fosse considerata esclusivamente come un “farmaco” passerebbe sotto il controllo dell’Agenzia Spagnola del Farmaco, e si distribuirebbe unicamente nelle farmacie e sotto prescrizione medica. Lottare affinché i sofferenti di alcune patologie possano avere accesso alla cannabis come farmaco mi sembra encomiabile, ma questo senza dimenticare che le persone che lo utilizzano con fini ricreativi dovrebbero avere lo stesso diritto a utilizzarla.”

Ecco, quella contrapposizione che serpeggia anche in italia all’interno del movimento fra “medicinali e ricreativi” ci porta su un falso piano da cui è meglio scendere subito: la battaglia non può che essere unitaria e solidale, dove persone soggette a differenti condizioni (di salute in questo caso) reclamano insieme lo stesso diritto e nel farlo si appoggiano vicendevolmente. We Are Cannabis Society!

(Si ringraziano per la collaborazione Fernando Caudevilla, Mariano Palau, OECM, Carola Perez, Javier Miravete)

Alessandro Oria – Presidente di Assonabis
Pubblicato originalmente in BeLeaf 3, maggio 2017

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