40 anni di Punk a Londra – London Calling

40 anni di Punk – Londra, anno 2017. Ormai per le strade di questa metropoli e soprattutto in alcuni quartieri suburbani, gli anfibi, le toppe, le borchie e le creste colorate di alcuni di giovani ribelli sono ben lontane dalla mentalità capitalistica delle persone che lavorano nella City. Vestite in giacca e cravatta, bigotte e spesso e volentieri nazionaliste, dedite solo ed esclusivamente al lavoro, proprio come i ritmi e le abitudini che la Londra moderna impone a chi vuol vivere in questo “regno” unito tra lavoro, pub e brexit.

40 anni di Punk a Londra
40 anni di Punk a Londra

Forse è proprio per questa ragione che oggi si vedono meno creste e più cravatte, ma 40 anni fa proprio in questa città nasceva una sottocultura che a gamba tesa e senza bussare alla porta entrava nelle case, nelle radio e nelle televisioni arrivando improvvisamente sulla bocca di tutti. Correva l’anno 1977 quando esplode il movimento Punk.

Come quasi tutte le sottoculture, tutto ha inizio con la musica. Già nel 1976 inizia a svilupparsi il punk rock, un genere musicale di strada che si differenzia subito dagli altri sia per la tecnica che per lo stile. I brani composti dai gruppi punk si riconoscevano da ritmiche veloci, sonorità dure e generalmente erano tracce di breve durata. Si caratterizzavano inoltre per le strumentazioni essenziali e per i testi dai contenuti provocatori, antisociali e violenti, spesso con una forte connotazione politica e anarchica. La cultura abbracciò poi l’etica del DIY (abbreviazione di “Do It Yourself”, equivalente dell’italiano “fai da te”) e rifiutava la vendita dei gruppi alle grandi etichette ritenute capitaliste creando un circuito di registrazioni autoprodotte e di distribuzione alternativa a quella mainstream.

40 anni di Punk a Londra
40 anni di Punk a Londra

Il termine “punk” fu originariamente usato dalla critica musicale americana per descrivere i gruppi e il loro pubblico. Già nel tardo 1976, alcune band come Ramones, Sex Pistols, Clash e Damned, furono riconosciute come la prima ondata di un nuovo movimento musicale. Gli anni che seguirono videro un’ampia diffusione del genere in tutto il mondo diventando specialmente in UK e in USA un fenomeno culturale da major, anche se, perlopiù, il punk trovò la sua ragion d’essere nelle scene locali che tendevano al rifiuto delle culture dominanti. Nacque così la sottocultura punk, caratterizzata da uno specifico stile, mentalità e abbigliamento oltre a una vasta gamma di ideologie anti-autoritarie.

Nell’ottobre del 1976 furono i The Damned a pubblicare il primo singolo punk rock di una band inglese con il nome di “New Roses”, il mese successivo fu la volta dei Sex Pistols con il singolo “Anarchy in the UK”. A dicembre dello stesso anno Sex Pistols, The Clash, The Damned e The Heartbreakers intrapresero il cosiddetto Anarchy Tour, una serie di concerti per tutto il Regno Unito.

Durante questi anni molti giovani e meno giovani si avvicinano a questa sottocultura e a questa musica abbracciando gli ideali punk e anarchici. Oltre alla goliardica provocazione a una società borghese sempre più omologata e quadrata, abbracciava anche quegli ideali più profondi e filosofici dell’anarchismo basati sull’idea libertaria di un ordine fondato sull’autonomia e sulla libertà degli individui, contrapposta ad ogni forma di potere costituito compreso quello statale.

Proprio per le varie ramificazioni e le conseguenti evoluzioni in 40 anni di punk, si avranno decine di generi dalle più svariate sfaccettature che scriveranno la storia del movimento. Scopriamo quali sono i sottogeneri punk:

Punk Hardecore Britannico. Oltre alla diffusione nella east coast americana, anche la scena punk rock inglese si trasforma. Le sonorità british punk iniziali si erano modificate, soprattutto con lo scioglimento dei Sex Pistols nel 1978, in direzioni opposte. Da una parte ci sono band che iniziano a sperimentare nuovi stili e nuove influenze, come i Clash, dall’altra invece gruppi che estremizzano e rendono ulteriormente più aggressivo il proprio sound, come gli Exploited il più famoso gruppo punk hardecore.

Street Punk e Oi! Il movimento skinhead riemerge con l’ondata di punk rock britannica. Questa sintonia tra i due movimenti nasce con il punk britannico nella seconda metà degli anni settanta promuovendo il neonato punk rock, al contrario dei precedenti skinheads (Skinhead original), indirizzati sulla musica nera giamaicana (Ska, rocksteady, reggae ecc.). I due movimenti, promuovendo la stessa musica e condividendo spesso la stessa filosofia di strada cominciano ad avvicinarsi (non a caso skinhead e punk condividono alcuni tipi di abbigliamento). Nasce così anche il motto Punx & Skins promosso da diversi gruppi street punk e Oi!. Il genere street punk è sostenuto dagli street punx e dagli skinheads, ovvero l’Oi! (indicato in ogni caso anche come una forma di street punk).

Dopo la prima ondata di band punk inglesi come Sham 69 e Cock Sparrer, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta band come Cockney Rejects, Angelic Upstairs e i The 4 Skins (autori di una delle canzoni Oi! più famose al mondo ovvero come A.C.A.B., rinomata per il suo slogan antimilitarista utilizzato da decenni da molti gruppi e frange politiche estremiste sia di destra che di sinistra, oltre che fonte di ispirazioni per film, libri, writers ecc.), cercano di riallineare lo spirito del punk rock con quello della classe operaia.

L’anarcho-punk. Questo sottogenere si sviluppa parallelamente all’Oi! e all’hardcore punk. Sebbene molte punk band si proclamano anarchiche, solo una parte di queste è riconosciuta come anarco punk. Le band anarco punk seguono la filosofia anarchica nel suo vero significato che comprendeva ideologie come il vegetarianesimo, pacifismo, animalismo e anticapitalismo. Al contrario, altre band che si proclamano anarchiche, interpretano l’anarchia come pretesto per il caos e disordine, per il nichilismo e l’autodistruzione, senza prendere in considerazione gli effettivi elementi che caratterizzano l’ideologia anarchica nel suo vero significato. Questa categoria è riconosciuta come street punk. Le prime band inglesi come i Crass, i Conflict, i Subhumans ed altri ancora caratterizzate da uno stile molto semplice e una voce urlata, cercano di trasformare la scena punk rock in un movimento anarchico più idealista.

Lo straight edge. Spesso abbreviato in “sXe”, genere musicalmente identico all’hardcore, si distingue per essere una filosofia, uno stile di vita che prevede l’assenza di tabacco, alcool, droghe e talvolta anche il vegetarianesimo o il veganesimo. Questo movimento è stato teorizzato e messo per la prima volta in pratica nei primi anni ottanta dallo statunitense Ian MacKaye, membro del gruppo hardecore punk Minor Threat e prende il nome da un loro famoso brano.

Lo straight edge si contrappone alla classica visione autodistruttiva e nichilista del punk rock e in particolare dello street punk, diventando uno stile di vita lontano anni luce dagli eccessi.

Lo Ska Punk. Buona parte delle periferie di Londra nel quale emersero le punk band, erano popolate da un buon numero di immigrati giamaicani. Questo incontro tra culture portò inevitabilmente alla nascita del genere ska punk. Questo genere ibrido nasce dai ritmi dello ska giamaicano. La variante britannica sviluppata in seguito, nei tardi anni settanta, il 2 tones ska (del quale ho parlato nel numero 1 di BeLeaf), si fonde o alterna con le dure sonorità del punk rock. Per certi versi è simile allo ska tradizionale ma più veloce e pesante. I primi accenni di ska punk possono risalire alla fine degli anni settanta in Uk, nel pieno periodo 2 tone ska, ovvero un’evoluzione stilistica del primo ska sviluppata in Gran Bretagna la quale includeva elementi punk rock e generalmente rock. Gruppi 2 tone come Madness, The Special, The Selecter, ma anche gruppi punk rock come Clash e Rancid, furono tra i primi a fondere nei loro album la musica nera come lo ska e reggae al rock e in particolare al punk rock.

40 anni di Punk a Londra - Greg
40 anni di Punk: Greg, operatore (punk) della metropolitana londinese

Pubblicato originalmente in BeLeaf 3, maggio 2017

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