Pazienti italiani: no al monopolio, lasciateci coltivare

Abbiamo ricevuto nei scorsi giorni una lettera interessante da parte di tre pazienti italiani in cura con la cannabis ad uso medico. Siamo felici di riportare le loro parole e diffondere le informazioni contenute:

“Stiamo assistendo negli ultimi periodi ad una voglia di un mercato per ricchi chiamato anche monopolio sulla cannabis invocato anche da alcuni giudici e appoggiato da membri dell’intergruppo.

Come consumatori, pazienti e persone che conoscono il mercato dall’interno volevamo esprimere delle riflessioni a riguardo: il monopolio a nostro avviso peggiorerebbe la situazione attuale perché potrebbero accedervi solo persone benestanti e ricche di una certa fascia sociale. Consumare cannabis, anche poca, solo tramite acquisto risulterebbe costoso. Inoltre si vuole imporre un monopolio basato sui “prodotti chimici” ed a giochi fatti la realtà delle cose è che gli autocoltivatori domestici triplicherebbero invogliati anche dalla vendita nei tabaccai (o punti preposti) e dalla scarsa qualità e varietà del prodotto proposto, soprattutto le fasce più deboli economicamente. Se si continuasse a punire la coltivazione domestica si avrebbe un enorme sperpero di denaro pubblico e di tempo che invece i giudici potrebbero investire in altri aspetti prioritari, oltre che continuare questa inutile lotta verso i consumatori/coltivatori. I minorenni inoltre avrebbero facile accesso al prodotto nello stesso modo del tabacco.

Prima di sostenere qualsiasi riforma normativa dovremmo pretendere come primo punto la desanzionalizzazione della coltivazione domestica entro certi limiti.

Ad oggi molte persone si trovano in regime di arresti domiciliari per questo reato. Ricordiamo il caso Pellegrini: qualche infiorescenza secca e qualche piantina, pericolosità’ sociale zero, nessuna prova di spaccio, fine pena luglio 2018.

Questi eventi dovrebbero fare pensare un attimo. Il monopolio continuerà a punire gli autocoltivatori e questo non è ammissibile. Tanto vale rimanere nella condizione attuale e proseguire la lotta senza retrocedere di un passo verso i nostri diritti.sembra che prima dell’audizione in commissione del Dott. Grassi nessuno dei parlamentari aveva mai pronunciato la parola monopolio. Sembra che si prenda ispirazione per leggi future solo dalle parole di quest’uomo, possibile che sia così importante?

E lui a dettare la nuova strada, a tracciare la linea? Molti pare lo vogliano ascoltare. Il monopolio secco sulla cannabis non esiste in nessun paese al mondo, e’ un’invenzione del nostro sistema il quale teme la concorrenza in maniera incredibile e inventa qualsiasi metodo per segargli le gambe.

In un mercato aperto dovrebbero confrontarsi con gli altri coltivatori tanto temuti e perderebbero visibilità cadendo nel dimenticatoio collettivo.

Sarà per questo motivo che ultimamente il dott. Grassi ha dichiarato di voler proibire il seme di cannabis, chiudere i growshop e schierarsi contro la coltivazione domestica, ricorrendo a Strasburgo e addirittura al CSM.

È parere diffuso che lo Stato che non si sia dimostrato all’altezza considerata la prima esperienza di Firenze, la FM2 non è molto richiesta dai pazienti. Dai video ufficiali, le esperienze e le testimonianze in rete se ne deduce che sia un prodotto di bassa qualità’, che siano state utilizzate cattive pratiche di stoccaggio, uso di fertilizzanti chimici non adatti all’uso terapeutico e instabilità’ del prodotto finale.

Si è addirittura fatta una normativa “salva FM2” che in pratica obbliga le farmacie a prendere FM2 al posto del Bediol nonostante non sia equivalente come prodotto, fin quando non la termineranno, probabilmente per evitare che scada il prodotto sui scaffali.

Il centro in questione è troppo burocratizzato, sembra stia producendo il 10% di quello che dovrebbe. A guidare questo gruppo ci sono persone con nessuna precedente esperienza nel campo della coltivazione indoor e probabilmente avevano visto la cannabis solo in televisione prima di essere assegnati a questo progetto.

Lo Stato ha dimostrato solo di non essere all’altezza, facendo un buco nell’acqua, un fallimento totale a detta di molti.

Ci preoccupa lo sperpero di denaro pubblico rispetto ai risultati, il monopolio potrebbe solo aggravare la situazione. Per questo chiediamo che il progetto per produrre Cannabis ad uso terapeutico venga assegnato a persone con comprovata esperienza, affidato a figure competenti che porterebbero le produzioni ad un regime preposto in partenza.

Le scorte di Bedrocan (genetica di cannabis utilizzata in campo terapeutico dal 2003) stanno per finire, dal laboratorio Militare di Firenze non ci sono alternative pronte all’orizzonte, sembra sia in un regime di sperimentazione. Periodo che si poteva limitare se non evitare utilizzandola collaborazione di professionisti competenti in materia di produzione di Cannabis e delle attrezzature necessarie.

Volevamo ricordare che il sistema della dispensazione gratuita della cannabis da parte delle farmacie ospedaliere è un sistema costoso, probabilmente destinato a collassare e rappresenta un enorme sperpero di denaro pubblico. Si importa cannabis dall’Olanda a prezzi folli e in Italia non c’è una vera e propria alternativa al momento.

Ecco un altro motivo per normare la coltivazione domestica, in modo che molti pazienti potranno gestire senza rischi legali la loro cura. Ricordiamo altresì concludendo questa nostra lettera alla Vostra Stimata Associazione che molte regioni non dispensano gratuitamente la cannabis ma danno accesso solo a pazienti ricchi che possono permettersi di pagare cifre folli per curarsi. Grazie per la diffusione.”

Un gruppo di Pazienti che supporta l’auto coltivazione – F.M. , R.M, J. B.

Articolo a cura di Stefano Armanasco, associazione Freeweed

Pubblicato originalmente in BeLeaf 4, luglio 2017

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