Il fantastico mondo dei growshop, visto da chi ci lavora.

Fai il lavoro più bello del mondo!“, quante volte ho sentito questa frase, quasi sempre da clienti del mio growshop. Perché diciamocela tutta, lavorare in un growshop non è esattamente come lavorare un negozio di scarpe o di vestiti. Dal mio punto di vista è un po’ come lavorare in un mondo “fantastico”, dove chi entra per la prima volta rimane di stucco e si rivolge al proprio amico esclamando a voce alta: ” Fratè sembra de sta a Amsterdam“. Il cliente alle prime armi vaga tra gli scaffali incuriosito e ammira le vetrine incredulo. Passeggia e osserva sino a prendere confidenza e a non trattenere più la fatidica domanda: “Ma è legale questo negozio?“. Un quesito di rito, un copione già scritto nelle menti degli avventori. Quante volte ho pensato di appendere un manifesto all’entrata con su scritto testuali parole: “Tutti gli articoli all’interno del negozio sono legali“. In questo modo eviterei decine di risposte uguali, ma in fondo va bene anche questo. Se ci penso, mi piace spiegare a chi non conosce il mondo della canapa, a chi approda timidamente in questo mondo o ai semplici curiosi in cerca di novità “controcorrente”, quanto variegato sia l’ambiente growshop. Tutti possono conoscere questo paese delle meraviglie. Adoro spiegargli cos’è una growbox, la differenza tra una lampada al sodio o a led, cosa sono gli estrattori, i fertilizzanti, i bong di tutte le forme, le pipe e perdersi tra le tante varietà di cartine. La lista sarebbe davvero lunga e soprattutto legale perchè tutti i prodotti possono essere venduti, sono oggetti, semplici oggetti conformi alla legge. Tanti rimangono sbalorditi quando spiego loro che esistono persone che in mancanza di un balcone o una terrazza acquistano una growbox per coltivare basilico e peperoncini. Increduli esclamano: “Cavolo non ci avevo pensato – e aggiungono – e i semi di cannabis allora?“. Con professionalità rispondo: “I semi non contengono thc, si possono collezionare o si possono tenere per preservare la genetica”. La reazione è quasi sempre la stessa: ridono quando spiego questa cosa. Ma in Italia è così, uno dei tanti paradossi del Bel Paese dove, per esempio, si vendono macchine che raggiungono i 230km/h quando il limite è 130. Perchè dovrebbe essere illegale la vendita dei semi?

Lavorare in un growshop

La persona che entra in un growshop non segue uno standard, la curiosità ha mille sfaccettature e non manca di fantasia. C’è chi chiede semi “autofluorescenti”, consigli per coltivare in “aerofonica”, se i bong hanno un utilizzo alternativo come contenitori per grappe o distillati oppure se per fertilizzare una pianta basta farci la pipì dentro. Il cliente di un growshop non è un normale cliente, è una persona con cui hai una certa “confidenza professionale”, se la incontri per strada non sai se salutarlo con un abbraccio, sorridergli o semplicemente fare un cenno che vale più di mille parole. Uno di quegli sguardi che si intendono al volo: “Sono consapevole che sei tu ma facciamo finta di niente”. Per molti di loro persiste quella sensazione di sentirsi in difetto agli occhi degli altri solo perchè hanno messo piede in un growshop. Anche questo fa parte del mio lavoro, farli sentire a proprio agio e cercare di liberarli da questo peso. Mi piacciono i nuovi clienti e le loro bizzarre domande, mi piacciono i vecchi clienti che vengono a raccontarti le loro esperienze, a chiedere consigli, a fare una chiacchiera perché di passaggio davanti al negozio. Ormai mi diverto anche con quelli che ti chiedono lo sconto su una spesa di 1 euro, loro non possono mancare in questa bella favola! Appartengono a una specifica categoria e li riconosco già all’entrata: tendenzialmente nemmeno salutano, gli mostri 1500 articoli diversi e hanno il coraggio di chiederti: “Hai solo questi?“. Domanda che per qualche attimo ti fa mettere in discussione la loro serietà e sospetti si tratti di un gioco. Non soddisfatti rinfacciano che l’altro growshop è più economico ma poi li ritrovi comunque nel tuo negozio a pretendere l’omaggio, gli concedi con tutta la buona volontà un piccolo regalo che sia un pacchetto di cartine o un accendino ma loro ovviamente preferirebbero un altro omaggio. E che dire dei clienti di facile tentazione che toccano tutti gli oggetti nonostante il cartello esplicativo in italiano corrente “fragile non toccare”. Chissà quale parola nella suddetta frase non hanno ben capito. I personaggi singolari ci sono ovunque e diciamolo, rendono la vita meno noiosa, ma bisogna anche ammettere che la maggior parte dei clienti dei growshop sono persone educate, vogliose di conoscere il mondo della canapa e tutto ciò che la circonda. Si affacciano sempre più genitori e figli, nonni che coltivano per i propri nipoti (mi è capitato anche questo), persone che vorrebbero sapere informazioni in più sull’evoluzione della canapa medica, gente tutta in tiro stile “re della discoteca” che non immagineresti mai essere un consumatore di cannabis e i buoni e cari antiproibizionisti di sempre. Un mondo quello dei growshop e della canapa che incuriosisce sempre più persone, di ogni genere e di ogni età. Sono loro che rendono il nostro lavoro possibile e ammettiamolo… divertente! Però cari clienti, siate clementi con noi, non chiedeteci troppi sconti, non chiedeteci un corso di coltivazione quando il negozio è pieno di gente, non chiedeteci ironicamente se vendiamo piante pronte all’uso, ma soprattutto, un favore personale a nome mio e di tutti i colleghi: smettetela di telefonare o entrare 50 secondi prima della .chiusura domandando se stiamo chiudendo e se possiamo aspettarvi a oltranza, perchè dopo 8-9-10 ore di lavoro, nonostante ci piaccia molto il nostro lavoro e siamo sorridenti e simpatici per indole, siamo esseri umani con genitori, figli, compagne, compagni e la stanchezza di un’intera giornata lavorativa.

Pubblicato originalmente in BeLeaf 3, maggio 2017

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