Hesalis, la startup umbra che reinventa il legame con la terra

Nelle pagine di BeLeaf di questo numero abbiamo ospitato un astro nascente dell’imprenditoria green, un gruppo di giovani dalle idee vincenti, che puntano a strategie alternative per lo stile di vita e per la gestione virtuosa del territorio, a partire dalle loro terre umbre. Un progetto in crescita che sta conquistando sempre più consensi in Italia e all’estero. Hesalis ha già vinto numerosi premi e riconoscimenti e siamo certi che il loro approccio alla vita verde attraverso la rivalutazione della canapa con strategie e tecnologie innovative sia la chiave di volta per reinterpretare il settore agricolo nel rispetto e nella tradizione. Conosciamo meglio questa promettente startup, i suoi progetti e i prossimi obiettivi.

 

Com’è nata la vostra startup?

HesalisHesalis è una s.r.l. startup innovativa per la diffusione delle buone pratiche alimentari e non solo. Siamo partiti dalla necessità di rigenerare il territorio attraverso la cooperazione e la condivisione di buone idee e soluzioni diventando un’azienda agricola vera e propria. Tutto è nato dall’incontro di quattro giovani ternani che si sono ritrovati quasi per caso e hanno condiviso un obiettivo comune: proiettare la produzione agricola nel futuro, in un mercato globale e digitale dove le

persone e l’individuo potessero essere protagonisti.

 

Quando si è concretizzato il progetto ReViride?

Hesalis - Ph. Angelo Papa
Ph. Angelo Papa

ReViride significa letteralmente “rinascere dal verde” ed è il progetto spin-off di Hesalis. E’nato per la bonifica e la rigenerazione dei terreni, di cui la canapa è co-protagonista. Abbiamo presentato per la prima volta questo progetto nell’aprile 2017 in occasione del contest “ReGeneration Challenge” promosso da ERG e dal Comune di Terni per la riqualificazione urbana. La nostra città è l’esempio perfetto di archeologia industriale che si sviluppa in pieno accordo con la natura. Terni è attraversata da acque abbondanti, si trova nel cuore della verde Umbria, è protetta dai Monti Martani e rappresenta la connessione ideale tra ambiente e industria. Vorremmo che Terni diventasse la sede della Rivoluzione Chemiurgica delle nuove generazioni, in modo che queste non dovranno più emigrare ma potranno trovare pieno impiego e soddisfazione nel proprio territorio diventando così esempio mondiale di rigenerazione e innovazione.

 

Cosa intendete per “green revolution” e che ruolo ha la canapa in tutto questo?

HesalisLo sviluppo industriale ha cambiato fortemente il volto del nostro territorio ma crediamo che coltivare la terra nel rispetto della tradizione possa proiettare le nuove generazioni verso una vera rivoluzione vegetale e far nascere nuove opportunità di lavoro. La “green revolution” di Hesalis nasce dalla volontà di creare una nuova economia circolare basata sul verde e non più su petrolio e acciaio. La canapa rappresenta fortemente la tradizione del nostro territorio (in Umbria si coltivava e si lavorava in tutti i suoi aspetti fino agli anni ‘60) e si inserisce perfettamente nella “green revolution” in quanto incrementa la biodiversità ed è fitorimediante, capace cioè di assorbire i metalli pesanti dal terreno. Quello che stiamo facendo è coltivare la canapa in zone ad alto rischio ambientale per rigenerare il terreno e trasformarla in materiale da lavorazione industriale, non pericoloso per l’uomo ovviamente. Nelle aree dove ci sono terreni puliti, invece, coltiviamo canapa ad uso alimentare.

 

Il progetto è stato un successo per chi gravita attorno al settore primario, ma come è possibile coinvolgere tutti i cittadini?

I cittadini ternani sono molto sensibili al tema dell’inquinamento perché respirano la nostra stessa aria. Riusciamo a coinvolgerli come coltivatori che entrano a far parte della nostra filiera, ma anche facendo attività di informazione e divulgazione a 360 gradi sul mondo della cannabis (dall’uso terapeutico a quello industriale, ad esempio in ambito edile piuttosto che alimentare) per avvicinarli innanzitutto al concetto che si tratta sempre e comunque di un’unica e sola pianta.

 

Avete trovato difficoltà e pregiudizi legati alla canapa per diffondere il progetto?

Pregiudizi ce ne sono sempre purtroppo, visto che si parla di una pianta che sconta suo malgrado un terrorismo mediatico decennale. In tutta la sua lunga storia la cannabis è stata considerata illegale solo negli ultimi 50 anni. Dal canto nostro abbiamo utilizzato sempre un linguaggio chiaro, diretto e scientifico facendo leva sulla curiosità dettata dal tabù allo scopo di avvicinare le persone e fare informazione.

 

Puntate prevalentemente al territorio umbro, quello della vostra regione, oppure cercate di diffonderlo in tutta Italia?

Il progetto di Hesalis nasce per essere replicato. Terni è il nostro punto di partenza, l’esempio principe che darà vita alla scalabilità. Abbiamo già avuto risposta in varie regioni d’Italia da parte di associazioni di categoria, aziende agricole, piccole e medie imprese e semplici cittadini con cui si è creato un legame finalizzato allo scambio di prodotti e servizi.

 

Rigenerare e bonificare il territorio è tra gli obiettivi principali della vostra start-up, ma tra le numerose attività puntate anche alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Hesalis è impegnata anche in un progetto per la ricostruzione post sisma, qual è il nesso con la canapa?

HesalisAbbiamo partecipato al contest “Edison Pulse” nella categoria “ricostruzione sisma” in cui abbiamo proposto l’utilizzo della canapa come materiale alternativo per la ricostruzione delle case, ma abbiamo anche proposto un sistema di cooperazione economica mirata alla rigenerazione del territorio colpito dal sisma. Stiamo continuando questa attività anche oltre al contest che si è concluso lo scorso mese di maggio, cercando di coinvolgere le aziende agricole e le attività commerciali del cratere per renderli partecipi di questa nuova riscoperta della canapa.

 

In ultimo, abbiamo seguito con attenzione la vostra posizione rispetto al mercato che gravita attorno alla cosiddetta “cannabis light”, quello che tratta i fiori di canapa industriale. Che idea avete a riguardo? Siete contrari al loro commercio oppure non apprezzate la modalità con la quale si è sviluppato in Italia, spesso legata a spregiudicate operazioni di marketing?

Non siamo affatto contrari alla commercializzazione del fiore, anzi. Già un anno fa, era ottobre 2016, Hesalisavevamo analizzato e presentato le opportunità legate al mercato dell’infiorescenza in occasione delle qualificazioni al contest “ReGeneration Challenge” promosso da ERG. Crediamo che questa sia una risorsa in più per la canapicultura. Promuoviamo la regolamentazione di questo settore in modo che possa permettere investimenti e crescita economica. Siamo tuttavia contrari alla definizione di “cannabis light” o “marijuana legale” innanzitutto perché crediamo che siano definizioni mistificatorie che aumentano il tabù e confondono le persone, nel solo tentativo di vendere ed aumentare i profitti. La pianta è una sola e si chiama Cannabis Sativa L. ed è già molto difficile farla capire in questo modo. Figuriamoci se oltre a “canapa” e “marijuana” inseriamo anche le definizioni di “light” o “legale”. Poi crediamo che l’assunzione di canapa tramite combustione sia il peggiore, perchè fa male alla salute e distrugge il 70% dei cannabinoidi. La finalità del nostro prodotto è invece mirata alla raccolta fondi per la ricerca e lo sviluppo. Il 15% dei proventi della vendita dei prodotti ReViride è infatti destinata a progetti di fitorimediazione e di bonifica dei terreni.

Hesalis

Pubblicato originalmente in BeLeaf 6, novembre 2017

Visita il sito web di Hesalis
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