L’arresto – Notizie dal carcere

In questa rubrica parliamo di carcere da diversi punti di vista. Molte e molti ci potrebbero chiedere: come si arriva in carcere? Detto in altro modo: cosa avviene prima dell’ingresso in carcere?

Proviamo a raccontarlo. Prima di entrare in cella accade un fatto importante: il momento dell’arresto. Se non c’è l’arresto non si può andare in carcere, se non in circostanze particolari.

Cos’è l’arresto?

L'arresto - notizie dal carcereQual è il senso di questa parola? Nella lingua italiana arresto proviene dal verbo arrestare e indica una serie di azioni, ma anche uno stato, una qualità e una proprietà di un soggetto. Le azioni suggerite dal verbo arrestare sono tante. Sono sinonimi di arrestare le azioni, e quindi i verbi, fermare, frenare, interrompere, sospendere, far cessare, terminare, bloccare, troncare, catturare, prendere, ristagnare, immobilizzare, incatenare, imprigionare, ma anche sradicare. Quest’ultima, affiancata dalle precedenti, ben rappresenta il nostro caso.

L’arresto è un tumulto di azioni e di avvenimenti che si producono quando una persona viene presa in consegna dalle forze dell’ordine. Nel momento dell’arresto viene bloccato, immobilizzato il flusso vitale della persona. Vengono interrotte le sue occupazioni quotidiane, cessano del tutto e scompaiono dal suo orizzonte e dai suoi impegni. Vengono troncate le sue relazioni sociali, personali e affettive. La persona viene fermata, incatenata e ammutolita rendendo impraticabile ogni comunicazione che aveva precedentemente. Il soggetto è in preda allo spaesamento, non ha più cognizione del luogo in cui si trova, né quello dove verrà collocata. Infine viene gettato in un luogo separato, estraneo all’ambiente sociale e alla frequentazione della gente. È una cella di sicurezza, come prima tappa, poi, dopo un tempo indefinibile, viene scaraventata in un luogo che si chiama carcere.

A quella persona non resta nulla di ciò che aveva fino al momento dell’arresto.

È questo il primo atto di ogni carcerazione. È la separazione e l’interruzione brutale di tutte le relazioni e le attività che la persona arrestata coltivava fino a un attimo prima.

Improvvisamente si trova in balia totale di altre persone e di altre regole. La sensazione che segue lo spaesamento è quella dello sradicamento che produce l’azzeramento della propria personalità e identità. È una sensazione molto simile a quella che hanno provato e provano le popolazioni sottoposte alle deportazioni praticate e subite dall’umanità. Da sempre.

Lo spaesamento accresce le difficoltà di percepire consapevolmente l’entità dei luoghi dove si viene gettati.

Cosa nota la persona arrestata e gettata in uno spazio angusto? Verifica anzitutto le assenze. Assenza di parole per interloquire con i funzionari del sistema, poiché alle loro domande secche e perentorie può solo rispondere con un si o con un no. Il linguaggio con i compagni di detenzione lo scoprirà dopo, quando quella persona verrà inserita nei reparti in comune con altri. Assenza di volti conosciuti, assenza di sorrisi, assenza di sguardi condivisi, assenza di comprensione, assenza di spazi accoglienti, assenza di ascolto, assenza di tutto.

Il tempo dell’arresto è comunque temporaneo, sicuramente passa, in un senso, la libertà, o nell’altro, la galera. Sono ore che corrono, qui il tempo scorre. Si aspetta che succeda qualcosa e tante sono le cose di cui deve occuparsi la persona arrestata: nominare l’avvocato, chiedere di incontrarlo, prepararsi all’interrogatorio ecc. Quella persona si sente ancora in rapporto con l’insieme sociale da cui l’hanno separata, sia perché spera di tornarci al più presto, sia perché sa che il tempo dell’arresto termina in fretta.

Sensazioni che scompaiono quando la persona arrestata viene gettata in carcere. Ai tumulti del turbamento provocati dall’arresto, seguono quelli del carcere. Il primo impatto col carcere è l’isolamento. Le procedure carcerarie prevedono l’isolamento iniziale della persona arrestata. Isolamento che può essere disposto dal giudice che segue le indagini onde evitare che queste vengano intralciate o inquinate, oppure dallo stesso direttore del carcere che deve esaminare la cartella della persona detenuta per capire, in base al reato di cui è incolpata, in quale reparto del carcere collocarla e verificare se ha legami con altri ambienti delinquenziali.

Il carcere ha le sembianza di uno spazio in cui c’è assenza di ogni cosa. Qui constaterà che la realtà sociale è scomparsa dall’orizzonte e che lì dentro anche il tempo è stato arrestato.

Lì dentro nulla scorre, il tempo e la vita ristagnano e marciscono.

Pubblicato originalmente in BeLeaf 6, novembre 2017

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