La cannabis vola in borsa. Ma del doman non c’è certezza…

C’è una data che tutti aspettano. E’ il 17 ottobre, il giorno in cui in Canada l’utilizzo a scopo ricreativo della cannabis sarà completamente legale. Per ora, il solo annuncio, ha scatenato una dinamica finanziaria per certi versi inaspettata ma dalle dimensioni davvero sorprendenti. I titoli delle tante aziende che hanno a che fare con la cannabis e che hanno deciso di farsi quotare in borsa sono in netto rialzo da mesi. Stesso discorso per i fondi hedge specializzati come il Tribeca global natural resources, che solo lo scorso anno ha guadagnato il 153%, migliore al mondo nella classifica stilata dalla società di consulenza Prequin.

Come detto, a scatenare tutto è stata l’accelerazione imposta dal Canada sulla legalizzazione della marijuana, decisione arrivata pochi mesi dopo l’analoga mossa della California, che ha gennaio ha depenalizzato l’uso ricreativo, 22 anni dopo aver sdoganato l’utilizzo terapeutico. A quel punto, complice l’ingresso di investitori rodati, è subentrata la speculazione e i multipli delle società hanno cominciato a volare. A testimoniare l’elevata volatilità del settore, c’è l’esempio della società Tilray, detenuta al 76% dal magnate della Silicon Valley Peter Thiel, quotatasi a luglio a 17 dollari, arrivata oltre i 300 e riscesa da poco a 130.

Ma, come dice Lorenzo il Magnifico, di doman non c’è certezza. Figuriamoci se parliamo di borsa, titoli azionari e investitori sparsi in ogni parte del mondo. E così c’è crede che i l tutto sia destinato ad esplodere. Fra questi l’americana Cnbc che nel suo programma Mad Money ha dichiarato che, già nel prossimo mese, i titoli di canapa e affini saranno pesantemente ridimensionati. Alla faccia di chi vede nel 17 ottobre una sorta di nuovo Natale.

Dall’altro lato c’è chi invece ci crede. La banca canadese Cannacord parla di “un enorme potenziale”, volgendo lo sguardo verso l’Europa: “Una legalizzazione diffusa al di là dell’oceano (al di qua, per noi, ndr) porterebbe ad un giro d’affari di oltre 25 miliardi di euro”. Quindi, ancora una volta, il tutto dipenderà a da cosa sceglieranno di fare i governi e se guardiamo in casa nostra non c’è da essere troppo speranzosi. In Europa ciò che si può sperare per il futuro prossimo è un uso più diffuso di cannabis per lo più medicinale, per un giro d’affari di circa 650 milioni entro il 2022. Nulla a che vedere con le cifre del Canada, della California o del Colorado.

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