Un’industria sostenibile? Così la canapa può salvare l’ambiente

Contribuire a salvare il mondo dal disastro climatico o vanificare gli sforzi per contrastarlo? Non ci sono mezze misure se si parla di coltivazione industriale della cannabis medica. Almeno a leggere il dibattito sull’impatto emissivo che questo settore, in rapida ascesa negli ultimi anni, ha oggi e potrà avere in futuro sul nostro ambiente. Il dibattito ha preso piede in particolare negli Stati Uniti.

La percezione è che l’argomento venga trattato in modo strumentale da sostenitori e detrattori della coltivazione della cannabis. Come tutte le cose la verità sta nel mezzo. E dal momento che vorremmo che l’anno nuovo portasse un po’ di buon senso in più perché non cercare di affrontare la questione in modo non ideologico?

La Canapa è una pianta con caratteristiche straordinarie, anche dal punto di vista ambientale.

Oltre ad essere una pianta dalla elevata capacità di assorbimento di metalli pesanti e altri inquinanti da terreni contaminati,  tanto da essere utilizzata in importanti progetti di bonifica anche nel nostro Paese , come tutte le piante contribuisce attraverso il processo di fotosintesi ad assorbire naturalmente CO2 dall’atmosfera. Oltre a ciò, la velocità di crescita, l’ampia diffusione e l’adattabilità a terreni diversi sono tutti elementi che contribuiscono ad accreditare la canapa come una risorsa per assorbire grandi quantità di CO2 dall’atmosfera.

Si stima infatti che per che ogni tonnellata di biomassa secca di canapa, il 44% circa sia costituita da carbonio. Questa quantità corrisponde a circa 1,3 t di COassorbita dall’atmosfera attraverso il processo di fotosintesi. Tenendo conto delle ultime stime secondo cui nel 2011 erano circa 8.000 gli ettari coltivati a canapa in tutto il mondo e considerando una produzione media pari a circa 8 tonnellate di biomassa per ettaro, la coltivazione della canapa contribuisce annualmente ad assorbire dall’atmosfera 104.320 tonnellate di COall’anno, pari a circa il 25% delle emissioni totali di CO2 prodotte in Italia nel 2017.

La valutazione dell’impatto emissivo della produzione di canapa cambia tuttavia radicalmente a seconda della metodologia di produzione usata. Il Global Footprint Network ha infatti stimato che la coltivazione indoor della cannabis abbia un impatto emissivo circa 400 volte maggiore rispetto alla coltivazione all’aria aperta perché ovviamente la coltivazione indoor dipende dal consumo di elettricità utilizzata principalmente per produrre la luce necessaria alla crescita e alla fioritura delle piante.

Il consumo di energia elettrica diventa dunque un fattore determinante per calcolare l’impatto ecologico della coltivazione indoor della Canapa, in quanto bisogna tenere conto delle modalità con cui l’energia elettrica viene prodotta.

La crescita esponenziale dei consumi energetici del settore della produzione di Canapa, conseguente alla progressiva liberalizzazione avvenuta negli Stati Uniti ed in altri paesi del mondo, impone dunque una riflessione su come rendere sostenibile questo settore in grande sviluppo.

Recenti studi hanno evidenziato che il settore della produzione della cannabis è infatti responsabile del 1% dei consumi di energia elettrica negli Stati Uniti equivalente al consumo energetico di 2 milioni di abitazioni. Secondo alcune stime, la coltivazione indoor della cannabis necessita per tutto il periodo di crescita  e fioritura della pianta di un consumo medio di energia pari a 155kW per metro quadrato. Comparato con altri settori produttivi ed industriali, questo livello di intensità energetica risulta estremamente elevato, tanto che secondo alcuni studiosi americani la crescita dei consumi e delle corrispondenti emissioni è stata così rilevante negli ultimi anni da vanificare gli sforzi di riduzione attuati negli Stati Uniti.

L’utilizzo di corpi luminosi a risparmio energetico come i LED, che dalla loro introduzione stanno consentendo di risparmiare a parità di prestazioni circa il 90% dei consumi rispetto ai corpi luminosi tradizionali, non ha ancor trovato spazio in questo settore in quanto non garantisce gli stessi risultati rispetto alle tradizionali lampade HID (High intensity discharge lamps). Inoltre la crescita e maturazione della pianta con lampade a LED necessita di tempi più lunghi e questo non si traduce necessariamente in un risparmio di energia.

Cosa fare dunque per rendere questo settore sostenibile? Non esiste ancora una soluzione complessiva al problema ma è possibile combinarne diverse.

Innanzitutto essere consapevoli del problema per iniziare ad essere parte della soluzione. In secondo luogo è sicuramente necessario ottimizzare le serre sia dal punto di vista strutturale che gestionale per ridurre al minimo i consumi non necessari. Così facendo si contribuisce a ridurre le emissioni ma anche a risparmiare soldi sulla bolletta energetica. Sistemi di monitoraggio e gestione dell’energia, pannelli isolanti, impianti di gassificazione della biomassa per la produzione di calore, pannelli fotovoltaici per l’autoconsumo e sistemi per il risparmio idrico sono soluzioni già disponibili. E se questo non bastasse si può sempre aderire ad un programma di compensazione delle emissioni. Per saperne di più basta qualche ricerca in rete. Il tutto in nome della sostenibilità e del buon senso.

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