Cosa può fare la cannabis per i nostri amici a 4 zampe

Prendersi cura dei nostri amici animali non è mai stato così di moda: chi non si è imbattuto in tutine, guinzagli e accessori (alcuni anche di dubbio gusto) o addirittura passeggini, cucce e occhiali da sole (!). Ma al di là di questi vezzi fashion, quello che ci sta davvero a cuore per  nostri amici pelosi è la loro salute. Se la cannabis terapeutica funziona sui pazienti umani (e ormai ci sono tanti studi che lo dimostrano), perché non provare anche sugli animali?

Partiamo da un assunto: uomini e animali (ovviamente si parla di vertebrati e mammiferi) hanno un sistema anatomico e organico molto simile. Il funzionamento di alcuni processi è identico, come nel caso del sistema endocannabinoide: anche gli animali, proprio come noi, hanno dei recettori sensibili ai principi attivi della pianta più generosa che ci sia. Stimolando il sistema nervoso centrale e periferico con l’assunzione di Cbd, i benefici sono davvero tanti. Qualche esempio? Il più studiato a livello umano è sicuramente il ruolo antinocicettivo, una parola sconosciuta ai più, ma che indica un processo sensoriale che rileva e convoglia i segnali e le sensazioni di dolore. Ma gli effetti positivi su cani e umani si vedono anche per quanto riguarda la rigidità muscolare, l’inappetenza, la nausea; con il Cbd si possono poi tenere sotto controllo quei disturbi legati all’ansia da abbandono ma anche l’ipersensibilità ai rumori forti o la caduta dei peli causata dallo stress.

In America già da qualche anno sono presenti in commercio prodotti al Cbd specificatamente destinati agli animali domestici e stanno iniziando anche a comparire in Italia. La sostanza in vendita per uso umano non differisce da quella venduta per gli animali, solo il dosaggio deve essere impostato in base al peso e la patologia riscontrata da un veterinario.

Purtroppo gli studi scientifici sugli animali sono davvero pochissimi (in realtà attualmente ce n’è solo uno) ma le evidenze empiriche sono tantissime. Nell’unica ricerca disponibile sono stati studiati dei cani malati di osteoartrite naturale, ai quali è stato somministrato del Cdb e un placebo. Si è notato che dopo poche applicazioni giornaliere i miglioramenti degli animali trattati erano evidenti, sia dal punto di vista del dolore che dal punto di vista della deambulazione. Altre esperienze sul campo confermano che l’uso del Cbd negli animali può essere un validissimo sostituto di alcuni medicinali o addirittura, in caso di terapie non risolutive, un vero e proprio rimedio curativo. Giorgia Della Rocca, professoressa dell’Università degli Studi di Perugia e rinomata farmacologa, ha, però, messo in luce, quanto il nostro Paese sia indietro dal punto di vista della somministrazione dei farmaci a base di cannabis sugli animali. Se per l’uso medico della cannabis negli umani si fa riferimento alla legge del 9 novembre 2015, per i veterinari c’è un vero e proprio vuoto normativo. Cosa vuol dire nel concreto? Che il veterinario può prescrivere con ricetta semplice e non ripetibile, solo un formulato galenico a base di Cbd puro oppure un estratto. Nel caso degli estratti, però, persiste un problema mai risolto di composizione molto variabile delle infiorescenze (e quindi effetti e benefici che possono cambiare) e di dosaggi ancora molto vaghi, perché non esistono studi specifici sull’argomento.

Insomma, proprio come nel caso della medicina umana, ciò che manca è il finanziamento di ricerche mirate a studiare gli effetti dell’uso della cannabis in ambito veterinario. Un vero peccato, un gap che va colmato, per aiutare i nostri animali domestici ( e non solo).

 

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