McCanapa o monopolio: qual è la vostra idea di legalizzazione?

In Italia e nel mondo, da qualche tempo il mercato sta cambiando. Con l’avvento della tecnologia, l’informazione fa davvero il giro del mondo e, ora come non mai, stiamo riscoprendo tradizioni e stili di vita da tempo abbandonati. Questa nuova era spinge il consumatore finale alla ricerca del prodotto più sano, possibilmente biologico e a km0. Proprio come era una volta, torna alla ribalta l’orto di casa e gli appassionati di salute stanno riscoprendo il valore di piante e spezie e la cannabis non fa eccezione.

Sono passati quasi tre anni dall’avvento della legge 242. Il boom del mercato delle infiorescenze a basso contenuto di thc ha raggiunto livelli astronomici, senza però mostrare il minimo interesse ad unire cannabis, rispetto per la natura e biologico. Un mercato contro tendenza, insomma.

Ma com’è potuto succedere?

Facciamo un passo indietro. Già ai primi del 2017 nascono le prime infiorescenze italiane e, come è normale che sia (non essendoci stato il tempo per prepararsi), di pessima qualità e piene di semi, dopotutto quello era l’unico prodotto italiano disponibile al momento. Però, a rompere il mercato fu la decisione di molti di importare dalla Svizzera le infiorescenze entro il limite dello 0,6% di thc; le varietà non sono quelle iscritte al catalogo, ma di fatto è regolare importarle. Sul mercato iniziano così a circolare le prime cime curate, senza semi, profumatissime e con livelli di cbd altissimi, un prodotto fuori portata in l’Italia per un mercato così giovane. Ma qualcosa non tornava. Ci chiedevamo come facessero ad essere così belle e perfette, come potevano avere un odore così intenso di frutta e soprattutto, come potevano superare il 25% di cbd con meno dello 0,6% di thc (ora anche meno dello 0,3)!

Si è parlato di terpeni sintetici e, anche se poco etico e per niente biologico, questo giustifica i vari aromi. Ma il cbd?

È scientificamente impossibile. Nemmeno le banche dei semi spagnole e olandesi riescono a superare la  proporzione di 30 ad 1 tra cbd e thc e già questo può essere considerato un risultato incredibile, in così pochi anni di ricerche. Ahimè, qualunque sia, questo metodo oggi è diventato lo standard nella produzione di cannabis light per quasi tutti, anche in Italia.

Nessuno cercava veramente di distinguersi offrendo un prodotto differente e quindi, stanchi della situazione, decidiamo noi di fare il primo passo e a fine 2018  siamo pronti ad inaugurare la nostra micro coltivazione indoor ed iniziamo a dar voce al progetto Lost Weed tramite i social. Ora finalmente possiamo mostrare a tutti i frutti del nostro lavoro, ma soprattutto a rendere note la nostra idea e, perché no, magari ad ispirare chi la pensa come noi.

Lost Weed nasce soprattutto come movimento di protesta contro un mercato tanto nuovo quanto  contornato di ombre e risvolti tutt’altro che positivi. In pochi anni questo business sta già per essere assorbito da multinazionali e monopoli, dove l’importante è vedere e il fine giustifica i mezzi. Si prospetta un futuro che nulla avrà da invidiare a quello del tabacco: pessima qualità e pochi controlli, prezzi ingiustificati e senza nessuna reale possibilità di scelta. E nel frattempo davvero in pochi si sono preoccupati di garantire che il proprio prodotto fosse realmente biologico, a km0 e soprattutto non trattato. Stiamo parlando di una pianta dai mille usi e rimedi, centinaia di principi attivi e una storia che vanta ovunque migliaia di anni di usi in campo medico, ludico e industriale. Com’è possibile che ora stia diventando un “prodotto da fast food”?

“Nel febbraio 2019 siamo pronti a pubblicare online il nostro sito web (www.lostweed.it), con tutte le informazioni necessarie per  farci conoscere e promuovendo quel poco che avevamo raccolto. Non sapevamo che le risposte ai nostri quesiti ci sarebbero venute a cercare. Infatti i primi contatti ricevuti non sono stati per comprare e avere informazioni, ma per proporci prodotti e servizi. È stato davvero illuminante!”

La prima riguardava la cannabis light all’ingrosso “di alta qualità”, thc nella norma, cbd altissimo, cime dense e ai gusti che vuoi tu, a soli 0,25/1 euro al grammo “INDOOR”! Il tutto in pratici bustoni di plastica trasparente, del tutto inadatti alla loro conservazione.

La seconda, invece, aveva come oggetto i servizi di trattamento delle infiorescenze… (Questo ha spiegato tante cose)

-ABBATTIMENTO DEL THC, senza utilizzo di solventi però! (non vorrai certo perdere il raccolto se il thc è alto);

-AUMENTO DEL CBD ma con cristalli di cbd purissimi! (Ora si spiegano i valori fantascientifici. Mulder e Scully potranno dormire sonni tranquilli);

-SERVIZIO DI GELATERIA PER CORRISPONDENZA puoi scegliere gli aromi delle tue infiorescenze, dai più classici ai più stravaganti e senza aggiungere thc. Suvvia, sono solo terpeni, non fanno male. Li usano tutti, se vuoi competere devi farlo anche tu! ( E CI CREDO, DOPO IL SERVIZIO DI ABBATTIMENTO THC E INSERIMENTO CBD CHE SAPORE POSSONO AVERE?!?)

E di tutto questo, purtroppo, la maggior parte dei consumatori, e spesso dei rivenditori, ne è allo scuro. Ora ditemi, è questa la vostra idea di legalizzazione? Tre multinazionali che controllano tutti i coltivatori, i quali coltivano tutti la stessa pianta che verrà raccolta, pulita a macchina, essiccata e portata poi in una serie di stabilimenti che ne regoleranno thc e cbd (tutti gli altri 200 cannabinoidi pazienza… tanto non sappiamo bene a che servono) ed in fine verrà aromatizzata al gusto delle vostre varietà preferite, il tutto a 10/15 euro al grammo e siate sempre grati che almeno questo ve lo hanno concesso! Non so voi ma non è per niente questa la nostra idea di legalizzazione!

Dal nostro punto di vista è al massimo con la stessa legge sul vino che dovrebbe essere regolamentata la cannabis. È nostro diritto scegliere e la legalizzazione dovrebbe garantire il rispetto alla libertà del consumatore e alle regole del libero mercato: i prezzi devono essere giustificati dalla tipologia di produzione e qualità e la trasparenza non può essere un optional! Dovreste poter decidere tra dell’erba di stato all’ingrosso trattata (e spendere massimo 1 euro al grammo) o dell’erba da serra biologica non trattata e lavorata a mano e spenderne al massimo 3 o 4. O addirittura spenderne 10 o persino 30 euro al grammo per delle cime coltivate indoor, di elevatissima qualità e purezza. O perché no, è giusto che tu possa anche decidere di coltivartele, se è ciò che preferisci, proprio come chi fa il vino in casa! Comprereste del vino in brik al prezzo del Brunello?

Noi da canto nostro siamo fieri di dire che coltiviamo cannabis light veramente indoor, da sementi certificate, in terriccio biologico, con il solo ausilio di pochi fertilizzanti organici. Le nostre cime sono coltivate solamente sotto lampade ad alta pressione di sodio, con tutti gli accorgimenti per proteggerle da agenti patogeni e infestanti. Raccolta e pulizia vengono fatte esclusivamente a mano, essiccazione e concia lente e naturali. Abbiamo tutti i requisiti e rispettiamo tutte le norme sanitarie per la produzione di alimenti, non ci limitiamo a vendere un prodotto ad uso tecnico: non abbiamo paura di essere messi alla prova.

È con questo spirito che ci si è da sempre battuti per la cannabis e con lo stesso spirito si dovrebbe agire in questa delicata transizione, a partire da noi produttori. Questa è la legalizzazione che sogniamo e la realtà che già stiamo cercando di creare, a partire dalla versione light di questa meravigliosa pianta. Speriamo che tanti altri, come noi, decidano di farlo.

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