Proseguono le querele contro Salvini: “Siamo stati diffamati, ecco perché è giusto agire”

Gessica Berti è la giovane titolare di un negozio di cannabis legale a Budrio. Il suo nome è ormai noto, non solo nel suo comparto, perché è stata la prima a querelare denunciato il ministro dell’Interno Salvini per diffamazione dopo alcune esternazioni sui negozi che vendono derivati dalla canapa, seguita poi a ruota da tanti colleghi e clienti che hanno querelato il Ministro: «Non siamo spacciatori, siamo imprenditori. Questa è una campagna diffamatoria, mentre serve informazione, soprattutto per i giovanissimi».

Gessica, che cosa ti ha portato a querelare Matteo Salvini? Pensi che ci sia stata una strumentalizzazione sotto elezioni europee riguardo alle attività come la tua? E questo tuo gesto, a tuo dire cosa rappresenta?

«La strumentalizzazione sulla canapa è dilagante ed è un fatto oggettivo, iniziata e portata avanti senza dubbio per ottenere consensi alle elezioni europee. Le esternazioni del nostro ministro dell’Interno ci hanno causato un danno di immagine e delle ripercussioni di tipo economico ed è per questo che ho deciso di querelarlo, seguita a ruota da altri colleghi che hanno e stanno seguendo le mie orme anche per attirare l’attenzione dei media e fare reale informazione: è ora di finirla con i luoghi comuni e la disinformazione…»

Una campagna diffamatoria dunque contro tutta la vostra categoria e tanta disinformazione: quali sono le “bufale” sui negozi di canapa?

«Questa campagna diffamatoria nei nostri confronti è costruita sulle bufale. La prima ovviamente è che noi vendiamo droga. Chiariamo allora una volta per tutte che secondo la scienza, la giurisprudenza italiana e la tossicologia torense tutto ciò che contiene meno dello 0,5% di Thc non è sostanza stupefacente. Noi quindi vendiamo legalmente canapa e non droga. La droga viene venduta al bar di fronte al mio negozio sotto forma di alcol e dal tabaccaio sotto forma di sigarette. Le nostre infiorescenze sono controllate e i semi di cui ci riforniamo sono tutti cartellinati e inclusi nell’elenco delle semenze industriali, i prodotti acquistati tutti regolarmente fatturati  dopo il raccolto e le analisi possono essere fatte in qualsiasi momento. In questa filieri dunque è tutto tracciabile. Ci siamo persino autoregolamentati per la questione dei minori a abbiamo comunemente deciso di non vendere infiorescenze a chi non abbia compiuto i 18 anni. Ai ragazzini, anzi, facciamo un sacco di informazione: non sanno, ci chiedono…un ragazzino mi ha confidato di aver assunto dell’eroina e mi ha dimostrato di non sapere nulla realmente sulle droghe, anche perchè certe risposte in rete non si trovano e i giovanissimi hanno pochissime informazioni a riguardo. Ad alcuni ho spiegato per bene il perchè fosse stata resa illegale la cannabis, un atto politico ed economico messo in piedi negli anni Trenta perchè era scomodo per il mercato petrolchimico…».C

Sei stata la prima a querelare per diffamazione il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno, chi e quanti ti hanno seguito a ruota?

«Sì sono stata la prima a farlo mi hanno seguito già dal giorno dopo tantissimi colleghi. E non solo, persino i miei clienti lo hanno fatto visto che se siamo dei venditori di droga noi, degli spacciatori, loro sono dei drogati (per seguire il discorso di Salvini) e quindi si sentono offesi. Fatto sta che in una settimana, partendo da Budrio, sono piovute querele da ogni parte di Italia e usciti diversi articoli che ne parlano. Ci stiamo comunque organizzando e siamo uniti». 

Il tuo negozio a Budrio: quali sono i tuoi clienti e cosa comprano?

«Intanto la media dell’età dei miei clienti sta fra i 30 e i 60 anni hanno questa questa fascia, poi ho qualche cliente dai 18 ai 30 e alcuni giovanissimi ai quali come dicevo prima non vendo infiorescenze, ma eventualmente solo gadget come magliette e caramelle aromatizzate. Per il resto vendo bene, oltre alla infiorescenze, l’olio per la pelle, le creme e tanto altro, anche prodotti per gli animali…».

Dopo quali esperienze hai deciso di intraprendere questa tua avventura imprenditoriale? Quali i rischi e quali i sacrifici fatti? 

«Ho due lauree, una conseguita in Italia e una all’estero, dove ho lavorato per diversi anni perchè qui non sentivo di avere delle buone opportunità. Poi ho deciso di credere in questo progetto e di tornare in Italia anche per contribuire alla crescita economica del mio paese; poi perchè nella mia famiglia la canapa è sempre stata presente in una qualche manieria: ricordo in particolare che i miei bisnonni la coltivavano e per me le sue proprietà sono state sempre ben note, quindi quando si è aperta questa possibilità ho deciso di intraprendere l’avventura d’impresa di cui stiamo parlando. A fatica certo, perchè ho dovuto accendere un mutuo per portare avanti il mio progetto».

Fonte: BolognaToday.it

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.