Se anche l’Eurispes si accorge della canapa in Italia…

Boom per la canapa dopo l’entrata in vigore della legge 242/2016: nel gennaio del 2017 le superfici coltivate a canapa in Italia sono passate da 950 ai quasi 4.000 ettari nell’ultimo triennio; sono nate 800 partite iva agricole specializzate, 1.500 nuove aziende di trasformazione e distribuzione e mille shop. E’ quanto emerge dal ‘Rapporto Italia 2020′ dell’Eurispes, un ente privato italiano che si occupa di studi politici, economici e sociali, ed operante nel campo della ricerca politica, economica, sociale e della formazione.

Una fotografia che già conoscevamo e che abbiamo cercato di raccontare in questi ultimi mesi. E ora arriva la conferma che certifica l’interesse degli agricoltori, commercianti e imprenditori per il settore e che mostra le potenzialità di una nuova linfa all’economia del nostro Paese. Si continua a leggere nel Rapporto che “il settore contava 10.000 addetti e un fatturato di 150 milioni di euro per il 2018”, aggiungendo che “ventotto miliardi previsti per il 2021 era il potenziale giro di affari del settore a livello europeo”.

Poi la crociata della politica con l’esternazione farneticanti dell’allora ministro Salvini, a cui si è aggiunta la sentenza della Corte di Cassazione, hanno fatto ripiombare il mercato in un limbo di incertezza da cui non si è ancora usciti.

Ma la canapa può e deve essere una risorsa utile a far ripartire il Paese.

“Il 30 maggio del 2019 interviene la Corte di Cassazione a sezioni unite con una sentenza rigorista che suscita critiche e blocca il rilancio del settore – si ricorda nel Rapporto. Ma a distanza di pochi mesi arriva anche, 19 dicembre 2019, la sentenza della Corte di Cassazione che, rispondendo all’ordinanza di rimessione 35436 posta dalla terza sezione penale, “si è espressa a sezioni unite sulla coltivazione domestica di stupefacenti, di fatto depenalizzando questa pratica”.

“Il settore condannato dall’incertezza legislativa. La soluzione dei giudici di legittimità ha consegnato un quadro molto precario, sul quale chiedere chiarezza al legislatore – conclude il Rapporto – L’incertezza normativa e giurisprudenziale risulta evidente anche dal fatto che le stesse Sezioni Unite hanno sentito l’esigenza di auspicare che restava ‘salva la possibilità per il legislatore di intervenire sulla materia così da delineare una diversa regolamentazione del settore'”.

Se vuoi leggere tutto il rapporto clicca qui

(Il capitolo sulla canapa è a pag 303 scheda 18°)

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