Il fallimento totale del proibizionismo francese

Si sta assistendo a qualche passo positivo anche nel Paese più proibizionista d’Europa.

Alcuni studi hanno rivelato che il consumo di cannabis tra i giovani francesi è tra i più alti del Vecchio Continente (nella classifica ovviamente al secondo posto ci siamo noi italiani).

Non è un caso visto che legislazione in materia è davvero molto restrittiva: attualmente se si viene scoperti a consumare cannabis si può essere multati fino a 3.750 euro, rischiando persino di andare in prigione per un anno (fortunatamente questi casi sono molto rari).

Ma come spesso accade l’opinione pubblica è molto più avanti rispetto alla politica: secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Francese di Droghe e Tossicodipendenze, l’84% dei cittadini francesi considera la vigente legislazione inefficace e vorrebbe che le sue politiche fossero riviste. E così è arrivato un primo passo.

Il Senato francese ha dato l’autorizzazione (quasi all’unanimità) ad avviare un processo di legalizzazione della cannabis medica in modo controllato. Si tratta di una mossa che si ritiene possa riguardare tra le 30.000 ed un milione di pazienti che soffrono di differenti forme di dolore cronico e che possono essere potenzialmente ritenuti iscrivibili in un piano nazionale di cura a base di prodotti connessi con la cannabis. Si comincia con una sperimentazione che, a partire dal 2020 e per i successivi due anni, coinvolgerà 3000 pazienti affetti da gravi problemi di salute con l’intento di apprendere quanto più possibile su questa pianta e i suoi effetti.

Nel dicembre 2018, l’Agence nationale de sécurité du médicament (ANSM) ha identificato le possibili applicazioni per la cannabis: cancro, alcuni tipi di epilessia, sclerosi multipla, cure palliative e del dolore che non rispondono ai trattamenti abituali, ma probabilmente la lista verrà ampliata.

Il fatto che ci siano voluti solo sei mesi per raggiungere la definizione di un programma di legalizzazione della cannabis medicale è un segno positivo che certifica come il Paese è pronto ad accettare la cannabis terapeutica tra le cure possibili.

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