Il caso Olanda, tra coffeeshop e “tollerabilità”

E’ stato un Paese precursore: imitato e preso a modello nel mondo. Ma forse oggi la politica ‘della tollerabilità’ è stata superata e c’è bisogno di una nuova spinta innovativa.

A differenza di quello che si crede infatti, in Olanda, e in generale nei Paesi Bassi, la cannabis rimane illegale anche se tollerata. Questo vuol dire che è consuetudine il non procedere penalmente se possiedi fino a 5 piante per uso medico, detieni al massimo 5 grammi per uso personale (e chiuso nella sua confezione) mentre è totalmente vietata la vendita e l’acquisto se non all’interno dei famosissimi coffeeshop.

Oltre alla ‘tollerabilità’ delle droghe leggere sussiste anche il concetto giuridico di ‘opportunità’, secondo il quale, per cause che riguardino l’interesse della collettività, è possibile desistere dal perseguire un reato. In pratica, quando un comportamento che violi la legge (un reato) non è tale da minare l’ordine pubblico, il Pubblico Ministero può decidere di non perseguirlo. Sono anni che in Olanda si segue questo metodo e i risultati, costantemente monitorati, parlano di un numero di decessi collegati all’uso di droghe che è il più basso in Europa. E anche di un risparmio, in termini di soldi e risorse di personale, che viene investito sulla lotta alle droghe pesanti attraverso corsi e programmi mirati al recupero dei tossicodipendenti.

Per quanto riguarda la cannabis terapeutica, l’Olanda è stata la prima al mondo, nel 2003, ad averne legalizzato su base nazionale l’uso medico. La marijuana viene coltivata con protocolli e standard riconosciuti e gode da parte dell’ONU, di una speciale esenzione dai divieti della Convenzione Unica sugli stupefacenti. Pur essendo un prodotto perfettamente legale, e accessibile semplicemente con una prescrizione medica, non è coperta dall’assicurazione sanitaria ed ha un costo molto elevato. L’Italia importa dall’Olanda ingenti quantitativi di cannabis a scopo medico.

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