Franco Casalone non può essere arrestato come se fosse un narcotrafficante

Attivista e storico antiproibizionista italiano, detto il “guru” per le sue nozioni in materia, è stato il pioniere della cannabis in Europa. Dopo una lunga esperienza in India è divenuto uno tra i più grandi esperti europei di tecniche di coltivazione e lavorazione della pianta, utilizzando le tradizionali modalità di produzione di Charas e oli estratti.
Ha tradotto la Bibbia di Cervantes in italiano e si dice l’abbia anche corretta!

Ha pubblicato libri, presenziato conferenze e diffuso la cultura cannabica con onestà e rispetto, innanzitutto per la pianta stessa.

E’ stato arrestato in una cascina a Lu e Cuccaro, dove i carabinieri del Comando Provinciale di Alessandria hanno rinvenuto “marijuana”, hashish, piantine di canapa alte poco più di 10 cm, piante di oltre un metro di altezza, 0,5kg di infiorescenze; oltre 120 kg di trinciato; 1 kg di polline.

Con lui c’erano un pensionato italiano di 75 anni e un giovane colombiano di 29 anni. Tutte le testate on line che riportano la notizia – peraltro sembra esaltino l’arresto come se avessero scovato un latitante – si trovano concordi sul definirlo il “guru”, riconoscendo la sua grandissima preparazione in materia. Unica.

Ma l’inconciliabilità di fondo tra cannabis e “illecito” persevera e genera queste contraddizioni. Ci si chiede dunque come possa una persona riconosciuta esperta sull’uso medico e fitoterapeutico di una pianta officinale essere paragonata a un criminale, come possa essere trattato
da narcotrafficante un esponente così rispettato, illustre membro di un mondo che in altri Paesi è stato giustamente normato.

Siamo veramente amareggiati per questo ennesimo colpo inaspettato, speriamo che giustizia sia fatta e che presto si possa gioire di nuovi progressi sociali, necessari per la sopravvivenza della libertà del cittadino.

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