L’angolo legale. Quando il sequestro diventa illegittimo

Note a commento della sentenza n. 9574/2020 R.g. Sent. emessa dalla Suprema Corte di Cassazione in data 19 marzo 2019 (dep. 10 marzo 2020)

La sentenza in commento trae origine da una vicenda giudiziaria – patrocinata dal sottoscritto – che ha registrato l’annullamento dell’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Padova con la quale era stato confermato il sequestro probatorio indiscriminato della totalità dei prodotti presenti presso la sede di una società attiva da anni nel settore della vendita di prodotti derivati dalla canapa.

La pronuncia risulta particolarmente significativa in quanto giunge in un contesto nel quale l’intera filiera della Canapa è costretta a subire le contraddittorie scelte di un Legislatore ambiguo – diviso tra politiche repressive ed iniziative legalizzanti – e la Suprema Corte di Cassazione che, nel suo massimo consesso a Sezioni Unite, ha affermato principi di diritto vaghi e di difficile perimetrazione in punto di c.d. “efficacia drogante”.

Il povero imprenditore coinvolto nell’ennesima ingiusta vicenda aveva subito, infatti, il sequestro – successivamente ovviamente convalidato dalla locale Procura della Repubblica – di tutta la merce rinvenuta all’interno del punto vendita.

Alla base del sequestro erano stati posti i risultati di esami speditivi (c.d. di screening), effettuati su alcuni campioni di prodotti, i quali si sono conclusi con presunto esito “positivo”, nonostante tutte le confezioni offerte in vendita fossero ritualmente corredate di apposite certificazioni, tempestivamente consegnate alla Polizia Giudiziaria intervenuta, attestanti il tenore di THC abbondantemente al di sotto dello 0,5% e come tale “inferiore alla soglia necessaria per determinare effetti psicoattivi”.

La doglianza lamentata in sede di motivi di riesame avverso il decreto di convalida del sequestro denunciava l’illegittima l’estensione del sequestro a tutta la merce – anziché ad alcuni campioni della medesima – con conseguente impossibilità per l’imprenditore del settore di esercitare la propria attività sino all’esito delle complesse analisi tossicologiche delegate dall’Autorità Giudiziaria.

Con una eccentrica e perversa inversione dell’ordine dei principi costituzionali, infatti, il Pubblico Ministero prima ed il Tribunale del Riesame poi, avevano sostanzialmente introdotto un divieto assoluto ed insuperabile di vendita di qualsivoglia prodotto derivato dalla canapa, prescindendo dal tenore di THC e soprattutto dalla “concreta efficacia drogante”.

Ad affermare l’insostenibilità di un tale automatismo è intervenuta, opportunamente, la Suprema Corte la quale, in accoglimento del ricorso presentato nell’interesse del malcapitato imprenditore, ha affermato come sia “illegittima, se non accompagnata da specifiche ragioni, l’indiscriminata apprensione della generalità degli oggetti nella disponibilità dell’interessato, ritenuti dagli inquirenti funzionali all’accertamento del reato per cui si procede, allorquando la ricerca della prova di questo possa essere adeguatamente assicurata, egualmente, attraverso l’esame specifico e mirato soltanto di parte di quelle cose”.

Il Supremo Collegio ha confermato, infatti, che il sequestro probatorio “soggiace ai principi di adeguatezza e proporzionalità tra il mezzo impiegato, ovvero lo spossessamento del bene, e l’accertamento del fatto reato, che ne rappresenta il fine endoprocessuale tipico” chiarendo come l’indagine tecnico-scientifica sugli stessi possa essere adeguatamente ed efficacemente compiuta anche attraverso la disamina di un campione sufficientemente rappresentativo.

Nonostante le grandi difficoltà a cui l’intera nazione è chiamata, il principio espresso innanzi potrebbe auspicabilmente consentire una rilettura degli orientamenti più restrittivi con conseguente perimetrazione dell’area del penalmente lecito più ampia, in attesa di poter dare contenuto alla locuzione “concreta efficacia drogante” e, soprattutto, che un illuminato Legislatore autorizzi migliaia di persone a confidare in un futuro del settore.

Nicola Capozzoli è avvocato Cassazionista del Foro di Roma, specializzato in Diritto Penale Societario e Fallimentare, Tributario, Doganale, consulente di società e rivenditori attivi nel settore della Cannabis Legale e del Fumo Elettronico.


Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.