Ora che Biden è stato eletto, cosa succede con la cannabis negli Usa?

Tra i tanti motivi di interesse per l’esito delle elezioni americane, c’era sicuramente anche quello relativo al futuro della legislazione federale sulla cannabis. Non è un mistero, infatti, che una vittoria dei democratici avrebbe significato l’apertura di un’autostrada verso la legalizzazione su tutto il territorio nazionale, mentre una riconferma dei repubblicani avrebbe mantenuto uno status quo abbastanza ingessato.

L’assegnazione della vittoria elettorale per quanto riguarda le presidenziali al democratico Joe Biden – dopo giorni di attesa e di tensioni, a cui sicuramente ne seguiranno altri, visto che il presidente uscente Donald Trump ha già fatto sapere di non voler accettare la sconfitta – potrebbe così rinvigorire le speranze di associazioni, gruppi di interesse, aziende e consumatori che puntano al varo di una legge federale.

Il problema però è che, come di consueto, non si votava solo per il presidente, ma anche per il rinnovo del Congresso.

La Camera ai democratici, il Senato ai repubblicani

In base ai risultati elettorali, il Congresso americano risulterà ancora spaccato in due, con la Camera che resterà nelle mani dei dem e il Senato che sarà ancora controllato dal Gop. Una situazione che limiterà molto il raggio d’azione del presidente Biden e ne condizionerà anche le scelte a livello legislativo.

E’ molto improbabile, dunque, che nel breve periodo si possa pensare ad una legge federale per la legalizzazione dell’uso medico e ricreativo della cannabis. C’è anche da dire che lo stesso Biden non ne ha mai parlato in maniera esplicita, a differenza della sua vice Kamala Harris – schieratissima da questo punto di vista – e del suo competitor alle primarie Bernie Sanders, che durante la campagna aveva detto che la legalizzazione sarebbe stato il suo primo atto da presidente.

Il grande ostacolo? L’uscita di scena di un senatore repubblicano…

Paradossalmente il più grande ostacolo all’approvazione di una legge federale è l’uscita di scena di un influente senatore repubblicano del Colorado, Cory Gardner, sconfitto alle elezioni per il suo seggio dall’ex governatore John Hickenlooper. Gardner era un repubblicano moderato, assolutamente disponibile ad affrontare “laicamente” la questione cannabis.

Al contrario il leader della maggioranza Mitch McConnell è decisamente più freddo da questo punto di vista.

“Pensavo che il Senato cambiasse verso – confessa Michael Correia, l’uomo che cura al Congresso gli interessi della National Cannabis Industry Association – ma ora che questo non è successo dovremo ricalibrare le nostre aspettative”.

L’accesso al credito bancario non è un miraggio

Se per la legalizzazione i tempi si dovrebbero per forza di cose allungare, il discorso è diverso per quello che viene chiamato SAFE Banking Act, il progetto di legge che mira a garantire l’accesso al credito bancario per le aziende che hanno investito nell’industria della cannabis in tutti gli Stati dove il suo utilizzo è stato legalizzato.

“E’ molto probabile – ha spiegato Steve Fox, consigliere strategico della Cannabis Trade Federation – che il SAFE Banking Act diventerà legge, anche in questa condizione di Anatra Zoppa (il termine che negli Stati Uniti si utilizza per indicare la condizione di un presidente che non ha la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, ndr). Da questo punto di vista c’è un forte sostegno bipartisan e il tutto può essere accelerato se la proposta di legge verrà inserita nel pacchetto di misure anti-crisi che stanno per essere varate in relazione all’emergenza Covid”.

L’accesso al credito bancario è uno dei punti chiave che l’industria della cannabis – che negli Usa genera Pil, miliardi di euro di entrate fiscali e centinaia di migliaia di posti di lavoro – richiede da anni.

Legalizzazione? Forse non subito, ma la strada è tracciata

Legalizzazione cannabis negli Usa, a che punto siamo

Tornando invece alla legalizzazione a livello federale, come detto, i tempi non sembrano ancora essere del tutto maturi. Ma questo riguarda solo il palazzo. Di fatto negli Usa l’opinione pubblica non ha più alcun dubbio e negli ultimi anni sembra aver abbattuto tutti gli steccati culturali ancora esistenti.

Tutte le rilevazioni – l’ultima Gallup di qualche mese fa – certificano che la stragrande maggioranza dei cittadini americani è favorevole alla legalizzazione (con percentuali che superano il 60%). E in effetti, ogni volta che gli elettori sono chiamati ad esprimersi, i risultati sono chiari.

Anche in questa tornata elettorale, per esempio, i cittadini di Arizona, Montana, New Jersey e South Dakota, hanno detto sì alla legalizzazione dell’uso ricreativo adulto di cannabis, quelli del
Mississippi all’uso medico. Al momento salgono dunque a 15 gli Stati in cui è legale l’uso ricreativo, ben 38 quelli in cui è consentito l’uso terapeutico.

Il fatto che si tratti di Stati sia a maggioranza repubblicana, sia a maggioranza democratica, dimostra quanto il tema raccolga ormai consensi trasversali. E lascia intendere come la strada verso la legalizzazione sia ormai tracciata ed irreversibile.

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