“The Hemp Club”, il social club di Milano esempio di attivismo antiproibizionista

Ottobre 2020 ha aperto a Milano il primo social club Cannabiservice

T.H.C. è un’associazione che sotto la sua ala riunisce lo spirito antiproibizionista e liberale di Radicali Italiani Milano e Meglio Legale, l’autonomismo di UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) e la storia della disobbedienza dei pazienti storici di cannabis terapeutica.

Nei giorni dell’inaugurazione un fiume di persone si è riversato nel THC Social Club, avventori incuriositi ed entusiasti di poter avere un luogo di riscatto e ritrovo a Milano hanno ritirato le prime tessere. Sottolineo Milano in quanto è una giovane smart city che si presta spesso alle passerelle internazionali, la New York nostrana.

La definizione di “Social Club” dipende dal sito dove sorge e dallo Stato a cui appartiene, tuttavia l’immaginario comune potremmo rappresentarlo così: per somiglianza il modello spagnolo, per contiguità il dispensario californiano, per causalità la paura sia una semplice associazione con un nome figo!

Sono passate già alcune settimane dall’apertura del Social Club di Milano, possiamo tirare le somme con Raffaello D’Ambrosio, presidente di THC, per togliere ogni curiosità al lettore. Perché di curiosità ce n’è tanta e deve essere sfruttata come risorsa per far nascere altre realtà simili.

Sei un esempio di attivista antiproibizionista in modo quasi inguaribile, come ti senti nei panni del Presidente del The Hemp Club di Milano?
È un ruolo di responsabilità. Anche se il periodo non è dei migliori, è una lotta che va affrontata per tutti, prima si raggiungono gli obiettivi dei diritti meglio è per tutti, non solo per i malati ma anche per i consumatori

È il primo Social Club a Milano ma non nel mondo e neanche in italia, a quali modelli vi siete ispirati?
Sì, assolutamente, non siamo i primi in Italia, anzi ci ispiriamo a chi prima di noi ha dato l’esempio, come il Canapa Caffè, il Cannabis Cura Sicilia, La Piantiamo, il Cannabis Social Club di Bolzano e tanti altri che ci hanno aperto gli occhi e la strada. Ad oggi cerchiamo di sfruttare al massimo le potenzialità del nuovo decreto della ministra Grillo cercando di ampliare il discorso terapeutico.

Parliamo del the Hemp Club, qual è la tua giornata tipo?
La giornata ora non è molto impegnativa. Ogni giorno ci incontriamo alle 10 con il segretario per un piccolo check, siamo entrambi tutti i giorni al Club. Ci sono mansioni da sbrigare come allestimenti, approvvigionamenti e l’attività che proseguiamo a pieno regime, ossia il sistema di prescrizione e ritiro farmaco.

Quali erano le aspettative dell’inaugurazione e quale è stata la realtà dei fatti?
Le aspettative non erano molte, anzi abbiamo aperto senza essere pronti al 100% ma approfittando della pausa dal lockdown. Abbiamo sfruttato il lasso temporale per farci pubblicità e abbiamo avuto un’ottima risonanza mediatica che ci ha portato ad aver tesserato più di 120 soci.

Dato che i pregiudizi esistono, quale è il target di associato medio?
L’associato medio è un uomo tra i 22 e i 28 anni, che vuole iniziare ad utilizzare i cannabinoidi nella legalità, quindi ci sono persone di età maggiore o minore ma un buon 90% è già consumatore ed estimatore. Ci sono medici, farmacisti e pazienti, tra cui il 15% con patologie fortemente invalidanti.

Quello che si chiedono tutti è: come gestirete la coltivazione indoor in sede?
La coltivazione sarà gestita sul modello spagnolo, l’obiettivo è quello di raggiungere l’adesione minima da parte di 100 soci con prescrizione medica, in modo da inviare una comunicazione alla prefettura o alla questura, per richiedere il consenso o silenzio assenso per la produzione di due piante ciascuno. La stima è quindi di 150gr ogni 3 mesi da cedere all’associato per un contributo irrisorio di 4€/gr circa, circa 40/50gr mese. Una volta inviata la comunicazione, iter valutato con il nostro legale, attenderemo la risposta e nel caso fosse contraria organizzeremo una manifestazione con autodenuncia collettiva. L’esperienza ci ha insegnato che il caso mediatico alla politica non è indifferente, basti pensare a Rita Bernardini, a Marco Pannella e realtà simili dove non si è proceduto, invece tra i singoli troviamo situazioni spiacevoli come quella di Walter De Benedetto e il suo amico che lo aiutava ad innaffiare trattati come criminali.

Siete il centro nevralgico di una rete di associazioni, oltre ad essere voi stessi un’associazione
Abbiamo la fortuna di avere alle spalle Radicali Milanesi, ass. Enzo Tortora, con i quali collaboro da anni che ci hanno voluto sostenere anche in modo fisico trasferendo la loro sede nella nostra struttura. L’altro supporto molto grande viene dal Cannabiservice, siamo a quasi un anno da quando abbiamo potuto vedere realizzabile il nostro sogno grazie al sistema CS e suggeriamo di aprire un infopoint a tutti coloro che vogliono fare dell’uso della cannabis una battaglia dei diritti. A mio avviso il processo è stato innescato e difficilmente si può bloccare. È molto simile al modello californiano dove la cannabis si può prescrivere per patologie anche dette sociali come ansia e insonnia.

Cosa consigli a chi vuole avviare un social club?
La prima cosa è l’adesione al Cannabiservice per la gestione di tutto il percorso terapeutico, la seconda è quella di ricercare altre associazioni attive sul territorio per fare massa comune. Inoltre, è bene avere un gruppo affiatato di persone attive perché il lavoro è tanto. Noi siamo disponibili per dare supporto a tutti coloro che vogliono avviare un Social Club, possono contattarci tramite i social, tesserarsi e richiedere la nostra assistenza. La parte più delicata è sicuramente l’assistenza legale, che noi abbiamo con l’avv. Molinari.

L’opportunità di essere attivi antiproibizionisti in Italia è quindi concreta, su vari livelli, da privato cittadino che espleta il suo libero arbitrio prediligendo la cannabis come cura naturale, all’informatore che apre un infopoint, sino alla scelta radicale di imitare i ragazzi del The Hemp Club e chi prima di loro ha avuto il coraggio di disobbedire.

Come diciamo al Cannabiservice “La mia cura è naturale, non può essere illegale!”

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