L’inquinamento dell’aria aumenta il rischio di sviluppare Alzheimer e demenza

La Malattia di Alzheimer (Alzheimer Disease – AD) è una patologia degenerativa e rappresenta la forma più comune di demenza progressiva, con una percentuale di incidenza del 50-60% dei casi di demenza. Provoca un lento declino delle capacità di memoria, di pensiero e del ragionamento. In Italia si è raggiunta la quota di circa 600-800mila persone con Alzheimer, con un’incidenza di 80mila nuovi casi ogni anno.

Attualmente non è stata individuata in modo chiaro e preciso la causa scatenante della Malattia di Alzheimer. Quello che si osserva a livello anatomo-patologico è un’atrofia cerebrale, cioè una riduzione della massa cerebrale, che è simmetrica e colpisce prevalentemente alcune aree cerebrali specifiche. A livello microscopico si rivela la presenza nelle strutture cerebrali di gomitoli neurofibrillari, ovvero accumuli della glicoproteina amiloide che è alterata nella sua conformazione.

All’University of California San Francisco un team coordinato da un ricercatore italiano, Leonardo Iaccarino, ha scoperto un collegamento tra l’inquinamento dell’aria e l’Alzheimer. Vivere in una città con un’alta concentrazione di polveri sottili aumenta il rischio. Il suo recente studio, pubblicato su JAMA Neurology, dal titolo“Association Between Ambient Air Pollution and Amyloid Positron Emission Tomography Positivity in Older Adults With Cognitive Impairment” sottolinea che a livelli più elevati di inquinamento dell’aria in soggetti con declino cognitivo corrisponde un aumentato rischio di deposizione di β-Amiloide (Aβ).

Il lavoro ha preso in considerazione i dati dello studio IDEAS (Imaging Dementia – Evidence for Amyloid Scanning) relativi un campione molto ampio, 18.178 pazienti con disturbi cognitivi di varia gravità e di causa non accertata: tutti anziani che abitano in varie zone degli Stati Uniti. I dati sono stati incrociati con quelli, molto precisi e analitici, forniti dall’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente, sulla distribuzione delle polveri sottili. Il risultato è chiaro. Vivere in aree con maggiore concentrazione di Pm 2,5, le polveri sottili con un diametro inferiore a 2,5 millesimi di millimetro, è associato a una maggiore probabilità, circa il 10% in più, di sviluppare una delle patologie che definiscono il morbo di Alzheimer. Secondo l’ipotesi più accreditata, l’esposizione ad aria inquinata può causare una neuroinfiammazione cronica che facilita processi neurodegenerativi.

Secondo il rapporto Mal’aria di Legambiente, confrontando i dati 2014- 2018 sulle 97 maggiori città italiane relativi alle polveri sottili e al biossido di azoto con le indicazioni dell’Oms, si scopre che solo il 15% dei centri urbani ha un livello di inquinamento dell’aria accettabile, tutte le altre sono a rischio.

Secondo Iaccarino i dati raccolti sono attendibili visto il grande numero di persone analizzate e, dovrebbero essere usati dai Governi o da chi si occupa di stabilire i livelli di emissioni per cercare di diminuire il rischio di contrarre la malattia che ricordiamo è altamente invalidante e al momento non ha nessuna cura.

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