Pesticidi, metalli pesanti e altro: cosa si trova nelle infiorescenze di cannabis coltivate in Italia?

L’Italia è stata spesso oggetto di studi all’estero attratti dal fenomeno della Cannabis Light, ossia una legalizzazione involontaria che ha inciso sulla riduzione dei consumi di stupefacenti e ansiolitici. Inoltre, vi è stato un incremento dei posti di lavoro, delle professionalità annesse, delle conoscenze in merito e delle associazioni, che tentano di rappresentare e regolamentare un settore tanto nuovo quanto lasciato allo sbando dallo Stato. Senza tener conto che l’assenza di normative ha come conseguenza l’assenza di tutele per il consumatore che ne fa, legalmente, un uso improprio.

Il Dipartimento Ambiente e Salute, Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco, Istituto Pasteur – Fondazione Cenci Bolognetti, “Sapienza” Università di Roma e Dipartimento di Biologia Ambientale, “Sapienza” Università di Roma, hanno recentemente pubblicato una ricerca sviluppata da G. Amendola, B. Bocca, V. Picardo, P. Pelosi, B. Battistini, F. Ruggieri, D. Attard Barbini, D. De Vita, V.N. Madia, A. Messore, R. Di Santo, R. Costi dal titolo Aspetti tossicologici dei livelli di cannabinoidi, pesticidi e metalli rilevati nelle infiorescenze di cannabis coltivate in Italia” – Date pubblicazione: ricevuto il 3 giugno 2021, aggiornato il 21 luglio 2021, accettato il 29 luglio 2021, disponibile online il 31 luglio 2021-.

Dal 2016 ad oggi l’evoluzione del settore e l’incremento delle vendite di cannabis light e derivati è stato rilevato esponenziale, dal picco del 300% durante il lockdown del 2020 i valori sono costantemente cresciuti e non accennano a diminuire.

Secondo il team scientifico dello studio in analisi, questo è avvenuto poiché “la cannabis light (…) è stata incoraggiata per il suo potenziale industriale e terapeutico e ciò ha aumentato il consumo di canapa sia per inalazione che per assunzione orale”. Purtroppo però “le infiorescenze di cannabis non sono soggette ai regolamenti e agli standard dell’UE previsti per i prodotti alimentari e del tabacco” e questo determina un’assenza di controllo su sostanze che compromettono i benefici traibili dal fitocomplesso della pianta.

Svolgimento dello studio

“Lo studio è stato condotto su trentuno campioni di infiorescenze, raccolti in diverse regioni italiane, al fine di determinare cannabinoidi , pesticidi e metalli e per valutare l’esposizione dei consumatori ai contaminanti e garantire un consumo sicuro.”

La legge 242/16 ha avviato un mercato (limite thc 0,2%) senza definire le specifiche per la categoria commerciale per cui nel momento della vendita spesso diventa “prodotto da collezione” che ricade nel dpr 309/90 (limite thc 0,5%). Il campionario analizzato dallo studio “i contenuti di THC erano sempre inferiori allo 0,5%, mentre il CBD variava tra lo 0,3 e l’8,64%.”

I terreni italiani sono ambiti come ricchi di nutrienti e un clima particolarmente favorevole, questo ha permesso alla penisola di fare la differenza nella storia del tessile e nell’attuale mercato della cannabis light. La fama delle produzioni italiane e le proprietà fitorimedianti della canapa sono però minate dalla presenza di elevati livelli di inquinanti, metalli pesanti e pesticidi che passano inevitabilmente dall’apparato radicale alle appendici, foglie e infiorescenze.

I risultati

“La determinazione di 154 pesticidi ha mostrato che l’87% dei campioni conteneva fungicidi e insetticidi nell’intervallo 0,01-185 μg/g. I più trovati sono spinosad e cyprodinil.”
“La concentrazione di metalli variava da 1 a più di 100 μg/g e As, Cd, Co, Cr, Hg, Cu, Mo, Ni e V hanno superato i limiti regolamentari statunitensi per i prodotti di cannabis inalati, mentre il Pb li ha superati sia per via orale che per prodotti inalati. Questi contaminanti sono intrinsecamente tossici e possono avere effetti sulla salute pubblica.”

In conclusione, lo studio ha evidenziato l’aspetto che spesso preoccupa produttori etici e associazioni di categoria nel tentativo di disciplinare il settore, ossia la necessità di “stabilire misure normative e ridurre gli effetti negativi causati dai contaminanti nella Cannabis.”

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