Il caso Juicy Fields e la posizione di BeLeaf Magazine

Come forse molti di voi sapranno, il caso che sta tenendo banco negli ultimi giorni nel settore della cannabis a livello internazionale è sicuramente quello che riguarda l’azienda Juicy Fields, improvvisamente collassata lasciando migliaia di investitori a secco. Parliamo di una compagnia che – detto in maniera molto semplificata – aveva messo in piedi un progetto basato su ciò che era stato ribattezzato come crowdgrowing.

Il procedimento era molto semplice: ci si registrava sul sito, si acquistava il processo di piantumazione, coltivazione e raccolto della piante di cannabis, la piattaforma, una volta pronte, provvedeva a metterle sul mercato (a questo punto ci chiediamo, quale mercato?) e l’investitore poteva godere di un ritorno economico con tassi da fare invidia a qualsiasi altra operazione finanziaria, pari al 40, 50 per cento. Tutto online, tutto da casa.

L’azienda si era catapultata nel settore con veemenza. Investimenti milionari, main sponsor nelle principali fiere di settore in Italia e all’estero, un sito web attraente e ben funzionante, gruppi su Telegram animati minuto per minuto, una newsletter che decantava le mosse dell’azienda nell’ottica degli standard di qualità e delle partnership internazionali.

Ovviamente una realtà di questo genere non poteva non investire una parte cospicua del suo budget in pubblicità. E, soprattutto in Italia, se vuoi fare pubblicità in questo settore ti rivolgi prevalentemente alle realtà informative di settore, tra cui, come noto, ci siamo noi di BeLeaf Magazine. Le cose vanno come con ogni altro sponsor. Troviamo un accordo con l’azienda, così come le decine di altre aziende che pubblicizzano le loro attività sulla nostra rivista e sui nostri canali online, e partiamo con la collaborazione.

Juicy Fileds acquista (o sarebbe meglio dire, prenota, visto l’epilogo) la seconda di copertina per tutto il 2022, più due articoli redazionali da pubblicare sul nostro sito. Le due pagine vengono regolarmente pubblicate sui numeri di gennaio ed aprile e l’articolo che spiega il funzionamento della piattaforma viene pubblicato sul nostro sito nel mese di febbraio (articolo che abbiamo già provveduto a togliere dalla nostra pagina).

Nulla lasciava presagire che di lì a poco il progetto Juicy Fields – benché non privo di interrogativi – sarebbe collassato. E invece è successo. Da un giorno all’altro la piattaforma è stata chiusa lasciando a secco migliaia di investitori, come dicevamo all’inizio dell’articolo. Investitori che, ovviamente, hanno tutto il diritto di sentirsi pesantemente truffati e di ricorrere ad ogni mezzo legalmente possibile per ottenere giustizia.

Qualcuno in questi giorni ci ha scritto, rinfacciandoci di aver contribuito a pubblicizzare le attività di Juicy Fields. Ovviamente ci dispiace molto se qualcuno, leggendo BeLeaf, si sia sentito invogliato a tentare questa operazione, ma in realtà ci mettiamo anche noi nel gruppo dei “truffati”. Come chiunque altro sia entrato in contatto con questa realtà, anche noi abbiamo verificato l’attendibilità e l’affidabilità della società e nulla ci ha fatto pensare ad una situazione così a rischio.

Come con ogni sponsor, abbiamo lasciato, in coscienza, libertà di comunicare ciò che l’azienda produce. Come per ogni utente che ora giustamente lamenta la fregatura ricevuta, anche noi lamentiamo il mancato accordo, la perdita economica derivante da esso e il rammarico per aver dato fiducia ad una realtà che evidentemente non la meritava. Siamo al fianco di tutti coloro che si batteranno nelle prossime settimane per avere giustizia e per fare sì che i responsabili rispondano di quella che sta assumendo sempre più i contorni della truffa.


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