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Alla luce del sole ed ecosostenibile: la sfida di Sticky-Lab

Quante volte avete sentito parlare dei grower? Una professione non riconosciuta in Italia ma non per questo priva di professionalità. In tanti, in questi ultimi anni, si sono avventurati nel mondo della coltivazione della cannabis, un lavoro che può dare davvero tante opportunità e soddisfazioni. Fra i brand più affermati c’è sicuramente Sticky-lab.

Valerio UncleBud Salustri ne è a capo insieme a due soci: dopo aver maturato anni di esperienza all’estero, un’associazione e un growshop in Italia, ha aperto un’azienda di infiorescenze CBD. Raggiunto al telefono ci ha raccontato la sua esperienza: “Molti di noi nascono professionalmente nell’underground, tra scantinati e sottotetti, ma non ci è mai mancata la speranza di avere presto le possibilità di lavorare alla luce del sole senza pressioni giuridiche”.

Che cosa significa coltivare alla luce del sole? Sicuramente sperimentare ed innovare con nuove tecniche produttive ecosostenibili: “Credo che ogni produttore di Cannabis debba sempre mantenere bene in mente la destinazione finale di quel fiore che sta coltivando, valutando il reale utilizzo che ne verrà fatto, impegnandosi a fare un prodotto pulito, senza agenti inquinanti, metalli pesanti, pesticidi, muffe o alterazioni dannose per la salute. Un buon coltivo deve essere impostato nell’esaltazione delle doti qualitative e benefiche di questa versatile pianta: credo sia la vera base della professionalità! In fondo noi siamo contadini 2.0 che amano profondamente il proprio lavoro!”

Le prime piante di cannabis di Sticky sono state selezionate nel 2016, appena emanata la legge 242, mentre il lancio del brand è avvenuto al Canapa Mundi 2019. “Abbiamo fatto della competenza il cardine principale della nostra Azienda” ci dice Valerio che con i suoi soci hanno atteso tre anni prima di lanciare ufficialmente il brand.

“Grazie ai miei giovani soci italo canadesi e alla loro famiglia oltreoceano” racconta Valerio, “siamo riusciti ad intercettare varietà a basso contenuto di THC ma dal potenziale molto alto, sia per vigore che per profilo terpenico. Coltiviamo personalmente tutte le nostre genetiche, senza commercializzare prodotti altrui, in modo da avere l’intero controllo su tutte le fasi di produzione e garantirne la totale integrità qualitativa e soprattutto etica”.

Un prodotto di qualità che non mette in secondo piano niente, neanche il substrato, anch’esso composto totalmente dall’azienda: come? Rigorosamente in maniera organica!  “Ammendiamo noi stessi il terreno con tutti i nutrienti di cui la pianta avrà bisogno nel corso dell’intero ciclo produttivo. Grazie all’ausilio di funghi e composti organici – spiega Valerio – coltiviamo altre piante aromatiche “antagoniste”, in modo da sviluppare nel sottosuolo la naturale sinergia radicale e nel sopra suolo una sorprendente competizione terpenica: fiori super profumati senza l’Impiego di sostanze artificiali aggiunte”.

Questo modo di lavorare green e bio riesce a combattere e prevenire eventuali patogeni con l’utilizzo di insetti e batteri antagonisti. Neanche a dirlo sono banditi qualsiasi tipo di pesticida, sia nell’ambiente interno che in quello esterno.

Sticky-lab è una realtà giovane ma i suoi operatori hanno già vissuto il proibizionismo della Fini-Giovanardi e si preparano ad affrontare la fase nera del nuovo governo Meloni- Salvini: “Siamo in un periodo storico dove assistiamo ad una vera e propria “rivoluzione verde” che sta invadendo il mondo da est a ovest e, per quanto una buona fetta del nostro governo ne possa essere contrario, non potranno fermare questo cambiamento collettivo. Da inguaribile ottimista quale sono, mi aspetto in futuro la regolamentazione totale di questa pianta in tutte le sue forme. Sono consapevole che il cambiamento non avverrà certamente con il governo attuale ma noi testardi attori di questo ventennale palcoscenico, siamo abituati da sempre a lottare, a fare informazione e a confidare, ancora, nel prossimo governo”.

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