Alla fine quello che tutti temevamo è successo. La seduta fiume notturna nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, riunite per chiudere l’esame del ddl sicurezza, ha calato con il favore delle tenebre la mannaia oscurantista sul settore della canapa, rendendo di fatto illegale la coltivazione di cannabis a basso (o nullo) contenuto di THC. Quella che, con un termine abusato (e sbagliato) l’opinione pubblica ha imparato a conoscere con l’appellativo di cannabis light.
Altri emendamenti lunari presenti nel ddl sicurezza sono stati eliminati, dal reato di integralismo islamico all’obbligo di predicare in italiano nelle moschee. Quello che annichilisce un settore che in Italia fa lavorare decine di migliaia di persone, producendo un fatturato di oltre 500 milioni all’anno, invece, è stato confermato. La “cannabis light” è una droga e pertanto va combattuta e resa illegale. Questa la tesi di un governo che vuole a qualunque costo mettersi al petto la medaglietta della lotta senza quartiere alle droghe, senza neppure sapere di cosa parla.
Una anacronistica, ideologica e propagandistica esaltazione del modello della war on drugs che ha fallito ovunque è stato messo in campo. Una war on drugs all’amatriciana, aggravata dal fatto che mette al muro una sostanza, il cbd, che neanche l’Onu e l’Organizzazione mondiale della sanità annoverano tra le sostanze da depenalizzare, semplicemente perché “sostanza” non è.
E, invece, proprio mentre tutte le organizzazioni internazionali chiedono la riclassificazione della cannabis ad alto contenuto di Thc, mentre la Germania legalizza la vendita e il consumo di marijuana, mentre negli Stati Uniti è in corso, Stato dopo Stato, un processo di liberalizzazione inesorabile, la destra al governo in Italia pianta una scure su un settore che nulla ha a che fare con le “droghe” che tanto spaventano i vari Salvini e Gasparri.
Così mentre all’estero si contano i soldi delle entrate fiscali derivanti dalla legalizzazione, si creano posti di lavoro, si combatte il mercato nero in mano alla criminalità organizzata, si mettono in circolo sostanze sicure e controllate, in Italia si prende la strada opposta: si blocca la crescita economica, si cancellano posti di lavoro e si regala una bella boccata d’ossigeno alle organizzazioni criminali.
Il tutto lo si fa in piena notte, senza confrontarsi con addetti ai lavori e associazioni di categoria, creando solo problemi e imponendo battaglie legali che vedranno susseguirsi ricorsi in sede giuridica pur di vedersi riconosciuti diritti previsti dalle normative comunitarie. Per altro in un periodo in cui la produzione è in pieno campo, con il rischio per gli agricoltori di non poter vendere il frutto del proprio lavoro, legale, tracciato e controllato dalle stesse forze dell’ordine. Gran bel lavoro, complimenti.
I complimenti vanno fatti anche alle opposizioni, che non hanno mosso un dito né oggi, né ieri, quando avrebbero avuto la possibilità di regolamentare il settore e non l’hanno fatto. L’argomento cannabis è uscito da ogni dibattito pubblico. La responsabilità è anche vostra.






