Ultimi articoli

HomeMedicalCannabis in Portogallo: tra depenalizzazione, uso medico e opportunità economiche

Cannabis in Portogallo: tra depenalizzazione, uso medico e opportunità economiche

Negli ultimi anni, il Portogallo è diventato un riferimento internazionale nel dibattito sulla gestione delle droghe leggere, grazie a un approccio che coniuga pragmatismo, salute pubblica e diritti individuali. La legislazione portoghese sulla cannabis ha compiuto passi importanti, a partire dalla storica depenalizzazione del 2001 fino alla legalizzazione dell’uso medico e al crescente sviluppo del settore industriale. Tuttavia, non mancano contraddizioni, limiti normativi e margini di miglioramento. Facciamo il punto sull’attuale situazione legislativa e sulle prospettive che questo settore promette.

La depenalizzazione: un modello unico, ma non una legalizzazione

Dal 2001 il Portogallo ha scelto di depenalizzare l’uso personale di tutte le droghe, cannabis compresa. Questo significa che il possesso di una quantità inferiore a 25 grammi di infiorescenze (o 5 grammi di hashish) non è considerato un reato penale, ma un’infrazione amministrativa. Chi viene trovato con tali quantità non rischia la prigione, ma può essere convocato da una “commissione per la dissuasione della tossicodipendenza”, che può proporre sanzioni lievi, come multe o obblighi di trattamento, ma spesso opta per nessuna misura.

È bene però chiarire che depenalizzazione non equivale a legalizzazione: la vendita, la coltivazione e il traffico di cannabis restano illegali. Detto ciò, negli ultimi anni sono state introdotte modifiche importanti che rendono più sfumato il confine tra uso personale e intento di spaccio: oggi non basta superare il limite quantitativo per essere considerati automaticamente spacciatori — l’autorità deve dimostrarne l’intenzione.

Cannabis medica: una legge promettente, un accesso ancora difficile

Nel 2018 il Parlamento portoghese ha approvato la legge che legalizza l’uso della cannabis a fini terapeutici. Il quadro normativo è stato poi perfezionato nel 2019 con un decreto che stabilisce le condizioni per la prescrizione, la produzione e la distribuzione dei prodotti a base di cannabis. Il tutto è supervisionato dall’INFARMED, l’Agenzia nazionale del farmaco.

La legge prevede che la cannabis possa essere prescritta solo da medici specialisti, e soltanto nei casi in cui i trattamenti convenzionali si siano dimostrati inefficaci. I prodotti disponibili comprendono fiori essiccati, oli, estratti e capsule, ma possono essere acquistati esclusivamente in farmacia, dietro ricetta medica.

Tuttavia, nonostante il quadro normativo sia avanzato, l’accesso reale alla cannabis terapeutica resta limitato. I pazienti devono affrontare costi elevati (non coperti dal sistema sanitario nazionale), una burocrazia lenta e una disponibilità ancora ridotta di prodotti e specialisti. In altre parole, esiste un diritto sulla carta che non sempre si traduce in un accesso concreto.

CBD: una zona grigia tra legittimità e restrizioni

Il cannabidiolo (CBD), come in molti altri Paesi europei, si muove in un’area normativa complessa. In Portogallo, il CBD è legale solo se estratto da varietà di canapa certificate e con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%. Ma non è finita qui: i prodotti al CBD — oli, integratori, cosmetici — non possono essere liberamente commercializzati a fini alimentari o estetici senza un’autorizzazione specifica, in quanto rientrano nella categoria dei “novel food” secondo la normativa europea.

Questo significa che, nella pratica, il CBD può essere venduto solo come medicinale e solo in farmacia, dietro prescrizione medica. Negli ultimi mesi, INFARMED ha anche intensificato i controlli, arrivando a ritirare alcuni cosmetici al CBD non conformi alla regolamentazione vigente. La conseguenza è che il settore del CBD, pur avendo un potenziale enorme, è fortemente limitato da una legislazione ancora restrittiva e da una mancanza di chiarezza per i produttori.

La canapa industriale e la dimensione agricola

Il Portogallo si sta affermando come uno dei poli europei per la coltivazione di canapa industriale, soprattutto nelle regioni dell’Alentejo e del Centro. Le condizioni climatiche favorevoli e i terreni agricoli disponibili rendono il Paese un territorio ideale per la produzione di cannabis a basso contenuto di THC destinata all’industria.

La normativa consente la coltivazione all’aperto di canapa, ma solo su appezzamenti superiori ai 5 ettari e con severi criteri di densità e tracciabilità. I coltivatori devono ottenere una doppia autorizzazione dal Ministero dell’Agricoltura e dall’INFARMED, e non possono vendere o trasformare liberamente le infiorescenze, che devono essere distrutte se non destinate a usi autorizzati.

Prospettive economiche e spinte verso la legalizzazione

L’industria della cannabis in Portogallo ha già mostrato segnali di crescita: si contano centinaia di aziende coinvolte nella coltivazione, trasformazione e distribuzione, con numerosi investitori esteri interessati al mercato terapeutico e industriale. Secondo le stime più recenti, il settore agricolo legato alla canapa e al CBD ha generato un giro d’affari di oltre 20 milioni di euro nel 2024, con un potenziale ancora largamente inespresso.

Ma il vero salto potrebbe arrivare con una regolamentazione completa dell’uso ricreativo. Alcuni partiti politici, tra cui Iniciativa Liberal, Bloco de Esquerda e LIVRE, hanno presentato proposte per legalizzare la cannabis per adulti, regolamentandone produzione, vendita e consumo in modo simile a quanto fatto in Canada o in Germania. Si stima che una legalizzazione ben strutturata potrebbe portare nelle casse dello Stato oltre 150 milioni di euro l’anno in entrate fiscali, oltre a creare migliaia di posti di lavoro e ridurre il peso del mercato nero.

Il dibattito pubblico si è intensificato: recenti sondaggi indicano che circa il 60% dei portoghesi sarebbe favorevole a una legalizzazione dell’uso ricreativo regolamentato. A maggio 2025, migliaia di persone hanno manifestato a Lisbona per chiedere il diritto all’autocoltivazione e l’accesso garantito alla cannabis medica, in nome della libertà terapeutica e della giustizia sociale.


Conclusione

Il Portogallo si trova a un bivio. Dopo aver ispirato il mondo con la sua storica depenalizzazione, il Paese ha ora l’occasione di diventare anche un modello nella regolamentazione della cannabis a uso terapeutico, industriale e potenzialmente ricreativo. Le basi ci sono: un sistema legale relativamente aperto, una crescente consapevolezza sociale e un mercato in fermento. Ma per trasformare il potenziale in realtà, serve una visione più coraggiosa e una volontà politica capace di superare lentezze burocratiche e tabù culturali.

La cannabis, in Portogallo, non è più solo una questione di diritto penale: è un’opportunità sociale, economica e sanitaria che il Paese non può permettersi di trascurare.

——

SOSTIENI BELEAF MAGAZINE!

La nostra rivista può continuare a vivere anche grazie a te e alla tua generosità. Non giriamoci intorno, per il nostro settore è il periodo peggiore, con un governo oscurantista che vuole riportare indietro le lancette dell’orologio. Una piccola donazione da parte tua può consentirci di continuare a fare libera informazione, di tenere aggiornati sito e newsletter e di non arrenderci davanti alle sfide sempre più impari dell’informazione mainstream.

Un tuo aiuto, anche piccolo, può fare la differenza.

DONA ORA!

spot_img