Il procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato USA Ken Paxton avrebbe ricevuto dal 2014 almeno 509mila dollari da PAC ed esponenti dell’industria degli alcolici. Nello stesso periodo il suo ufficio ha contrastato le politiche locali di depenalizzazione della cannabis e difeso le restrizioni sui prodotti derivati dalla canapa. Gli avversari democratici parlano di un conflitto di interessi, ma al momento non ci sono prove che colleghino direttamente le donazioni alle decisioni politiche.
Più di mezzo milione di dollari provenienti da organizzazioni ed esponenti legati all’industria dell’alcol. È quanto avrebbe ricevuto dal 2014 Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato degli Stati Uniti, secondo un’analisi dei registri sul finanziamento politico realizzata da Marijuana Moment.
La cifra individuata dalla testata americana ammonta ad almeno 509.806 dollari e comprende contributi provenienti sia da Political Action Committee (PAC) del settore sia da dirigenti di aziende attive nella distribuzione di birra, vino e superalcolici. L’analisi, precisa Marijuana Moment, non pretende di essere esaustiva e la somma effettivamente riconducibile a interessi dell’industria potrebbe quindi essere superiore.
La questione assume particolare rilievo per il settore della cannabis perché, parallelamente alla raccolta di questi finanziamenti, Paxton ha assunto negli anni una posizione di forte contrasto verso diversi tentativi di riformare le politiche texane sulla marijuana e sui cannabinoidi derivati dalla canapa.
I finanziamenti dell’industria dell’alcol
Tra i maggiori contributori individuati nell’analisi figurano alcune delle principali organizzazioni della distribuzione di bevande alcoliche del Texas.
Dal 2014 il Beer Alliance of Texas PAC avrebbe versato almeno 98.500 dollari alle campagne statali di Paxton, mentre il Wholesale Beer Distributors of Texas PAC avrebbe contribuito per almeno 52.500 dollari. Altri 17mila dollari sarebbero arrivati dalla Texas Beverage Alliance della Texas Package Stores Association e almeno 10mila dal PAC della National Beer Wholesalers Association. Nel giugno 2026, inoltre, il Wine & Spirits Wholesalers of America PAC ha versato 5mila dollari alla campagna di Paxton per il Senato federale.
Significativi anche i contributi individuali. Secondo i dati raccolti dalla testata, Barry Andrews, legato alla Andrews Distributing Company, avrebbe donato complessivamente almeno 129.500 dollari alle campagne di Paxton dal 2014, mentre John Nau di Silver Eagle Distributors avrebbe contribuito per almeno 76.568 dollari.
Si tratta di cifre da contestualizzare all’interno di una campagna elettorale molto costosa. Secondo il Texas Tribune, nel ciclo elettorale 2025-2026 la campagna di Paxton per il Senato aveva raccolto complessivamente 16,8 milioni di dollari alla fine di giugno, considerando anche i comitati congiunti di raccolta fondi.
Paxton e la linea dura sulla cannabis
Sul fronte delle politiche sulla cannabis, il curriculum istituzionale di Paxton è ben documentato.
Nel gennaio 2024 il procuratore generale ha avviato azioni legali contro Austin, San Marcos, Killeen, Elgin e Denton, contestando le politiche municipali che limitavano l’applicazione delle leggi statali sulla marijuana. Secondo il suo ufficio, i Comuni non hanno il potere di scegliere quali leggi statali applicare.
Nel novembre dello stesso anno Paxton ha fatto causa anche alla città di Dallas, dopo l’approvazione da parte degli elettori della Proposition R, una misura che limitava arresti e citazioni per possesso di marijuana e impediva alla polizia di utilizzare il solo odore della sostanza come motivo per determinate perquisizioni. Anche in quel caso il procuratore generale ha sostenuto che una municipalità non possa derogare alla normativa statale sulle droghe.
La posizione risale peraltro a prima di queste cause. Nel 2019 Paxton, insieme al governatore Greg Abbott e ad altri leader statali, firmò una lettera indirizzata ai procuratori locali sostenendo esplicitamente che la legalizzazione della canapa industriale in Texas non equivaleva a una depenalizzazione della marijuana e chiedendo di continuare ad applicare le relative leggi penali.
Più recentemente, il suo ufficio è stato coinvolto anche nelle controversie riguardanti la stretta sui prodotti derivati dalla canapa contenenti cannabinoidi psicoattivi.
La battaglia sui cannabinoidi derivati dalla canapa
Il Texas è diventato negli ultimi anni uno degli Stati americani in cui lo scontro politico sulla cosiddetta intoxicating hemp è più acceso.
Nel 2026 la Texas Alcoholic Beverage Commission (TABC) ha approvato nuove regole per i prodotti consumabili derivati dalla canapa venduti attraverso circa 60mila attività titolari di licenze dell’agenzia. La regolamentazione è arrivata dopo mesi di confronto politico sul futuro di un settore che il Texas Tribune ha stimato valere circa 5 miliardi di dollari.
Secondo Marijuana Moment, Paxton ha inoltre difeso in tribunale le restrizioni statali sui cannabinoidi derivati dalla canapa, comprese quelle che interessano sostanze come delta-8 e delta-10 THC.
Proprio l’intreccio tra questa battaglia normativa e i finanziamenti provenienti dall’industria dell’alcol è diventato uno degli argomenti della campagna elettorale democratica.
L’accusa degli avversari: «Seguite i soldi»
James Talarico, candidato democratico che sfida Paxton per il seggio al Senato, sostiene che dietro la stretta sui prodotti contenenti THC ci siano anche gli interessi economici delle industrie dell’alcol e del tabacco, potenzialmente concorrenti del mercato della cannabis.
Marijuana Moment sottolinea tuttavia un punto fondamentale: non è stato possibile verificare che le decisioni di Paxton sulla cannabis siano state prese per favorire specifici donatori o aziende. I registri finanziari dimostrano l’esistenza dei contributi, ma questo, da solo, non dimostra un rapporto causale tra le donazioni e le decisioni politiche.
Ci sono comunque alcune coincidenze temporali evidenziate dall’inchiesta. Nel dicembre 2021, per esempio, il Wholesale Beer Distributors of Texas PAC versò 10mila dollari alla campagna di Paxton meno di due settimane dopo che l’ufficio del procuratore generale aveva presentato ricorso alla Corte Suprema del Texas in una controversia sulle restrizioni statali ai prodotti derivati dalla canapa.
Nel giugno 2019, invece, la campagna di Paxton ricevette complessivamente 20mila dollari dal Wholesale Beer Distributors of Texas PAC e da Barry Andrews della Andrews Distributing. Poche settimane più tardi Paxton partecipò alla lettera con cui i vertici politici texani invitavano i procuratori locali a continuare a perseguire i casi relativi alla marijuana nonostante le difficoltà applicative create dalla legalizzazione della canapa. Anche in questo caso, la vicinanza temporale non costituisce di per sé una prova di un legame tra finanziamento e decisione politica.
Alcol, cannabis e competizione tra mercati
Il caso texano mette in evidenza un tema destinato a diventare sempre più rilevante negli Stati Uniti: il rapporto economico e politico tra l’industria tradizionale degli alcolici e il crescente mercato dei cannabinoidi.
In Texas la questione assume dimensioni particolarmente significative perché i prodotti derivati dalla canapa hanno creato negli ultimi anni un mercato miliardario, mentre la marijuana ricreativa rimane illegale.
Nel frattempo, la regolamentazione della canapa si è progressivamente intrecciata con quella degli alcolici: la stessa Texas Alcoholic Beverage Commission ha assunto un ruolo nella supervisione dei prodotti derivati dalla canapa venduti dagli esercizi sotto la sua giurisdizione.
Sul piano politico, quindi, la questione non riguarda soltanto la contrapposizione tra proibizionismo e legalizzazione. Riguarda anche la competizione tra industrie che operano nel mercato delle sostanze psicoattive legali e il peso che i diversi settori economici possono esercitare attraverso il finanziamento della politica.
Per quanto riguarda Paxton, i dati raccolti documentano oltre mezzo milione di dollari di contributi riconducibili al settore dell’alcol nell’arco di dodici anni e, separatamente, una lunga serie di iniziative istituzionali contro la depenalizzazione locale della marijuana e a sostegno delle restrizioni sui cannabinoidi derivati dalla canapa. Stabilire un nesso causale tra i due elementi richiederebbe però prove ulteriori rispetto alla semplice esistenza delle donazioni.
Fonti: Marijuana Moment, 24 settembre 2026; Office of the Attorney General of Texas; Office of the Governor of Texas; The Texas Tribune. Dati sui finanziamenti politici riportati da Marijuana Moment sulla base dei registri elettorali statali e federali.






