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Danimarca, cresce la cannabis medica: +54% di pazienti e nessun nuovo allarme sicurezza

Nel 2025 oltre 2.400 pazienti hanno ricevuto cannabis a uso medico nel Paese, con un aumento delle prescrizioni del 64%. L’Agenzia danese per i medicinali non ha individuato nuovi problemi di sicurezza, ma invita alla cautela: le reazioni avverse potrebbero essere sottosegnalate.

La cannabis medica continua a guadagnare terreno in Danimarca e i dati di farmacovigilanza, almeno per il momento, non evidenziano nuovi segnali di rischio. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Danish Medicines Agency (Lægemiddelstyrelsen), relativo al 2025, ultimo anno del programma sperimentale danese prima del passaggio al regime permanente.

Nel corso dell’anno l’autorità sanitaria ha ricevuto tre segnalazioni relative a quattro sospette reazioni avverse associate ai prodotti di cannabis medica inclusi nel programma. Due delle segnalazioni riguardavano reazioni considerate gravi, mentre una era relativa a una reazione non grave.

Dopo aver esaminato i casi, tuttavia, l’Agenzia non ha individuato nuovi segnali relativi alla sicurezza dei prodotti e non ha ritenuto necessario introdurre ulteriori misure per la riduzione dei rischi.

Prescrizioni in aumento del 64%

Il dato assume particolare rilievo se confrontato con la crescita dell’utilizzo della cannabis medica nel Paese. Nel 2025 sono state dispensate 22.410 prescrizioni a 2.465 pazienti. L’anno precedente erano state 13.665, distribuite tra 1.605 pazienti.

In dodici mesi, quindi, il numero delle prescrizioni è aumentato del 64%, mentre quello dei pazienti è cresciuto del 54%. Una crescita significativa, che arriva proprio alla conclusione della fase sperimentale avviata dalla Danimarca nel 2018. Dal 1° gennaio 2026, infatti, il programma è diventato permanente, consentendo ai medici danesi di continuare a prescrivere determinati prodotti a base di cannabis che non sono medicinali autorizzati secondo il normale iter farmaceutico.

Tre segnalazioni non significano tre soli casi di effetti avversi

Il numero estremamente ridotto di segnalazioni deve però essere interpretato con cautela. Una segnalazione di sospetta reazione avversa non dimostra infatti automaticamente l’esistenza di un rapporto di causa-effetto tra cannabis e sintomo osservato. Allo stesso modo, le tre segnalazioni registrate nel 2025 non significano che soltanto tre pazienti abbiano sperimentato effetti indesiderati.

La stessa autorità danese ritiene possibile che vi sia una sottosegnalazione degli eventi avversi e continua quindi a richiamare i medici ai propri obblighi di farmacovigilanza.

I tre casi segnalati riguardavano pazienti di età compresa tra 21 e 82 anni. In due casi la cannabis medica era stata prescritta per il dolore neuropatico, mentre nel terzo veniva utilizzata per stimolare l’appetito. Non sono inoltre emersi elementi che facessero pensare a problemi legati alla produzione o alla qualità dei prodotti.

La farmacovigilanza resta centrale

L’assenza di nuovi segnali di sicurezza non equivale, sottolinea l’autorità, alla dimostrazione che la cannabis medica sia priva di rischi. I prodotti disponibili all’interno del programma danese non sono stati studiati in maniera sistematica come avviene per i medicinali autorizzati e le conoscenze scientifiche sugli effetti, soprattutto quelli derivanti dall’utilizzo a lungo termine, rimangono limitate.

Tra gli effetti indesiderati già conosciuti per medicinali contenenti cannabinoidi figurano, a seconda del prodotto e della composizione, stanchezza, vertigini, nausea, alterazioni dell’umore e possibili effetti sulla concentrazione e sulla memoria. Per i prodotti contenenti THC esiste inoltre un rischio di dipendenza associato all’uso prolungato.

Per questo motivo la Danish Medicines Agency continuerà a monitorare le segnalazioni anche nell’ambito del nuovo sistema permanente.

Dalla sperimentazione a un modello permanente

La Danimarca aveva introdotto il proprio programma pilota per la cannabis medica il 1° gennaio 2018, con l’obiettivo di offrire un’opzione legale ai pazienti che non avessero ottenuto benefici sufficienti dai medicinali approvati. Dopo otto anni di sperimentazione, dal gennaio 2026 il modello è diventato strutturale.

I numeri relativi al 2025 fotografano quindi un passaggio particolarmente significativo: mentre il ricorso alla cannabis medica aumenta rapidamente, il sistema danese entra nella sua fase permanente senza che, sulla base delle segnalazioni raccolte finora, siano stati identificati nuovi o modificati segnali di sicurezza.

Resta però aperta una questione fondamentale per interpretare correttamente questi dati: la qualità della farmacovigilanza dipende dalla quantità e dalla precisione delle segnalazioni. Un numero basso di eventi riportati è un dato incoraggiante, ma da solo non permette di stabilire l’incidenza reale delle reazioni avverse né di definire in maniera definitiva il profilo di sicurezza dei diversi prodotti.

Fonti: Danish Medicines Agency, rapporto sulle sospette reazioni avverse alla cannabis medica nel 2025; Cannabis Health, 23 settembre 2026.

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