I nuovi dati statunitensi mostrano che il consumo di cannabis tra gli studenti delle scuole superiori ha raggiunto uno dei livelli più bassi mai registrati. Una tendenza che si sviluppa parallelamente all’espansione dei mercati regolamentati per gli adulti e che riapre il dibattito sul rapporto tra legalizzazione e tutela dei minori.
Negli Stati Uniti il consumo di cannabis tra gli adolescenti continua a diminuire. Secondo i dati più recenti della Youth Risk Behavior Survey (YRBS), l’indagine nazionale condotta dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2025 il 12,9% degli studenti delle scuole superiori ha dichiarato di aver consumato cannabis nei 30 giorni precedenti.
Nel 2011 la percentuale era del 23,1%. In quattordici anni, quindi, il dato si è ridotto di circa il 44%.
Un andamento particolarmente interessante perché coincide con una fase di profonda trasformazione delle politiche statunitensi sulla cannabis. Le prime legalizzazioni dell’uso adulto sono state approvate a livello statale nel 2012 e, negli anni successivi, il modello dei mercati regolamentati si è progressivamente diffuso in buona parte del Paese.
Meno consumo anche negli Stati che hanno legalizzato
Il Marijuana Policy Project (MPP), organizzazione statunitense impegnata nella riforma delle politiche sulla cannabis, ha raccolto i dati federali e quelli provenienti dai singoli Stati per analizzare l’andamento del consumo giovanile dopo l’introduzione della legalizzazione.
Secondo i dati presentati dall’organizzazione, il calo non riguarda soltanto la media nazionale. Diversi Stati con mercati regolamentati mostrano riduzioni consistenti del consumo negli ultimi 30 giorni tra gli studenti delle superiori.
In Massachusetts, per esempio, il dato è passato dal 24,5% nel 2015 al 12% nel 2025. In Michigan dal 23,7% del 2017 al 12,1% del 2025, mentre in Nevada si è passati dal 19,3% del 2015 al 13,7%. In Colorado, uno dei primi Stati americani ad approvare la legalizzazione, la percentuale è scesa dal 22% del 2011 al 9,7% del 2025.
Numeri analoghi emergono in altri territori: nello Stato di Washington, tra gli studenti dell’ultimo anno delle superiori il consumo negli ultimi 30 giorni è passato dal 26,7% nel 2012 all’11,7% nel 2025.
Questi dati descrivono una correlazione temporale importante, ma non dimostrano da soli che sia stata la legalizzazione a causare il calo. Sul consumo giovanile possono incidere infatti numerosi fattori sociali, culturali, economici e sanitari.
Il nodo dell’accesso dei minori
Per i sostenitori della regolamentazione, tuttavia, i numeri mettono in discussione una delle obiezioni più ricorrenti alla legalizzazione: l’idea che creare un mercato legale destinato agli adulti comporti automaticamente un aumento dell’uso tra adolescenti.
Il direttore esecutivo del Marijuana Policy Project, Adam Smith, sostiene che il punto centrale non sia l’esistenza o meno di un mercato della cannabis — presente anche durante il proibizionismo — ma chi lo controlla e attraverso quali regole. Nella sua interpretazione, un sistema regolamentato, con limiti di età e controlli sulle vendite, può rendere più difficile l’accesso dei minorenni rispetto a un mercato completamente illegale.
Anche NORML, storica organizzazione statunitense favorevole alla riforma delle leggi sulla cannabis, ha evidenziato come i nuovi risultati siano coerenti con altre rilevazioni nazionali che negli ultimi anni hanno registrato livelli particolarmente bassi di consumo giovanile.
I dati raccolti dal MPP attraverso Monitoring the Future, per esempio, indicano che tra il 2011 e il 2025 il consumo di cannabis negli ultimi 30 giorni è passato dal 7,2% al 4% tra gli studenti dell’ottavo grado, dal 17,6% al 9,4% nel decimo grado e dal 22,6% al 17,1% nell’ultimo anno delle superiori. Nello stesso periodo è diminuita anche la percentuale di ragazzi che considera la cannabis “abbastanza facile” o “molto facile” da reperire.
Legalizzazione e consumo giovanile: cosa dicono i dati
La questione resta particolarmente rilevante dal punto di vista delle politiche pubbliche. Il fatto che la legalizzazione per gli adulti sia stata accompagnata da una diminuzione del consumo adolescenziale non significa necessariamente che il primo fenomeno abbia provocato il secondo. Significa però che, almeno sulla base dei dati disponibili citati nel rapporto, l’espansione dei mercati legali non è stata accompagnata dall’aumento generalizzato del consumo tra i minori che alcuni oppositori delle riforme avevano paventato.
Il MPP richiama inoltre studi scientifici precedenti. Un’analisi su oltre 207 mila studenti, citata dall’organizzazione, non aveva trovato evidenze di un aumento del consumo giovanile associato alle leggi sulla cannabis ricreativa; un successivo studio pubblicato nel 2024 aveva rilevato un’associazione tra una maggiore durata dell’esposizione alle leggi di legalizzazione e una maggiore probabilità di non utilizzare cannabis.
Il quadro nazionale, dunque, appare più complesso dell’equazione “maggiore disponibilità legale uguale maggiore consumo giovanile”.
Il caso Massachusetts e il ritorno del dibattito politico
I nuovi numeri arrivano inoltre in un momento delicato per il Massachusetts, dove nel novembre 2026 gli elettori saranno chiamati a esprimersi sulla Question 8, un’iniziativa che punta a modificare alcune delle riforme approvate negli anni precedenti, intervenendo tra l’altro sulle vendite di cannabis per uso adulto e sulla coltivazione domestica.
Proprio il Massachusetts rappresenta uno dei casi più citati dai sostenitori della regolamentazione: dal 2015 al 2025 il consumo negli ultimi 30 giorni tra gli studenti delle superiori è sceso dal 24,5% al 12%.
Il dato è entrato inevitabilmente nel confronto politico sulla futura disciplina della cannabis nello Stato. Le organizzazioni favorevoli alla legalizzazione lo indicano come prova della compatibilità tra mercato regolamentato e protezione dei minori; il dato osservazionale, tuttavia, va distinto dalla dimostrazione di un rapporto causale diretto.
Un dato destinato a pesare anche fuori dagli Stati Uniti
Al di là del confronto politico americano, i numeri rappresentano un elemento significativo anche per il dibattito internazionale sulla regolamentazione della cannabis.
Una delle principali questioni poste ai Paesi che valutano modelli alternativi al proibizionismo riguarda infatti proprio la tutela dei minori: legalizzare e regolamentare l’accesso degli adulti aumenta necessariamente il consumo tra gli adolescenti?
L’esperienza statunitense degli ultimi anni non permette di attribuire a una singola politica la riduzione osservata, ma offre un dato difficilmente ignorabile: mentre il numero degli Stati che hanno introdotto forme di legalizzazione è cresciuto, il consumo di cannabis tra gli adolescenti americani non è aumentato in parallelo. Al contrario, le principali rilevazioni nazionali mostrano una tendenza complessivamente discendente.
Un elemento che potrebbe assumere un peso crescente anche nel confronto europeo, dove la protezione dei minori rimane uno degli argomenti centrali nella discussione sui diversi modelli di regolamentazione della cannabis.
Articolo rielaborato sulla base dei dati CDC e delle informazioni riportate da Forbes e Marijuana Policy Project.






