Che cos’è il Kratom? E perché fa tanta paura?

Il governo thailandese ha legalizzato il possesso e la vendita di Kratom. Con questa decisione si cerca di metter un freno al narcotraffico, allo spreco di denaro pubblico e all’intasamento delle carceri per una sostanza che è davvero molto diffusa, soprattutto fra i più giovani. Uno dei primi effetti di questa legalizzazione è sicuramente il decadere di migliaia di casi penali pendenti in Thailandia, nonché il rilascio di 121 detenuti per reati inerenti il kratom.

Ma che cos’è il Kratom?

E’ un albero che cresce naturalmente in Thailandia, Malesia, Indonesia e Papua Nuova Guinea. Le sue foglie sono state tradizionalmente utilizzate in medicina, ma ora vengono utilizzate anche come droga ricreativa. I medici ritengono che alcune sostanze contenute nel kratom si leghino alle stesse parti di una cellula nervosa degli antidolorifici oppioidi e creino un effetto simile. A causa degli studi limitati non è ben chiaro quali siano gli effetti collaterali. Per questo alcuni ricercatori universitari e esperti del settore medico si sono organizzati per rivalutare questa pianta attraverso lo studio delle applicazioni mediche.

A cosa serve?

Agendo come un oppiaceo, può essere usato al posto di farmaci come psicofarmaci  e antidolorifici che causano effetti collaterali certi. Il suo leggero effetto euforizzante ed energizzante nei dosaggi moderati è una proprietà aggiuntiva a quella analgesica, il che lo rende perfetto per molti operatori in categorie di lavori fisicamente impegnativi. Spesso è utilizzato per eliminare i sintomi dell’astinenza, soprattutto in quei casi in cui un paziente non può o non vuole assumere metadone o suboxone.

Dove è legale nel mondo?

Questa pianta originaria della Malesia è legale in molti Paesi, anche negli Stati Uniti – tranne Alabama, Arkansas, Indiana, Tennessee, Vermont e Wisconsin -. Dalle evidenti proprietà psicoattive e terapeutiche, causa dipendenza e per questo è vietata in Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Malesia e in alcuni paesi europei tra cui l’Italia. Il Kratom è venduto sotto forma di polvere, pillole, capsule o bevande energetiche.

Dal 2005 al 2015, soprattutto in America, il consumo è cresciuto notevolmente e ci sono state segnalazioni di avvelenamento a causa delle quali il governo ne ha limitato l’uso e la FDA ha confiscato le importazioni. Nel settembre 2016, la Dea voleva mettere al bando questa pianta, quando i consumatori e le associazioni lo hanno saputo hanno avviato una petizione che ha avuto molto successo, tanto da far cambiare idea al governo. A volte le raccolte firme fanno cambiare idea ai governi. In Usa esiste anche l’American Kratom Association (AKA) che si impegna a proteggere i diritti di tutti gli americani di consumare legalmente kratom sicuro per gestire meglio la loro salute e il loro benessere generale. L’AKA afferma che il Kraton, se assunto in quantità adeguate, è efficace nel contenimento e nella risoluzione di numerosi disturbi fisici e mentali, pur essendo meno pericolosa della noce moscata, del luppolo o dell’erba di San Giovanni.

E in Europa? Nell’agosto del 2016 l’Italia ha inserito il Kratom in tabella I del Dpr 309/90. Si legge nel documento: “Vista la nota in data 26 ottobre 2015, EWS 352/15, del Sistema nazionale di allerta precoce, del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, relativa ad un caso di intossicazione acuta, rilevato in Italia, nel mese di giugno 2015, per assunzione della sostanza MITRAGININA, alcaloide presente nella pianta MITRAGYNA SPECIOSA (Kratom)”. In Gran Bretagna invece, nella primavera dello stesso anno, è stato approvato il Psychoactive Bill con cui il governo ha reso illegali piante quali Salvia Divinorum e Kratom.

Ma il Kratom fa bene o male?

Come al solito la verità sta nel mezzo: le piante sono terapeutiche se usate con consapevolezza. Privare la società dell’accesso alla cultura non ha mai sortito buoni effetti. Erbe spontanee, piante erboristiche, ortofrutta e farmacopea hanno la caratteristica comune di essere benefici entro un dosaggio specifico, ma possono diventare tossici se consumati in modo eccessivo o scorretto. Per questo, come sempre, la soluzione è nell’informazione e non nel proibizionismo.

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