Riclassificazione della Cannabis, l’Onu verso un altro rinvio

È cominciata questa mattina la riunione della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (CND) per decidere se la cannabis debba rimanere o meno nella classificazione più restrittiva delle droghe (attualmente è classificata al pari delle sostanze più pericolose come eroina e cocaina). Mercoledì prossimo si sarebbe dovuta votare la raccomandazione dell’Oms sulla riclassificazione della Cannabis, ma a quanto si apprende la decisione verrà rimandata di mesi. Ancora una volta.

Il voto tanto atteso, come noto, prevedeva la rimozione della cannabis dalla tabella IV (sostanze pericolose senza proprietà terapeutica) della convenzione del 1961, confermandola alla tabella I (sostanze pericolose con proprietà terapeutica); poi la ricollocazione del THC e del dronabinolo dalla convenzione del 1971 alla tabella I del 1961 e l’inserimento dei preparati farmaceutici di cannabis nella tabella III del 1961.

E poi si chiedeva di aggiungere una nota per escludere, dall’applicazione delle convenzioni, tutti i prodotti a base di CBD che una quantità di THC minore dello 0,2% di THC.

Ma a quanto pare il tutto verrà rinviato. Nell’attesa dell’ufficialità, che si avrà nelle prossime ore, il direttore di Fuoriluogo Leonardo Fiorentini, presente a Vienna, anticipa a BeLeaf Magazine la notizia. “Qui si sta cercando di non produrre rotture nette e per questo si è deciso di rimandare. L’accordo informale tra i Paesi, preso la scorsa settimana, è trapelato in queste ore qui a Vienna. Si è deciso di fatto di svolgere ulteriori sessioni di approfondimenti prima di prendere definitivamente la decisione, che a questo punto slitta a dicembre, o addirittura a marzo 2021”.

Tutto rinviato, dunque. A guidare il blocco dei Paesi contrari sarebbe ancora la Russia, che nei mesi scorsi non si sarebbe mossa di un millimetro rispetto alla loro posizione di chiusura: insieme a Cina, Giappone e altri hanno infatti portato avanti una dura opposizione affinché la risoluzione dell’OMS non venisse adottata. Dall’altra parte il blocco dei Paesi favorevoli, tra cui l’Unione europea, oltre agli Stati dove si sono fatti passi in avanti sulla legalizzazione (vedi Canada e Uruguay ad esempio).

La motivazione ovviamente è tutta politica: il paese guidato da Putin non ha infatti alcuna intenzione di accettare quella risoluzione, in quanto giustificherebbe i processi di riforma e legalizzazione che stanno avvenendo in tutto il mondo, per i quali Mosca è fermamente contraria. E votare a favore sarebbe un segnale di condivisione di quella linea. Ma a quanto pare, dopo questo ulteriore rinvio, la Russia sarebbe disposta ad accettare qualsiasi decisione verrà presa a maggioranza.

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