Tavolo tecnico di filiera? Ecco come è andata

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa a cura del Consiglio Direttivo Canapa Sativa Italia a seguito dell’incontro con il Sottosegretario L’Abbate

Il giorno 13 maggio 2020 alle ore 10:00 l’Associazione Canapa Sativa Italia, insieme ad altre realtà del settore, è stata convocata alla riunione preliminare per la costituzione di un tavolo tecnico di filiera con il MIPAAF con “l’obiettivo della redazione di norme chiare che possano rilanciare l’intero settore della canapicoltura”.

L’obiettivo della prima riunione convocata e presieduta dal Sottosegretario On. L’Abbate, è stato quello di focalizzare l’attenzione delle parti convocate al fine di selezionare un massimo di 7 rappresentanti ufficiali, scelti dal settore, suddivisi fra 5-6 associazioni nazionali e 1-2 individui portatori di interesse. Il Sottosegretario On. Giuseppe L’Abbate è stato chiarissimo: la filiera deve essere capace di mettersi d’accordo e proporre i suoi rappresentanti. Gli attori della filiera devono trovare un punto d’incontro e offrire gli strumenti alle istituzioni per poter sostenere il settore, la delega ricevuta sul punto dal sottosegretario è un’occasione reale e concreta di cambiamento.

La motivazione per cui è emersa l’esigenza che siano delle associazioni a occupare la maggior parte dei posti al tavolo è chiara: sono naturalmente questi i soggetti che per lo statuto, la trasparenza, i meccanismi di funzionamento interno e la garanzia di assenza di conflitti di interesse, possono garantire a tutte le altre entità una rappresentanza imparziale. Per questi motivi concordiamo con l’affermazione emersa durante la riunione, rispetto alla possibilità di offrire un luogo privilegiato di dialogo anche a tutte le realtà, che non potranno sedersi al tavolo in prima persona.

Questi sono i requisiti richiesti dal MIPAAF:

– Rappresentatività su tutto il territorio nazionale da nord a sud, comprese le isole;

– Rappresentatività di tutti i diversi settori produttivi: dal seme, al florovivaismo, dalla fibra, alla biomassa e al fiore;

– Imparzialità e trasparenza nel processo decisionale;

– Capacità di diplomazia e dialogo, di inclusione di tutte le realtà;

– Competenze tecniche multidisciplinari. Inoltre, gli interessi particolari devono essere subordinati ad interessi della filiera nazionale.

Per questi motivi si evince che:

– Un’azienda non può, per sua stessa ragione sociale, anteporre interessi collettivi ai propri, e quindi rappresentare la stessa collettività. Questo non vuol dire che una cooperativa o una SRL non possano tramite un documento manifestare le esigenze che dovranno essere portate ai tavoli di discussione dai soggetti maggiormente rappresentativi.

– Le associazioni locali e regionali non possono per una questione puramente numerica partecipare tutte e non sarebbe corretto e rispettoso del principio di eguaglianza convocarne solo alcune. Ognuna delle associazioni locali può certamente far emergere le caratteristiche e le criticità specifiche del proprio territorio, scegliendo quella più rappresentativa, e affidandole in forma chiara e concisa le proprie istanze in modo tale da consentire ai rappresentanti istituzionali di portare al tavolo di filiera le esigenze specifiche di queste realtà circoscritte. Consideriamo fondamentale che gli incarichi di rappresentanza ufficiale non debbano essere visti come un diritto di portare unicamente gli interessi della propria realtà, ma che il dialogo fra tutte le realtà italiane rimanga costantemente aperto, durante tutto il percorso che si porterà avanti con le istituzioni. Questo avrà la finalità di garantire un confronto democratico e portare avanti delle posizioni uniche che diano forza alla linea di pensiero della filiera.

Un’associazione come Canapa Sativa Italia ha nella compagine sociale aziende agricole, ricercatori, laboratori di analisi, commercianti e professionisti del settore distribuiti su tutto il territorio nazionale, dove coesistono composizioni e strutture fatte da un’imprenditoria giovanile affiancate a realtà forti e consolidate. Canapa Sativa Italia vuole offrire alle filiere la garanzia di un supporto e una rappresentanza che sia libera da ogni tipo di manipolazione e basata sul dialogo aperto a tutti gli attori.

Assieme ai suoi soci, l’associazione ha infatti costruito una realtà associativa basata sull’orizzontalità delle decisioni. Contribuire in maniera proficua e imparziale durante tutto questo percorso, in una logica trasversale di dialogo prima con le filiere e poi con le istituzioni è fondamentale al raggiungimento di obiettivi importanti per tutte le imprese italiane che si occupano di canapa. È necessario avere piena consapevolezza dei meccanismi di questo mercato e dei vari diversi approcci che si possono avere.

Esistono le coltivazioni estensive da seme e fibra, capaci di impegnare grosse estensioni con piccoli investimenti, esiste la coltivazione intensiva di biomassa che consente di ottenere anche da modeste superfici, un’altissima redditività. La produzione di qualità in serra o strutture attrezzate alla coltivazione su piccole superfici che può portare a micro produttori risultati incredibilmente redditizi.

Tutto questo tenendo ben presente la struttura del tessuto sociale delle aziende agricole in italia, infatti dai rilevamenti istat 2020 emerge che sono più di un milione le aziende agricole italiane ma dispongono di una superficie media di 12ha ad azienda. Oltre il 75% ha superfici tra gli 1 e i 3 ettari. Queste realtà anche se molto piccole potrebbero, valorizzando qualità e redditività del prodotto, lavorare investendo nel proprio territorio, anche in zone particolarmente difficili e disagiate come le comunità montane. L’obiettivo è quello di creare un circolo virtuoso che partendo dal settore primario consentirà di rilanciare l’economia su tantissimi livelli diversi.

Riteniamo che la partecipazione al tavolo tecnico serva a portare avanti gli interessi della collettività. Infatti, fin dalla sua costituzione, Canapa Sativa Italia ha raccolto le istanze dei suoi soci e di tutti gli altri attori con cui si confronta quotidianamente, questo per avere una visione chiara dei problemi della canapicoltura italiana. Grazie alla sua struttura consolidata CSI è in grado di dar voce in piena trasparenza a tutti. L’obiettivo è portare alle istituzioni una sintesi democratica, che tenga conto non solo delle nostre esigenze ma delle necessità dell’intera filiera, del settore primario e di tutto il tessuto imprenditoriale della canapa, come ha già fatto in occasione delle passate Audizioni.

One Comment

  1. Avatar Massimo Montinaro

    Buongiorno, sono Massimo Montinaro, coltivatore diretto, vivo al confine fra Umbria e Toscana. Sono impegnato in diverse associazioni, nel commercio equo-solidale e gruppi di acquisto solidale del territorio e a livello nazionale. La zona in cui vivo è agricola, dedicata in maggior parte alla coltura del tabacco. Da anni ho cominciato a cercare di far avanzare, con gli agricoltori di zona, l’idea di coltivazioni con impatto ambientale più ecosostenibili, da qui la proposta della coltivazione della canapa, che ha trovato qualche riscontro fra di loro. La zona è senz’altro ottima per questa coltivazione, ne è stata coltivata tanta fino a una quarantina di anni fa. Sono molto interessato a portare avanti questa possibilità, vorrei sapere qualcosa in più rispetto alle strutture, gli impianti necessari per la prima lavorazione (la stigliatura, lo sfruttamento della biomassa) con l’idea di affrontare la prima lavorazione nella zona per rendere più vantaggiosa economicamente la coltura stessa, visto che sarebbe ancora più sostenibile il non dover avere bisogno di lunghi trasporti di enormi masse quali produce la canapa. Ripeto, vorrei saperne di più per far partire una campagna di sensibilizzazione sulla possibilità di un cambio di direzione sull’agricoltura del posto.

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