CBD e sport: cosa ci dice la scienza

Articolo a cura di Cannabiscienza


“Cannabidiol in sport: ergogenic or else?” (Il Cannabidiolo nello sport: ergogenico o altro?) è il titolo di una pubblicazione apparsa sulla rivista scientifica Pharmacological Research, che vede tra gli autori l’italiano Vincenzo Di Marzo, uno dei massimi esperti mondiali sulla Cannabis e il Sistema Endocannabinoide

Il termine ergogenico sta ad indicare ogni fattore esterno (meccanico, farmacologico, nutrizionale, ecc..) in grado di determinare un miglioramento delle performance fisiche e che incide sulla fisiologia del corpo umano.

Il Cannabidiolo (CBD) è dunque una sostanza ergogenica?

Vediamo che risposta ci dà la Scienza sul CBD e sport.

Il CBD può essere usato dagli sportivi

L’Agenzia Mondiale Anti-doping (World Anti-Doping Agency, WADA) ha inserito la Cannabis tra le sostanze proibite in tutti gli sport nel 2004. Le ragioni di questa scelta sono motivate soprattutto dagli effetti psicotropi del tetraidrocannabinolo (THC), il principale componente della Cannabis, che potrebbero influire sulle performance degli atleti.

Ma la Cannabis non è solo THC. Il CBD è un altro costituente fondamentale della Cannabis che, sebbene non induca effetti intossicanti, è conosciuto per le sue interessanti proprietà farmacologiche.

Nel 2018 l’Agenzia Mondiale Anti-doping ha rimosso il Cannabidiolo (CBD) dalla lista delle sostanze proibite in ambito sportivo. Questa decisione apre le porte all’utilizzo del CBD per gli atleti, sia professionisti che non.

CBD e sport: le proprietà del Cannabidiolo

Il CBD può essere estratto direttamente dalla pianta di Cannabis o può essere sintetizzato in laboratorio. In commercio, il CBD si può trovare in diversi prodotti come come oli, spray, pillole, tinture, liquido per vaporizzatori o balsami.

L’effetto del CBD in “full” o “broad spectrum” (ovvero non in forma isolata, ma insieme ad altri fitocannabinoidi e composti terpeno-fenolici) è dose-dipendente e l’iniezione endovenosa, il fumo o l’inalazione permettono di raggiungere più velocemente le concentrazioni efficaci.

Il CBD ha una bassa affinità per i recettori cannabinoidi CB1 e CB2 e può sia incrementare l’azione dei cannabinoidi endogeni, sia ridurre quella del THC al sito recettoriale comportandosi da modulatore allosterico negativo.

Oltre ai classici recettori dei cannabinoidi, il CBD può legarsi ai recettori serotoninergici 5-HT1A , ai recettori vanilloidi TRPV1 e ai recettori nucleari PPARγ.

Gli effetti analgesici ed anti-infiammatori del CBD

In qualsiasi tipo di sport, il dolore e l’infiammazione sono quasi all’ordine del giorno. Molti sono i rimedi da poter utilizzare in questi casi, ma uno sportivo deve tener particolarmente conto degli effetti collaterali, nonché delle possibili restrizioni relative all’utilizzo di sostanze dopanti.

Le proprietà analgesiche ed anti-infiammatorie del CBD sono note sin dagli anni ’80 del secolo scorso.

Il CBD è in grado di diminuire l’attività di diversi marker dell’infiammazione come le citochine, le prostaglandine E2 (PGE2), l’attività delle cicloossigenasi, l’ossido nitrico, la produzioni di radicali liberi derivati ​​dall’ossigeno ed è in grado di ridurre la formazione dell’edema.

Il CBD esercita anche promettenti effetti analgesici, come dimostrato in diversi modelli di dolore infiammatorio e cronico, regolando la produzione di agenti proinfiammatori e interagendo con obiettivi coinvolti nella percezione del dolore.

Da questi dati appare chiaro che gli atleti potrebbero beneficiare di questo fitocannabinoide per gestire il dolore, l’infiammazione e il gonfiore associato alle lesioni e il CBD potrebbe diventare un’alternativa ai farmaci antinfiammatori non steroidei, agli oppioidi o ai corticosteroidi.

Nonostante la mancanza di studi sull’uso del CBD nella gestione degli infortuni sportivi, alcuni dati suggeriscono il suo potenziale utilizzo nell’osteoartrite, nell’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (Delayed Onset Muscle Soreness, DOMS) e nelle cosiddette “lesioni da uso eccessivo”, associate a neuropatia, dolore e commozione cerebrale.

Inoltre, il CBD è in grado di ridurre l’allodinia (un impulso doloroso avvertito in seguito ad uno stimolo innocuo) e l’iperalgesia (aumentata sensibilità al dolore) e si è rivelato efficace soprattutto nella riduzione del dolore cronico.

Gli effetti ansiolitici del CBD

Come tutte le persone, anche gli atleti sono esposti a situazioni che provocano ansia o paura ingiustificata.

La gestione dell’ansia prima, durante e dopo una performance è di fondamentale importanza per gli atleti, per evitare di sviluppare disturbi d’ansia che possano diminuire le prestazioni ed incidere sul recupero.

In questi casi, il CBD potrebbe rivelarsi estremamente utile, grazie alle sue proprietà ansiolitiche, confermate da numerosi studi preclinici in diversi modelli animali di paura innata e di ansia da comportamento.

Nell’uomo, il CBD è in grado di ridurre gli stati ansiosi in vari contesti.  Questi effetti sono stati correlati all’attivazione dei recettori 5-HT1A e/o al potenziamento indiretto della trasmissione endocannabinoide nelle aree cerebrali coinvolte nei fenomeni di ansia, come il sistema limbico e le strutture cerebrali paralimbiche.

Inoltre, diversi studi indicano che il CBD è in grado di facilitare il processo di estinzione delle paure, sia in modelli animali che nell’uomo. Ciò significa che aiuta a dimenticare eventi sfavorevoli. Questa proprietà potrebbe essere sfruttata per il recupero degli atleti soggetti a disturbo post-traumatico da stress (PTSD), che può insorgere dopo lesioni muscolo-scheletriche o commozioni cerebrali legate a traumi sportivi.

Gli effetti neuroprotettivi del CBD

La commozione cerebrale correlata allo sport è una lesione comune in alcuni tipi di atleti ed è considerata un tipo lieve di lesione cerebrale traumatica. Gli individui in stato di commozione cerebrale possono sviluppare segni e sintomi acuti (affaticamento, vertigini, mal di testa, irritabilità, compromissione della memoria, difficoltà di concentrazione) che, in molti casi, possono risolversi spontaneamente dopo un periodo di riposo.

Recentemente, studi su animali da laboratorio hanno dimostrato che il trattamento ripetuto con olio di CBD esercita effetti benefici sulle disfunzioni comportamentali (dolore, aggressività, comportamento depressivo) associate alle lesioni cerebrale traumatiche.

Questi risultati sono interessanti in quanto per la gestione di questi traumi cerebrali, anche se di modesta entità, attualmente non sono disponibili terapie adeguate.

In più, lesioni traumatiche cerebrali ripetute (come nel caso del pugilato o di altri sport da contatto) possono aumentare il rischio di sviluppare complicanze neurologiche a lungo termine ,come l’encefalopatia traumatica cronica (CTE). La CTE è una malattia neurogenerativa caratterizzata da un progressivo declino della memoria e della cognizione, depressione, tendenze suicide, scarso controllo dell’aggressività e, talvolta, demenza simile a quella causata dal morbo di Alzheimer.

Dati sperimentali hanno dimostrato che il CBD è in grado di diminuire la neuroinfiammazione e lo stress ossidativo correlato alla CTE, anche se c’è bisogno di ulteriori studi, soprattutto clinici, per confermare questo dato.

Il CBD ed i disturbi del sonno

Già dal 1970, alcuni autori hanno osservato che il CBD potrebbe influenzare il sonno nell’uomo. Questo dato non è così sorprendente, considerando che il Sistema Endocannabinoide è coinvolto nella regolazione del ciclo sonno-veglia.

Vari studi suggeriscono che il CBD può produrre effetti opposti, in base alla dose utilizzata e agire principalmente quando il ciclo sonno-veglia è alterato. Questi studi suggeriscono un effetto bifasico, con dosi basse che aumento la veglia e dosi più elevate che inducono effetti calmanti che facilitano il sonno.

Sebbene i meccanismi alla base di queste proprietà del CBD devono ancora essere chiariti, queste osservazioni preliminari mettono in luce il ruolo del CBD come potenziale strumento per la gestione del sonno e della sonnolenza negli atleti.

In alcuni sport, come le gare di resistenza o le maratone automobilistiche (la 24 ore di Le Mans, ad esempio), la capacità di rimanere svegli potrebbe essere un fattore determinante.

Al contrario, la perdita di sonno dovuta all’ansia è comune negli atleti e ha un impatto negativo sulle funzioni cognitive e fisiologiche, con conseguente riduzione delle prestazioni sportive.

 I limiti all’uso del CBD

Come visto, gli studi pre-clinici suggeriscono che il CBD potrebbe essere utile agli atleti, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, analgesiche, ansiolitiche, neuroprotettive e per la sua influenza sul ciclo sonno-veglia.

Sfortunatamente, quasi nessun dato clinico è disponibile sull’uso del CBD nel contesto della performance atletica. Pertanto, anche se il CBD sembra un molecola interessante con una vasta gamma di proprietà potenzialmente utili per gli atleti, alcune considerazioni devono essere tenute in conto, prima di consigliare il CBD ad un atleta.

In primo luogo, sono disponibili solo pochi studi sull’uso di CBD negli adulti e la recente approvazione da parte della Food and Drug Amministration (FDA) e dell’Agenzia Europea per i medicinali (EMA) del CBD botanico come farmaco terapeutico contro alcuni tipi di epilessia pediatrica non trattabile, non giustificano il suo uso indiscriminato come integratore alimentare o per altre indicazioni terapeutiche, ancora da dimostrare, nell’uomo.

In secondo luogo, nessuno studio ha finora comparato il CBD con i farmaci convenzionali o le terapie già approvate e utilizzate dagli atleti. È possibile che il CBD sia meno efficace o induca effetti collaterali indesiderati rispetto a questi farmaci, sebbene sembra essere relativamente sicuro nell’uomo. Ricordiamo che gli effetti collaterali più comunemente riportati negli studi clinici sono stanchezza, diarrea e cambiamenti nell’appetito e nel peso corporeo.

Inoltre, è importante considerare i problemi relativi al dosaggio. Gli effetti desiderati (ansiolitico, neuroprotettivo, antinfiammatorio, antalgico, ecc…) sembrano essere dose-dipendenti e futuri studi clinici dovranno definire la giusta dose per ottenere gli effetti terapeutici attesi.

Infine, la regolamentazione dei prodotti non standardizzati a base di CBD attualmente disponibili sul mercato è molto scarsa. Preparati presenti sul mercato non approvati clinicamente o non sufficientemente controllati, che vantano di contenere solo CBD, spesso riportano dati imprecisi sulla purezza effettiva e sulla quantità di questo composto, o sul presenza concomitante di THC.

Ha approfondito questa tematica il dr Arno Hazekamp in “Olio al CBD: problemi e soluzioni

CBD e sport: le conclusioni

Scorrendo la letteratura scientifica ad oggi disponibile, si nota che gli studi pre-clinici hanno chiaramente dimostrato che il CBD ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche, ansiolitiche e neuroprotettive e può influenzare il ciclo sonno-veglia.

Pertanto, il CBD può essere considerato un composto promettente nel campo dello sport, per aiutare gli atleti a gestire lesioni, ansia, stress o disturbi del sonno.

Tuttavia, la mancanza di studi clinici in questo contesto e la scarsità di regolamentazione e controllo sui prodotti a base di CBD suggeriscono cautela nel consigliare agli atleti di usare questo cannabinoide, almeno per il momento.

Pertanto, come sottolineato dagli stessi autori, “c’è un urgente necessità di testare gli effetti del CBD sugli atleti in appropriati studi clinici”.

Referenze
François-Xavier Gamelin, Gregory Cuvelier, Antoine Mendes, Julien Aucouturier, Serge Berthoin, Vincenzo Di Marzo, Elsa Heyman. Cannabidiol in Sport: Ergogenic or Else? Pharmacol Res. 2020 Jun;156:104764

 

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