Nel panorama delle politiche sociali italiane, Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, ha recentemente sollevato un argomento che ha suscitato ampie discussioni e critiche. Durante il convegno “Cannabis e fertilità”, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, Mantovano ha indicato la cannabis e la “dilagante banalizzazione sessuale” come cause principali del calo delle nascite in Italia, escludendo altre problematiche sociali e strutturali di fondamentale importanza, come la stagnazione salariale, la carenza di servizi per le famiglie e il declino dello Stato sociale.
Un’analisi superficiale delle cause demografiche
L’analisi proposta da Mantovano sembra puntare su cause esterne e ideologiche per spiegare fenomeni complessi come la denatalità, piuttosto che affrontare questioni più concrete e strutturali. Il sottosegretario attribuisce il calo delle nascite principalmente all’uso della cannabis, che secondo lui sarebbe ormai banalizzato e persino propagandato. A sostegno della sua tesi, Mantovano cita i dati dell’ultimo rapporto sulle tossicodipendenze, che evidenziano una diffusione crescente del consumo di sostanze psicoattive tra i giovani. Tuttavia, questa lettura rischia di ignorare le reali cause sociali e culturali che spingono i giovani ad assumere queste sostanze, come difficoltà economiche, disuguaglianze sociali e la crescente precarietà lavorativa.
Inoltre, Mantovano omette di considerare il contesto di crescente difficoltà economica, in cui gli stipendi stagnano da decenni mentre il costo della vita aumenta, e la mancanza di politiche di supporto familiare adeguate. Se i giovani rinunciano alla genitorialità, non è solo per via della cannabis o della “banalizzazione sessuale”, ma per una serie di fattori che riguardano la mancanza di stabilità economica, l’incertezza nel futuro e l’impossibilità di costruire una famiglia con un lavoro che garantisca sicurezza e benessere.
La cannabis: tra mito e realtà scientifica
Mantovano, nel suo intervento, si concentra anche sulla differenza tra droghe leggere e droghe pesanti, dichiarando che la distinzione tra queste due categorie è “ascientifica”, paragonando l’uso della cannabis a quello di alcolici più potenti come la grappa. Questa visione, tuttavia, risulta priva di fondamento scientifico. Il governo di Giorgia Meloni sembra non voler fare questa distinzione, approcciandosi al problema in modo moralista e proibizionista, anziché scientifico.
La criminalizzazione della cannabis light, ad esempio, appare una misura eccessiva, che non tiene conto delle evidenze scientifiche che attestano l’assenza di effetti psicoattivi e dannosi derivanti dal consumo di CBD (cannabidiolo). Nonostante la comunità scientifica e anche il Tar abbiano confermato la non pericolosità del CBD, il governo continua a mettere in atto politiche che sembrano più influenzate da una visione ideologica che da un’analisi razionale e basata su dati scientifici.
Un approccio ideologico alla politica antidroga
La posizione di Mantovano riflette una visione ideologica che affonda le radici nel conservatorismo, dove la responsabilità individuale e i comportamenti sociali sono visti come causa principale dei problemi collettivi. In questo caso, la cannabis viene demonizzata come il capro espiatorio per una crisi demografica che è, in realtà, frutto di una combinazione di fattori complessi e interconnessi. La retorica della “banalizzazione sessuale” appare una semplificazione che non tiene conto della pluralità di fattori culturali, economici e politici che influenzano le scelte dei giovani.
Mantovano ha anche annunciato l’intenzione del governo di proseguire su questa strada, con iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e collaborazioni con la Rai per diffondere il messaggio di un’educazione alla responsabilità. Tuttavia, questo approccio sembra mancare di efficacia, poiché non affronta i problemi alla radice, come la disoccupazione giovanile, la precarietà, la difficoltà di accesso alla casa e la mancanza di politiche pubbliche che promuovano una vera equità sociale.
Le dichiarazioni di Alfredo Mantovano, purtroppo, non offrono una risposta alle vere sfide che l’Italia sta affrontando in termini di natalità e crescita sociale. Anziché dare una visione complessa e articolata delle dinamiche che portano al calo delle nascite, il sottosegretario si rifugia in una spiegazione superficiale e ideologica, che non considera i fattori economici, sociali e culturali reali che determinano le scelte delle nuove generazioni. I
n un momento in cui l’Italia ha bisogno di un rilancio delle politiche sociali, educative ed economiche, il governo rischia di andare in direzione opposta, con interventi che sembrano più mirati a consolidare un consenso ideologico che a risolvere i problemi concreti della società.






