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Un nuovo studio collega l’accesso alla cannabis legale e un calo delle overdose da oppioidi

L’accesso legale alla cannabis terapeutica e per uso adulto potrebbe contribuire a ridurre significativamente il numero di overdose da oppioidi non mortali. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Preventive Medicine Reports, che rafforza ulteriormente il crescente corpo di evidenze sul potenziale ruolo della cannabis nel contrasto alla crisi degli oppioidi.

La ricerca, condotta da un team dell’Università del Kentucky, ha analizzato i dati sanitari di oltre 107 milioni di adulti coperti da assicurazioni sanitarie aziendali negli Stati Uniti. Lo studio ha preso in esame tutti i 50 Stati americani, valutando l’impatto delle leggi che regolamentano l’accesso alla cannabis sulle diagnosi di overdose da oppioidi che hanno richiesto assistenza ospedaliera ma che non si sono concluse con il decesso del paziente.

Secondo i risultati, l’apertura di dispensari di cannabis terapeutica è stata associata a una riduzione del 15,5% delle overdose non fatali da oppioidi. Anche la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo ha mostrato effetti positivi, con un calo del 11,9% delle diagnosi di avvelenamento da oppioidi.

Gli effetti più marcati sono stati osservati tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 44 anni, una fascia particolarmente colpita dall’epidemia degli oppioidi negli Stati Uniti. Riduzioni significative sono state inoltre registrate tra i pazienti trattati in regime ambulatoriale e tra coloro che non avevano ricevuto prescrizioni di oppioidi né presentavano disturbi correlati all’uso di cannabis nell’anno precedente.

Gli autori dello studio sottolineano che l’espansione dell’accesso alla cannabis attraverso programmi terapeutici regolamentati e leggi sulla cannabis per adulti è associata a una minore incidenza di overdose da oppioidi tra gli adulti assicurati, soprattutto nei gruppi demografici maggiormente esposti ai rischi legati all’uso di queste sostanze.

I risultati si inseriscono in un filone di ricerca sempre più consistente che collega la disponibilità legale della cannabis a una riduzione del consumo di oppioidi, delle prescrizioni mediche di analgesici oppiacei, dei ricoveri ospedalieri e persino dei decessi per overdose.

Commentando lo studio, Paul Armentano, vicedirettore dell’associazione statunitense NORML, ha dichiarato che le nuove evidenze “si aggiungono al già solido corpus di dati che documenta l’effetto di riduzione dell’uso di oppioidi associato alla cannabis e confermano il ruolo che un accesso legale e regolamentato può svolgere nell’alleggerire il peso sanitario e sociale derivante dall’utilizzo di oppioidi prescritti e non prescritti”.

La ricerca rappresenta un ulteriore tassello nel dibattito internazionale sul potenziale della cannabis come strumento di riduzione del danno e come possibile alternativa terapeutica in alcuni contesti clinici, soprattutto in un Paese come gli Stati Uniti che continua a fare i conti con una delle più gravi crisi da dipendenza da oppioidi della sua storia recente.

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