Domande e risposte: tutto quello che c’è da sapere sulla cannabis terapeutica

Cannabis e salute – L’angolo del farmacista

Bedrocan, Bediol, Bedrobinol, Bedrolite, Bedica e Sativex: tanti nomi, una sola famiglia di medicinali a base di cannabis. Anche se c’è ancora tanta ignoranza e disinformazione, da dieci anni nel nostro Paese curarsi con la cannabis terapeutica è un diritto del malato. Il Testo Unico sulle droghe 309 del 1990 sancisce che i medici possono prescrivere preparazioni magistrali contenenti sostanze attive vegetali a base di cannabis per uso medico da prepararsi in strutture preposte. Abbiamo raccolto tante domande sull’argomento e abbiamo chiesto ad un esperto, il dottor Matteo Mantovani della Farmacia San Carlo, in provincia di Ferrara, di chiarire i tanti dubbi. 

Partiamo dall’inizio: se si soffre di una patologia, qual è la prima cosa che devo fare per sapere se è trattabile con la cannabis? 

Secondo la Legge Di Bella, tutti i medici possono prescrivere cannabis terapeutica per tutte quelle patologie di cui esistono prove scientifiche sul suo utilizzo. Sono veramente molte le patologie che traggono beneficio dall’utilizzo della cannabis. Qualche esempio: il dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV. Ma anche fibromialgia, epilessia, insonnia, patologie autoimmuni come Parkinson e Alzheimer etc. Si arriva alla cannabis terapeutica, però, soltanto quando il percorso farmaceutico “tradizionale” non ha giovato il paziente o quando gli effetti collaterali sono insopportabile per una qualità di vita dignitosa.

Una volta ottenuta una prescrizione medica, mi posso recare in una qualsiasi farmacia per ottenere il prodotto che mi serve?

Si, ma non tutte le preparazioni sono uguali. Le infiorescenze crude sono uguali in tutte le farmacie. Gli estratti invece richiedono investimenti ingenti per l’acquisto di macchinari per la loro produzione e questo è possibile soltanto nelle farmacie cosiddette galeniche. Quindi si può incorrere in preparati qualitativamente superiori o meno.

Sotto quale forma si può presentare la cannabis terapeutica? Il prodotto e la modalità di somministrazione cambia a seconda della malattia?

Arriva in farmacia cruda (infiorescenze) e poi viene lavorata in cartine da vaporizzare o decotto, in olii, resine, capsule decarbossilate, ovuli, supposte, colliri, in base alla ricetta del medico. La scelta cambia a seconda della risposta terapeutica che si vuole ricercare. Un dolore cronico necessiterà di una copertura terapeutica più lunga, un dolore acuto necessiterà di un rapido effetto terapeutico.

La cannabis cura alcune malattie o attenua ‘solo’ i sintomi?

Sicuramente modulando il sistema endocannabinoide attenua i sintomi, ma in alcune patologie, interagendo con il sistema immunitario, potrebbe “curare” alcune malattie.

Ci sono controindicazione o effetti collaterali?

Come tutti i farmaci ha sia controindicazioni sia effetti collaterali. Euforia, disforia, alterazione della percezione dello spazio e del tempo sono solo alcuni degli effetti secondari che se non spiegati al paziente possono spaventarlo ed allontanarlo dalla terapia.

Possono esserci anche effetti psicotropi?

Si, soprattutto in relazione alle infiorescenze con elevate concentrazioni di THC (come per esempio nel caso del Bedrocan che contiene THC, fino al 24%).

Può dare dipendenza o assuefazione?

Studi riportano soltanto di un 10% di pazienti con dipendenza soprattutto se vengono consumati elevati quantitativi di infiorescenze con alto contenuto di THC. In alcune persone la dose necessaria per ottenere una risposta terapeutica soddisfacente può richiedere un aumento della posologia nel corso del trattamento.

Gli effetti si vedono subito? 

Variano a seconda del metodo di somministrazione: per via inalatoria gli effetti si vedono subito; per quella orale possono occorrere anche 2-3 giorni. 

Quanto è importante la continuità terapeutica?

Veramente tanto. Quanto è importante per una persona non provare dolore e vivere una vita dignitosa?

Si può portare il proprio medicinale in viaggio? Si può guidare sotto effetto del medicinale senza rischiare una contravvenzione?

Bisogna portare sempre con sé ricetta medica timbrata e firmata dal farmacista. Per viaggi in Europa esiste un modulo da far compilare al proprio medico che autorizza il trasporto del medicinale stupefacente con sé. Per quanto riguarda la guida il codice della strada non è chiaro, afferma infatti: che nelle 24 ore dopo l’assunzione non si DOVREBBE guidare. Questo condizionale lascia adito a parecchi dubbi. In caso di incidente automobilistico l’assicurazione quasi sicuramente non risarcirebbe il danno, nemmeno se non fossimo noi i colpevoli del sinistro. In alcune patologie invalidanti senza l’assunzione di cannabis terapeutica (e in alcune specifiche formulazioni) sarebbe impossibile per il paziente guidare; alcune commissioni l’hanno riportato nella patente durante il rinnovo per invalidità.

Con il caldo dell’estate qual è il miglior modo per conservare il mio preparato galenico a base di cannabinoidi senza rischiare di fargli perdere i suoi benefici? 

Sicuramente va conservato in frigo e, se possibile, farlo recapitare in contenitore refrigerati. 

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