CBD: sostanza pericolosa o panacea di tutti i mali?

Nelle ultime settimane si sta assistendo a un continuo susseguirsi di comunicati, articoli, documenti ufficiali riguardo il Cannabidiolo e la sua sicurezza in ambito Nutraceutico e alimentare. Come azienda produttrice vorremmo provare a fare chiarezza  in questa situazione di totale confusione che rischia solamente di far crescere la preoccupazione dei consumatori, in un mercato nel quale già si assiste a un elevato tasso di terrorismo psicologico e a una disinformazione sempre più dannosa.

La possibilità di lavorare sia in Europa sia nel Nord America, Canada e Jamaica ci permette di avere una visione di ampio respiro riguardo il Cannabidiolo (CBD).

E in questo spazio vorremmo analizzare la notizia uscita recentemente in Europa e in Italia che rischia di creare un panico ingiustificato nei confronti dei consumatori e negli addetti ai lavori. La notizia riportata da alcune teste giornalistiche e fatta rimbalzare via Internet recita come “Il CBD sia pericoloso per la salute umana secondo l’FDA”, una vera e propria fake news. Per questo, da azienda produttrice, vorremmo chiarire provando a spiegare quanto successo negli Stati Uniti.

L’FDA (Food and Drugs Amministration) americana, cioè l’ente che vigila su tutti i prodotti alimentari e Nutraceutici in USA, ha effettivamente diramato una circolare di allerta riguardo al CBD e alla qualità dei prodotti messi in commercio. scrivendo lettere di avvertimento a ben 15 aziende che vendono prodotti contenenti cannabidiolo (CBD). Peccato, però, che la storia sia leggermente diversa da quanto titolato su molti giornali italiani e da quanto è fatto circolare via internet, con evidente inoltro automatico (senza approfondire). Se è vero infatti che l’FDA ha pubblicato anche un aggiornamento sulle avvertenze al consumatore, dove ha descritto le preoccupazioni che nutre sulla sicurezza dei prodotti CBD, è altrettanto vero che il mercato della Cannabis negli Stati Uniti è annegato in mare magnum di “pirati e avventurieri” che cercano di sfruttare il boom in corso soltanto per ottenere guadagni facili e immediati.

Nei diversi stati a Stelle e Strisce, così come d’altra parte avviene in EU (l’Italia in questo non fa eccezione), molti dei prodotti immessi sul mercato risultano di bassa qualità, con controlli di sicurezza alimentare del tutto inefficaci. Inoltre, molte aziende di settore, pur di attirare attenzione sui propri prodotti, sfruttano claim medici sulle confezioni e nella presentazione dei propri “miracolosi” manufatti a base di CBD.

Ma l’aspetto contestato dall’FDA ai 15 produttori incriminati è proprio questo. Non certo la sicurezza del CBD in quanto tale, quanto piuttosto la leggerezza di alcune aziende. 

Ricordiamo, inoltre, che la stessa WHO, così come l’AIFA, hanno dichiarato la non pericolosità del CBD per la salute umana, sebbene siano necessari ulteriori studi (soprattutto legati all’unione con altre molecole attive). Il punto, quindi, è che le pratiche portate avanti dalle 15 società americane messe sotto accusa risultano essere ILLEGALI sia che si parli di CBD, sia che si parli di qualsiasi altra molecola o prodotto alimentare.

Le istituzioni, però, da parte loro dovrebbero avere come priorità quella di definire parametri minimi qualitativi per i prodotti immessi sul mercato, oltre a definire chiaramente l’uso umano del Cannabidiolo così come per tutti i derivati non psicotropi della pianta.

L’attuale situazione non è più accettabile per qualsiasi azienda seria che voglia investire risorse ed energie nel settore. Per quanto ci riguarda, quindi, plaudiamo all’azione messa in campo dall’FDA in negli Stati Uniti perché rappresenta di fatto una forma concreta di controllo dei prodotti in circolazione, che si spera possa dare dare il via a una pulizia di tutti quegli oli, biscotti, caramelle, bibite, ecc.. spacciati al consumatore come la panacea di tutti i suoi mali e che, invece, spesso risultano addirittura privi di alcun cannabinoide. Per non parlare della presenza di contaminanti per la salute che spesso vengono sottovalutati (vedi pesticidi, tossine, muffe).

Se il settore dei Cannabinoidi e dei suoi derivati volesse diventare serio e credibile nei confronti delle istituzioni internazionali, riteniamo debba essere il primo a regolamentarsi cercando di isolare quei comportamenti scorretti.

*Francis P. Scanlan, CEO and Founder Cloud 9 Switzerland 

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