Niente carcere per reati legati alla droga: la svolta di Joe Biden

Svolta nella politica giudiziaria in America. Qualche giorno fa il Presidente eletto Joe Biden ha parlato in tv di molti temi fra cui anche quelli relativi alla giustizia. 

Giustizia razzista

Come i fatti di cronaca, più o meno recenti, ci ricordano ogni giorno, in Usa c’è un grande problema di repressione legato all’uso, a volte spropositato, della violenza da parte delle forze dell’ordine o/e a motivi razziali. Biden è intervenuto proprio su questo aspetto rimarcando un principio di fondo per niente scontato nell’America di George Floyd: “Ogni poliziotto quando si alza la mattina e indossa lo scudo ha il diritto di aspettarsi di tornare a casa dalla famiglia quella sera” ma, ha anche aggiunto, “al contrario, ogni bambino che attraversa la strada indossando una felpa con cappuccio non è un membro di una banda e sta per stordire qualcuno”.

Durante la campagna elettorale, Biden aveva promesso di investire 300 milioni di dollari in un programma che concedesse sovvenzioni per assumere militari più eterogenei – più ispanici e agenti di colore – e di addestrarli a sviluppare relazioni meno contraddittorie e violente con le comunità.

Politiche sulle droghe

Recentemente ha anche ribadito un’altra promessa elettorale: porre fine alle pene detentive solo per uso di droga: “Nessuno dovrebbe andare in prigione per un reato di droga. Nessuno dovrebbe andare in prigione per l’uso di una droga, dovrebbero andare in riabilitazione dalla droga”, ha detto.

Un cambio di passo importante se si pensa che in Usa – ma anche in Italia – le carceri sono piene di piccoli spacciatori. Secondo il Last Prisoner Project, che ha preso in considerazione solo la presenza dei detenuti per cannabis negli Usa, nell’ultimo decennio, ben 16,7 milioni di persone siano stati fermate per marijuana. Un loro studio afferma inoltre che la guerra alla droga costa annualmente 47 miliardi di dollari mentre il giro d’affari legale attorno alla pianta vale 10,4 miliardi.

Ma c’è di più. La Drug Policy Alliance stima che ogni anno gli arresti per detenzione, spaccio e consumo di cannabis raggiungano il mezzo milione  e coinvolgono principalmente persone di colore. Mentre la ACLU denuncia che in molti stati una condanna penale cancella il diritto a partecipare alla vita politica, ottenere un alloggio, ricevere un’istruzione superiore o trovare un lavoro.

Tutte pene che non fanno che acuire le ingiustizie sociali, in quel Paese già molto allarmanti.

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