Soffia il vento della legalizzazione. Può cambiare volto al settore

L’ultimo decennio è stato testimone di un crescente interesse per il settore della cannabis in ogni suo aspetto. Ancora più importante, l’immagine e la percezione pubblica della Cannabis hanno fatto un importante salto in avanti in termini di approccio più civile, permettendo la scoperta di numerose applicazioni alternative. A causa dell’arrivo tardivo del concetto di valore curativo della cannabis in Europa, siamo ancora nella fase iniziale d’identificazione scientifica dei meccanismi alla base dei cannabinoidi e dei loro componenti. Siamo tuttavia consapevoli di un loro utilizzo millenario nella medicina erboristica in numerose culture.

A causa dell’identificazione abbastanza tardiva delle basi biochimiche del sistema endocannabinoide umano alla fine del 20° secolo (i recettori CB1 e CB2 sono stati identificati nei primi anni ’90), stiamo ancora cercando di ottenere un quadro più ampio delle possibili applicazioni dei cannabinoidi. Il progresso nel campo è stato fortemente rallentato dalla declassificazione della cannabis a mera droga illegale senza riconoscerne il valore di materia di ricerca scientifica e di uso clinico. Lo sviluppo più rapido dell’uso della cannabis come prodotto legittimo ha avuto luogo negli USA dove nel 2016 la maggioranza degli stati ne ha legalizzato l’uso a fini medici (anche se la FDA ha approvato solo quattro farmaci derivati da essa). Nel 2012, inoltre, Washington e Colorado sono stati tra i primi stati a legalizzare l’uso ricreativo della Cannabis, seguiti poi da numerosi altri.

Gli USA sono così diventati leader mondiali nelle applicazioni della cannabis medica, permettendo a un numero sempre crescente di pazienti – si stima che nel solo 2021 siano stati circa 5,4 milioni – di accedere ai trattamenti. Mentre ogni stato ha gestito la propria legislazione da solo, a livello federale, la cannabis rimane ancora illegale. Così, stante il divieto di importare e/o esportare cannabis medica tra gli stati, questi hanno facoltà d’importazione solo da paesi terzi come, ad esempio, il Canada.

Il 19 aprile 2021, la Camera dei Rappresentanti americana ha approvato il Secure and Fair Enforcement (SAFE) Banking, che ora passerà al Senato. Se il Senato voterà la legge, il SAFE Banking Act permetterà alle istituzioni finanziarie di fornire servizi ai clienti della Cannabis senza timore di incorrere in sanzioni federali, edificando un porto sicuro per le istituzioni di deposito che hanno contatti con i clienti della Cannabis. Gli stati Uniti hanno visto molte legislazioni di legalizzazione nel 2021 (New York, New Jersey, Connecticut, New Mexico, Virginia e Alabama), licenze di consegna nel Massachusetts e assegnazioni di licenze in Illinois (55 licenze) e New Jersey (14 licenze). Da questo panorama si evince come vi sia una forte possibilità di una rettifica della legge federale riguardante la cannabis e di un sostegno del governo statale al mercato.

Nel 2021, anche l’Europa è progredita nella direzione di una regolamentazione sulla cannabis. A dicembre, Malta è diventata il primo membro dell’UE a legalizzare l’uso e la coltivazione della cannabis per scopi ricreativi, mantenendone tuttavia illegale il fumo all’aperto. In Germania, il neoeletto governo tedesco, sotto la guida del cancelliere federale Schölz, ha dichiarato l’intenzione di legalizzare, nel corso del 2022, la cannabis per l’uso ricreativo degli adulti in negozi specializzati, controllati e autorizzati. Se consideriamo che in Germania circa 120.000 pazienti ricevono trattamenti di cannabis medica ogni anno, rendendola il più grande mercato europeo, sembra naturale che il governo tedesco sia orientato ad espandere la legge sulla cannabis, possibilmente dando un esempio agli altri membri dell’UE.

L’Italia ha raccolto sufficienti firme per avviare la richiesta di referendum che permetterebbe la legalizzazione della cannabis. E seguire le orme della Germania non sembrerebbe un futuro possibile se consideriamo che il nostro paese, per dimensione, è secondo in UE nell’utilizzo della cannabis medica con circa 20.000 pazienti l’anno.

Tra gli altri cambiamenti globali nel panorama della cannabis, c’è anche il sempre maggiore interesse dei grandi attori farmaceutici alle applicazioni della cannabis medica e alle prospettive future, come rilevano  alcuni movimenti di investimento registrati a fine 2021. Pfizer ha annunciato l’acquisizione di una società in fase clinica, Arena Pharmaceuticals Inc. per 6.7 miliardi di dollari, compresa una pipeline che è collegata alla terapeutica dei cannabinoidi con Olorinab come nuovo candidato farmaco per il trattamento del dolore. Poco dopo, il 26 dicembre, Teva Pharmaceutical Industries, un colosso farmaceutico israeliano, ha annunciato la sua entrata nel mercato della cannabis firmando una collaborazione esclusiva con Tikun Olam-Cannbit, che produrrà diversi prodotti a base di cannabis medica somministrati come oli. Saranno commercializzati da Teva Israel ai pazienti in Israele, nell’Autorità Palestinese e, quando il mercato sarà aperto, in Ucraina.

Importanti speranze risiedono anche nella ricerca scientifica del sistema endocannabinoide umano – più approfondiamo e più applicazioni terapeutiche possiamo considerare nell’uso medico. I meccanismi e i percorsi molecolari sono ancora poco scoperti e sembra che abbiano solo graffiato la superficie degli endocannabinoidi, il che significa che non è solo obbligatorio concentrarsi sulla legislazione e la regolamentazione, ma la società moderna richiede anche più consapevolezza e conoscenza per accettare ampiamente la cannabis terapeutica come una forte alternativa alle cure già esistenti


 

* Autori: Alessio Torresi, QC Principal Consultant & Partner – PQE Group e Dominik Marko, Quality Consultant – PQE Group

 

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