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Elezioni Europee 2024, si parla anche di cannabis (sempre troppo poco)

Il prossimo 8 e 9 giugno si vota in Italia per le elezioni europee. Il tema della cannabis è uno degli argomenti di cui si parla, non solo in Italia. In tutta Europa i candidati prendono posizione, il dibattito su questo argomento controverso offre uno spaccato delle diverse visioni politiche e sociali del continente.

Uno dei casi più emblematici di questa tendenza si verifica in Italia, dove Antonella Soldo, candidata per la lista “Stati Uniti d’Europa” (SUE), ha fatto della legalizzazione della cannabis un pilastro centrale della sua campagna. L’inizio della sua campagna elettorale in Emilia Romagna, una regione notoriamente progressista, ha segnato un momento significativo. Soldo ha scelto Piazza Verdi a Bologna, nota per essere un punto di incontro per l’acquisto illegale di cannabis, per distribuire simbolicamente bustine di cannabis, sottolineando il suo impegno nella lotta alle mafie e nella promozione di una maggiore giustizia sociale e economica attraverso la legalizzazione e la regolamentazione della cannabis.

Parallelamente, nel collegio elettorale del Nord, Jasmine Cristallo del Partito Democratico (PD) sostiene anche la legalizzazione, pur non avendo mai utilizzato cannabis personalmente. Cristallo enfatizza il fallimento del proibizionismo e la necessità di eliminare lo stigma che grava sui giovani consumatori. La sua adesione alla campagna “Meglio Legale” evidenzia un crescente consenso trasversale sul tema, che supera i tradizionali confini ideologici.

In Germania, la legalizzazione ha già preso piede con recenti legislazioni che permettono l’uso personale e la coltivazione domestica. Questo modello tedesco è spesso citato dai candidati che sostengono la legalizzazione, come esempio di come la regolamentazione possa effettivamente contribuire a combattere le organizzazioni criminali e aumentare le entrate statali attraverso tassazioni specifiche.

Al contrario, in paesi come l’Ungheria, la politica rimane fermamente contraria alla legalizzazione, anche per uso medico. Questo approccio rigido offre un punto di confronto chiaro e stimola un dibattito sull’efficacia delle politiche repressive rispetto a quelle più liberali adottate altrove.

Queste elezioni potrebbero rappresentare un punto di svolta per la politica sulla cannabis in Europa. Se da un lato c’è chi teme le possibili conseguenze negative di una legalizzazione ampia, dall’altro vi è una forte pressione per allinearsi ai cambiamenti già in atto in numerosi stati membri e al di fuori dell’UE, come il Canada e alcuni stati degli USA, dove la legalizzazione ha portato a evidenti benefici economici e sociali.

L’UE come entità potrebbe trovarsi a dover coordinare politiche molto diverse tra gli stati membri, cercando un equilibrio tra il rispetto delle legislazioni nazionali e la necessità di affrontare questioni transnazionali come il traffico di droga e la salute pubblica. Con l’approccio delle elezioni, il tema della cannabis non è solo una questione di politica interna per i singoli paesi, ma diventa un simbolo più ampio di come l’Europa gestisce la libertà individuale, l’innovazione e il cambiamento sociale.

Mentre i cittadini europei si preparano a votare, la questione della cannabis rimane un punto fermo nel dibattito politico, riflettendo una varietà di opinioni e posizioni che sarà cruciale per determinare la direzione futura dell’Unione Europea in materia di politiche sulle droghe.

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