Coltivando mercati: la possibilità di vivere grazie alla cannabis in Argentina

“Vogliamo abbattere i pregiudizi e sfatare i vari miti dando informazioni veritiere, vogliamo abbattere tutto ciò che il proibizionismo ha costruito”  


In un contesto dove i mercati hanno sempre più piede nella nostra vita quotidiana e nello stesso tempo la cannabis continua a conquistare nuovi accoliti in tutto il mondo, ci chiediamo qual è e quale potrebbe essere il rapporto tra queste due realtà. Per rispondere a queste domande abbiamo incontrato Matías Faray, attivista per la promozione della cannabis e proprietario del growshop “La Casa del cultivo“, nonché membro di Emprendedores Unidos de Argentina (ECUA), per parlare di militanza, di collettivi argentini impegnati nella promozione della cannabis e della sua esperienza come imprenditore e amante della marijuana. Secondo Matías, questa pianta crea molte fonti di lavoro del tutto legittime che cambiano a seconda della legislazione locale: “In California o in Uruguay, io potrei essere nei campi a fare raccolta, trebbiatura, oppure a imballare la produzione. Ma il proibizionismo in Argentina limita le possibilità di progresso economico e di sviluppo commerciale basati su questa pianta”. Così aprire un growshop è l’unico modo in Argentina per vivere della cannabis, ci spiega ancora Matías facendo riferimento alle leggi che criminalizzano la coltivazione personale, e aggiunge  “vivere della coltivazione e prendersi cura della pianta sarebbe la cosa più bella che possa succedere a noi coltivatori di cannabis”.

Qual è stata la ragione che ti ha portato a cominciare a militare in favore della cannabis?

Mi ero reso conto che la marijuana mi aveva aiutato molto, mi aveva allontanato dal consumo di altre sostanze migliorando anche il rapporto con la mia famiglia. Desideravo che tutti facessero lo stesso. In tempi di elezioni scrissi su alcuni fogli quella che chiamavo “la lista verde” parlando delle proprietà della cannabis: in questo modo ho convinto amici e parenti a metterli nelle buste al momento del voto. Successivamente è uscita la rivista THC nella quale sono stato coinvolto, ma devo ammettere che è l’amore per la pianta che mi ha portato alla militanza, perché mi ha aiutato molto e sono sicuro che possa aiutare molte persone.

Come è stata l’organizzazione di questa militanza?

Durante il World Marijuana Day del 2007 mi sono unito ad un gruppo di persone che cercavano una forma di organizzazione. Con loro ho iniziato a far parte di un forum di coltivatori argentini chiamato “PLANTATE“, e così è nata la prima organizzazione di coltivatori. Nel gennaio 2010 con un gruppo di persone dell’ovest di Buenos Aires abbiamo formato l’ACO (Agrupación de Cannabicultores del Oeste), in collaborazione con la rivista THC, la quale ha segnato la strada che poi abbiamo percorso. Abbiamo iniziato a incontrarci con altri attori presenti in quel momento e a relazionarci, poi altri gruppi sono apparsi. E’ così che il movimento per la cannabis ha iniziato a crescere.

Quando nascono le contestazioni e le mobilitazioni di questo movimento?

Nascono intorno al 2011. Già prima vari compagni erano stati arrestati a causa della legislazione sulle droghe. Nel 2011 mi avevano perquisito e poi arrestato. Quando mi portarono in galera un poliziotto mi disse: “Lì ci sono una coperta e una lettera che ti hanno lasciato i tuoi compagni”. Una cosa incredibile: loro erano arrivati nella stazione di polizia prima di me, una roba pazzesca. Io ero attivo da un po’ di tempo con partecipazioni in TV e in radio, sempre insieme al movimento. L’obiettivo principale era quello di informare la gente. Volevamo abbattere i pregiudizi e sfatare i vari miti dando informazioni veritiere, volevamo abbattere tutto ciò che il proibizionismo aveva costruito. Questo ha portato la gente a chiedere che fossi liberato, alla radio e alla TV. Tutta quella pressione fatta dai miei compagni che non hanno mai smesso di sostenermi ha fatto sì che la giudice mi convocasse e mi concedesse la libertà. E’ stato in quell’occasione che abbiamo capito quanto la pressione possa servire: abbiamo continuato ad usare lo stesso modus operandi anche per gli altri detenuti per le stesse ragioni, continua ad essere efficace e ci ha permesso di far liberare molti compagni. Sono felice di tutto questo, anche se trovo un po’ ingiusto dipendere da queste modalità per far valere i nostri diritti.

Da quanto tempo ti sei dedicato alla vendita di prodotti legati alla coltura della cannabis?

Sono sempre stato un commerciante, fin da piccolo, nel supermercato di mio padre –che era come quello di Abu, dei Simpson (ride)-. Ho avuto un negozio di frutta e verdura, poi un negozio di scarpe, per molti anni ho lavorato anche come dipendente ma avevo in progetto di aprire un growshop da parecchio tempo. Il mio problema era quello dei soldi: la polizia si era presa tutti i miei risparmi dopo l’arresto. Continuavo a rinviare il mio sogno ma quest’anno mi sono detto: “Voglio dedicarmi a ciò che mi rende felice”. Mi sono licenziato e ho aperto un growshop con l’aiuto di molti compagni del movimento che oggi sono produttori. Ho avuto la fortuna di incontrare quasi tutti i protagonisti del settore e tutti mi hanno dato una mano. Non solo, è diventato in un punto di incontro di attivisti. Tutto ciò mi ha reso molto felice, amo questo settore.

Come vedi le possibilità commerciali che permette la cannabis?

Da quando ho scelto questa vita ho deciso di vivere per la libertà di coltivare questa pianta mettendo in conto la possibilità di aprire un growshop. È l’unico modo per avere a che fare con la cannabis in Argentina, perché non si può vivere della coltivazione legale e prendersi cura delle piante, sarebbe la cosa più bella che possa accadere ai coltivatori di cannabis. Dal 2011 volevo aprire un growshop e dedicarmi pienamente a quest’attività e a quello che mi piace. Se fossimo in California o in Uruguay, forse coltiverei, mi occuperei della trebbiatura o imballerei la resa in campagna. La cannabis offre molte possibilità, ha tantissime sfaccettature e offre moltissime possibilità di lavoro totalmente legali. I growshop sono una di queste. Il mio progetto è stato posticipato un po’ ma questo “temporeggiare” mi ha permesso di arricchirmi con informazioni ed esperienza.

L’organizzazione è stata necessaria per mantenere aperti i growshop in Argentina?

Sì. Con diversi compagni faccio parte di un gruppo chiamato ECUA (Emprendedores Cannabicos Unidos de Argentina), abbiamo inoltre fondato una camera di commercio per autoregolarci, creare un mercato solidale e quelle che amiamo definire “buone vibrazioni” nel paese, perché siamo una delle poche nazioni in cui si vive ancora nella proibizione. Quindi ci organizziamo così. Stiamo per avere uno statuto legale. Insieme ai colleghi dell’ECUA e con tutte le persone dei growshop ci stiamo organizzando per rafforzarci e stare più tranquilli perchè stiamo lavorando e facendo un investimento che lo Stato non rispetta. Cerchiamo un riconoscimento e un regolamento in quanto categoria, vogliamo essere growshop. Nei comuni si può richiedere un’autorizzazione come negozio di souvenir, tabacchi, vivaio: noi paghiamo tanto di tasse perché non esiste la categoria dei growshop? Chiediamo allo Stato di essere all’altezza dei cambiamenti.

Quali sono le richieste delle vostre organizzazioni?

Puntiamo a più obiettivi. L’ACO nasce e si sviluppa per creare un legame tra comunità, società e cannabis attraverso informazioni accurate che consentano a tutti gli utenti di migliorare la qualità della propria vita tramite l’auto-coltivazione e la conoscenza di questa pianta. Accompagniamo inoltre la sua evoluzione storica. Dieci anni fa ci davano dei matti perché parlavamo dell’uso terapeutico della cannabis. Oggi non solo è consentito, ma abbiamo anche una legge che afferma che la cannabis ha delle proprietà mediche. Credo che il nostro obiettivo sia quello di arrivare alla legalizzazione totale della cannabis e alla chiara distinzione di due sfere: la parte commerciale e l’accesso ai medicinali. Ci sono molte cose per cui lottare. Noi siamo la base di un movimento che i nostri successori porteranno avanti, perché credo che questa pianta possa dare tanto e che l’essere umano ha ancora molto da imparare.


A cura di “Jardines de Shiva”, trasmissione della cultura cannabica appartenente a FM En Tránsito, prima radio cooperativa dell’Argentina nel Comune di Morón, provincia di Buenos Aires.

Foto credits: La casa del cultivo

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