Google banna le app che vendono cannabis, anche se legale

Anche Google è caduta nella rete del proibizionismo. Pochi giorni fa ha infatti deciso di non diffondere più nel suo Play Store app inerenti alla vendita di cannabis come ad esempio il delivery. Una scelta che non sorprende anche se amareggia, anche perché riguarda anche i Paesi dove la cannabis è totalmente legale.

Chi avrà creato delle app che vanno in contrasto con questa nuova policy, avrà 30 giorni di tempo per apportare delle modifiche: bisognerà che si attrezzino per togliere la possibilità di vendita online, quindi non incitando un acquisto poco controllato, per quanto riguarda persone minorenni, e senza limiti, ma mostrando comunque i propri prodotti derivati dalla marijuana. Clausola che per iPhone e iPad, di Apple, è presente da anni ormai.

La marijuana non è l’unico prodotto a cui Google ha posto un freno. Le regole mettono già al bando anche le app che facilitano la vendita di tabacco – incluse le sigarette elettroniche – o che incoraggiano un uso irresponsabile di sigarette e alcolici.

Il colosso americano non è stato l’unico a mettere dei paletti per quanto riguarda la vendita e la sponsorizzazione della cannabis, anche i creatori di Facebook hanno messo in moto una politica simile negli anni passati, creando non pochi disagi.

Molte pagine e gruppi presenti sono stati chiuso perché pubblicavano foto di infiorescenze di marijuana o pubblicità promozionali. Poteva avere un senso in quei Paesi dove la pianta veniva considerata illecita ma ha creato un danno (e lo sta creando tutt’ora) anche in Stati come il nostro, in cui la vendita di canapa legale è legale (almeno fino a prova contraria) ma trova enormi difficoltà ad essere divulgata attraverso i social.

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