Perché vendere cannabis light non è reato

Una cosa appare certa dalle motivazioni appena uscite della sentenza del 30 maggio: vendendo le infiorescenze senza efficacia drogante non si commette alcun reato. Leggi il commento dell’avvocato cassazionista Nicola Capozzoli

Quindi la vera domanda è: qual è il limite drogante superato il quale si verrà incriminati? La Cassazione ha voluto sviare su questo argomento rimandando la risposta alla letteratura scientifica.

Va sottolineato che la giurisprudenza già si è espressa più volte riguardo quella soglia. Nei processi per droga portati avanti negli ultimi anni, infatti, è sempre stato individuato un valore specifico per definire il limite drogante di una sostanza, ovvero il rapporto di 0,5% di concentrazione di Thc per grammo. Tecnicamente vuol dire che dall’estrazione del principio attivo, la concentrazione deve stare entro lo 0,5% per non essere considerato stupefacente.

Per quale motivo allora la Cassazione non ha voluto utilizzare una soglia che è ben presente nella letteratura giuridica? Non ci spingiamo a pensar male, anche se a volte, come diceva qualcuno, ci si azzecca nel farlo.

Nonostante la non decisione, l’aspetto positivo delle motivazioni di ieri tuttavia rimane ed è giusto evidenziarlo per bene: la sentenza della Cassazione non ha chiuso definitivamente la porta alla vendita dei derivati. Anzi, ha solo rimandato la decisione, sostenendo in maniera chiara che senza alcuna efficacia drogante le infiorescenze si possono vendere. Quindi è più che uno spiraglio per l’intero settore.

E a favore della possibilità di vendere c’è un altro aspetto molto importante da sottolineare: tra l’uscita del dispositivo del 30 maggio e le motivazioni diffuse ieri, sono state emesse due importanti sentenze che fanno che vanno in questa direzione. Su tutte c’è la decisione dei giudici del tribunale del Riesame di Genova che ha cambiato le carte creando un precedente importante: la cannabis sativa light non può essere sequestrata “preventivamente” se non viene provato che il livello di Thc superi lo 0,5%. 
Secondo tale logica, le forze dell’ordine dovrebbero procedere con il prelievo di alcuni campioni per poi valutare l’eventuale successivo sequestro. Un dispositivo che ha messo bel un freno all’illogica caccia alle streghe cui assistiamo da mesi.

Non a caso, è notizia di ieri, a Milano un canapa shop ha subito proprio l’applicazione di quel dispositivo. È accaduto al negozio di prodotti a base di cannabis light Mr Nice Store – aperto ad aprile dell’anno scorso dal fratello minore di J-Ax. La polizia è entrata, ha fatto i controlli applicando il dispositivo del Riesame e ha lasciato continuare a lavorare il negozio senza problemi, giudicandolo dentro il quadro normativo.

Anche stamani a Milano c’è stato un altro caso: alle 10 hanno fatto un prelievo e alle 12.30, dopo averlo analizzato nei laboratori, lo hanno restituito.

Ora la domanda è: chi prevale tra una sentenza uscita ieri, che fa riferimento al 30 maggio, e la sentenza del Riesame di Genova, uscita il 21 giugno? Se fossero in contrasto prevarrebbe la Cassazione. Tutte le sentenze, infatti, devono essere conformate dalla Corte di Cassazione, al di là di quando escono. Ma nel caso specifico, il tribunale del Riesame, uscito precedentemente, non entra in contrasto con i principi della Cassazione, non dice una cosa contraria, anzi, entrambe le sentenze dicono che quando un’infiorescenza non è droga si può vendere.

L’unica differenza riguarda la soglia: il Riesame parla di un valore, la Cassazione rimane sul vago, ma il principio che si può vendere senza sostanza drogante rimane. Per cui le due sentenze non sono in contrasto e non si annullano. Semmai dovrebbero essere coordinate, magari dalla politica, che prima o poi dovrà svegliarsi dal suo torpore per mettere finalmente mano a un disagio che essa stessa ha creato.

Quali sono le conclusioni di tutto ciò? La vendita di infiorescenze non è per nulla vietata, come vuole far credere qualche conservatore con lo sguardo rivolto all’indietro o i tanti titoli di giornale che purtroppo non vanno al fondo della questione. Ma il rischio di subire procedimenti penali, ad oggi, non si può ancora escludere totalmente. Anche se i precedenti parlano di assoluzione totale da parte dei venditori. Staremo a vedere.

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