Commercianti trattati come criminali, a Parma un’altra pagina vergognosa

Ci risiamo. Oggi a Parma è andata in scena una nuova scoraggiante vicenda per il settore della canapa. Nella città emiliana, alle quattro del mattino, è partita un’operazione che ha visto l’arresto di 16 persone. Tutte coinvolte per la vendita di cannabis light.

E purtroppo, con un mandato fra le mani, le forze dell’ordine hanno usato modalità poco raccomandabili, svegliando i bambini presenti e trattando gli indagati come degli spietati criminali.

L’ordine è partito dalla questura di Parma e ha visto coinvolte 16 persone, tra cui 14 negozianti, una tabaccheria e un’edicola. Tra i commercianti c’era anche il fondatore di Easy Joint, Luca Marola, che ha provato ad ammorbidire i contorni della vicenda, sottolineando come questa ricalchi quanto già sta accadendo in altre città. “Nulla di nuovo”, ci fa sapere, “la situazione è seria, ma non grave”.

La vicenda arriva dopo un filone di indagini iniziato a gennaio dove, a quanto si apprende, sono state utilizzate anche diverse intercettazioni.

E la parte assurda è che nel verbale del mandato di perquisizione si legge testualmente: “Rilevato pertanto che la disponibilità a fini di vendita, e l’effettiva cessione, di prodotto derivati dalla coltivazione di cannabis, quali foglie, infiorescenze, olio, resina, integrano senza ombra di dubbio gli estremi del reato di cui all’art. 73 DPR 309/90, di tal che tutto il materiale riconducibile alle categorie innanzi menzionate costituisce corpo del reato e va sottoposto a sequestro, anche in vista di ulteriori accertamenti”

Parole assurde, perché entrano in contraddizione con il paragrafo precedente, dove si cita il passaggio della ormai famigerata sentenza della Cassazione che riporta, tra le altre cose, la famosa dicitura “salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività”. E invece, subito dopo, si sostiene che le infiorescenze “integrano senza ombra di dubbio gli estremi del reato di cui all’art. 73 DPR 309/90″.

Qualcosa evidentemente non torna.

Per capire esattamente come stanno le cose bisognerà aspettare tutte le carte ma intanto, quel che è certo, è che a breve partiranno le azioni difensive delle 16 persone coinvolte (a cui va tutta la nostra solidarietà). Proprio in queste ore si stanno organizzando per impugnare il tutto attraverso lo strumento del Riesame. E la speranza è che, in quella sede, i magistrati possano continuare a giudicare come già è stato fatto recentemente ad Ancona e a Salerno, ovvero valutando fuori dai contorni penali della 309 tutto ciò che è sotto lo 0,5% di Thc.

One Comment

  1. Giovanni Mapeli

    Be considerando che Assocanapa (già dal 2012) e pochi altri producono ad uso alimentare gli stessi tipi di prodotti che quasi tutti rivendono invece ad uso tecnico, consapevoli però che l’uso umano è il fine ultimo…mi pare evidente chè non si tratta di prodotti sicuri e che sicuramente contrastano con “il principio di offensività” citato proprio dalle sezioni unite, indipendentemente dalla capacità psicotropa…se si furbeggia per evitare i controlli di settore non c’è da stupirsi…sono curioso di vedere se questo punto sará toccato nei prossimi processi…

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