“Ecco perché abbiamo vinto il bando per la produzione di cannabis medica in Italia”. La parola ad Aurora

La recente assegnazione a un’azienda privata per la fornitura di 400 chilogrammi di cannabis medica in Italia (grazie al bando del ministero della Difesa dello scorso 13 giugno) rappresenta senza dubbio una boccata d’ossigeno per le migliaia di pazienti che utilizzano la pianta a scopo medico. 

È una novità degna di nota in quanto, attualmente, i 150 chili prodotti ogni anno dall’unico ente italiano autorizzato alla coltivazione di Cannabis medica – lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze – sono di gran lunga insufficienti per coprire l’intero fabbisogno del nostro Paese, che secondo Giampaolo Grassi, dell’Ente di ricerca pubblico dedicato alle filiere agroalimentari, ammonterebbe addirittura a 80 tonnellate.

Ma è altrettanto vero che l’aggiudicazione da parte di un’azienda straniera, l’Aurora Deutschland – filiale tedesca della canadese Aurora Cannabis Inc. – ha sollevato diverse critiche da parte degli operatori del nostro Paese, i quali avrebbero chiaramente preferito un bando che incentivasse in maggior misura la partecipazione di realtà italiane. 

Se da un lato alcune critiche si sono concentrate soprattutto sui tempi stretti tramite i quali poter partecipare a quel bando (solo 4 settimane), altri giudizi hanno invece ritenuto troppo restrittivi i vincoli del bando: una serie di limitazioni che avrebbero favorito le grandi realtà, come appunto la multinazionale che si è aggiudicata la fornitura.

Uno dei siti
produttivi di Aurora

Ma cosa chiedeva realmente il bando? Erano davvero così restrittivi i vincoli posti dallo Stato? E soprattutto, qualche mese in più a disposizione avrebbe realmente permesso la partecipazione di aziende italiane? 

La premessa oggettiva da fare è che il nostro Paese esige altissimi standard per produrre la medica, come la lunga data di scadenza delle infiorescenze, il trattamento ai raggi gamma, serre pressurizzate, ambienti quasi asettici e via dicendo. E a quanto pare è proprio questo che ha permesso ad Aurora Cannabis Inc. di battere la concorrenza degli altri quattro grandi partecipanti: Wayland Italia Società agricola s.r.l.; Tilray Portugal; Medicinal Organic Cannabis Australia; Canopy Growth Germany.

Anche se formalmente il bando è stato vinto dalla filiale tedesca Aurora Deutschland, le procedure del bando sono state seguite interamente da parte di Aurora Italia SRL, filiale italianissima con personale, investimenti e posti di lavori regolarmente pagati e tassati in Italia.

Andrea Ferrari

Ne abbiamo parlato direttamente con l’amministratore delegato, Andrea Ferrari, il quale ci ha tracciato un quadro chiaro sulle modalità di aggiudicazione della fornitura.

Dottor Ferrari, da quello che risulta non avete vinto soltanto per il prezzo al ribasso (criterio principale sul quale si basava il bando), ma per la carenza di requisiti da parte dei vostri concorrenti. 

Vero, siamo stati l’unica azienda in grado di soddisfare i requisiti di tutti e tre i lotti del bando. Le inadempienze per le quali sono state escluse le altre realtà, in effetti, avevano tutte un carattere rilevante. Non si è trattato di una semplice mancanza di firme o di aspetti marginali. Chi ha valutato il bando ha ritenuto di escludere gli altri partecipanti non certo per questioni puramente burocratiche, ma per carenze sostanziali legate alla qualità del prodotto offerto e alla sicurezza dei pazienti. 

Se da una parte Canopy non ha indicato un laboratorio nell’Unione Europea per eseguire l’analisi microbiologica, dall’altra Tilray pare abbia presentato un certificato GMP da un laboratorio autorizzato a trattare medicinali ma non sostanze attive. Qual è stato secondo lei il requisito più complicato e oneroso da soddisfare?

Sito produttivo di Aurora ad Edmonton in Alberta

L’Italia è uno dei Paesi più restrittivi sulla cannabis medica. Il farmaco richiesto è classificato come Api ed è quindi regolato da norme molto severe e rigorose. Per questo ha bisogno di particolari attenzioni nel processo produttivo: livelli di standardizzazione costanti in ambiente industriale con serre pressurizzate, processi computerizzati e automatizzati, ambienti praticamente asettici. Ogni varietà presenta un profilo standardizzato di ingredienti Farmaceutici Attivi (API) che vanno rigorosamente tenuti sotto controllo. Solo la produzione indoor può garantire che il prodotto non sia contaminato da muffe, batteri, metalli pesanti e pesticidi. La cannabis è, difatti, un’ottima pianta per bonificare terreni inquinati. Questo significa che assorbe ogni cosa dal terreno e che queste sostanze possono finire nel prodotto che il paziente utilizza.

Avete proposto un prezzo molto competitivo, che probabilmente vi avrebbe permesso di prevalere anche in caso di un eventuale confronto con altri partecipanti.

Nessuna realtà è mai arrivata a prezzi così per quel tipo di prodotto. Si è pensato soprattutto a garantire i pazienti italiani, sopra i nostri margini. Tenete conto che vendiamo a una media di 1,75 euro contro gli 8 euro della Germania. Ma abbiamo fatto una scelta: vendere a un prezzo “compassionevole” per garantire la continuità terapeutica ai numerosi pazienti, tra i quali molti bambini, che già utilizzano il nostro prodotto traendone grandi benefici.

Cosa risponde a chi sostiene che il bando vi avrebbe aiutato?

Sinceramente ci ha sorpreso leggere da qualche parte che saremmo stati addirittura favoriti. Il bando non dava priorità a nessuno, nemmeno ai concorrenti con prodotti già in commercio sul mercato italiano, come Bedrocan e Aurora. Peraltro se l’avessero fatto non ci sarebbe stato nemmeno nulla di irragionevole e irrazionale visto che, come noto e dichiarato dal Ministero della Salute stesso, diverse genetiche danno effetti diversi. Abbiamo lottato per riservare una quota del bando al nostro prodotto al fine di non rischiare l’interruzione della terapia per i nostri pazienti. Siamo stati completamenti ignorati.

Sarebbe stato un modo per garantire la continuità terapeutica. Invece è stato evidenziato che non c’è alcuna prova scientifica in grado di dimostrare quelle differenze, nonostante la pratica dica tutt’altro oltre ad essere evidenziato nello stesso Decreto del 9 novembre 2015 “Funzioni di Organismo statale per la cannabis previsto dagli articoli 23 e 28 della convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, come modificata nel 1972” (15A08888) (GU Serie Generale n.279 del 30-11-2015). Cito un passaggio: “Esistono diverse linee genetiche di cannabis che contengono concentrazioni differenti dei principi farmacologicamente attivi e, conseguentemente, producono effetti diversi; pertanto, gli impieghi ad uso medico verranno specificati dal Ministero della salute, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’AIFA per ciascuna linea genetica di cannabis”.

Quindi no, non hanno assolutamente privilegiato la nostra azienda. Semmai, da questa partita, lo Stato ha guadagnato parecchio dato che adesso comprerà a 1,7 euro per vendere in farmacia a 6,88 euro. La speranza per i pazienti è che il risultato di questo bando possa riflettersi almeno sull’abbassamento del prezzo finale. 


C’è infine la critica sui tempi, non rivolta a voi chiaramente, ma a chi ha allestito il bando. Il ministero della Difesa ha deciso di dare ai partecipanti soltanto un mese dei tempo per organizzare tutte le carte e i documenti necessari. Lei pensa che qualche mese in più a disposizione avrebbe favorito la partecipazione di aziende italiane?  

Faccio notare che Wayland Italia Società agricola s.r.l. con sede in provincia di Alessandria è un’azienda italiana sebbene partecipata dalla Wayland canadese. Questa azienda è stata eliminata immediatamente per la mancanza di quasi tutti i requisiti richiesti. È inutile, quindi, fare demagogia. Purtroppo nessun operatore italiano al momento è in grado di offrire un prodotto farmaceutico con quelle caratteristiche. E non basterebbero certo due mesi in più di bando per allestire un processo produttivo così complesso. Capiamo perfettamente che si voglia lavorare in Italia, e noi siamo anche aperti a collaborazioni serie e abbiamo già dimostrato il nostro impegno in questo paese assumendo personale italiano.

Bisogna comunque fare attenzione a non confondere questo prodotto, che è farmaceutico, con le infiorescenze di cannabis light, che spesso sono prodotte in outdoor e non seguono gli alti standard dei prodotti medicinali.

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