La politica torna a parlare di 242 e vendita di infiorescenze. Qualcosa si muove?

Qualcosa si muove dentro le Aule parlamentari? È giusto rimanere con i piedi per terra, ma le parole di ieri di un esponente di Italia Viva (il neonato partito fondato da Matteo Renzi) fanno quantomeno intravedere un interesse di più forze politiche sulla cannabis light.

“Dalla regolarizzazione della sua vendita – ha dichiarato il deputato Massimo Ungaro di Italia Viva – lo Stato potrebbe incassare imposte per 5 miliardi di euro e produrre risparmi sulle spese di magistratura e sicurezza per oltre 700 milioni“. La dichiarazione è arrivata durante un’interrogazione parlamentare nella quale si è invitato il governo a varare, dopo la legge n. 242 del 2016 che ha disciplinato la coltivazione, anche norme per la commercializzazione della cannabis light.

La forza politica guidata da Renzi, ad oggi, può contare del voto di 41 parlamentari (15 senatori e 26 deputati), una compagine utile a un eventuale voto in Parlamento. Ma Italia Viva è anche forza di maggioranza del governo, e quindi potrebbe spingere affinché l’esecutivo propenda per una decisione favorevole al settore. Che sia di stimolo anche per le altre forze titubanti come il Partito democratico? O anche per il M5S (che sul tema non sembra così compatto al suo interno)?

Ungaro ieri ha chiesto semplicemente di regolare le centinaia di canapa shop dove è possibile comprare i prodotti della cannabis. Visto che nemmeno la recente sentenza della Cassazione (maggio 2019) è riuscita a trovare una soluzione, rinviando al giudice di merito la verifica sugli effetti psicotropi delle sostanze vendute.

Citando uno studio dell’Università di Messina, il deputato di Italia Viva ha sostenuto che “applicando una tassazione simile a quella dei tabacchi e sulla base di un prezzo di circa 10 euro, le entrate per lo Stato sarebbero pari a circa 5 miliardi di euro”. A ciò si aggiungono 768 milioni di riduzione della spesa pubblica, di cui 540 milioni per la magistratura carceraria e 228 milioni per operazioni di ordine pubblico e sicurezza.

Su questa base ha chiesto quindi se l’Esecutivo intenda assumere “le iniziative necessarie” per regolare la commercializzazione dei prodotti derivati dalla cannabis light “assimilabili ai prodotti da fumo e da inalazione con una regolamentazione completa e coerente”.

Nel frattempo anche Benedetto Della Vedova, segretario di un’altra rappresentanza politica (+Europa), qualche giorno fa ha ribadito ancora la sua posizione in difesa della cannabis light. Ha parlato della presentazione di un “emendamento in Senato che ci auguriamo possa essere discusso nella prima occasione utile per modificare la 242”.

Le divisioni all’interno del Parlamento insomma ci sono, ma sembra che il fronte del buon senso pian piano stia crescendo. Staremo a vedere.

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