Salvare la natura per salvare il pianeta. Non c’è più tempo, quando lo capiranno?

“Bisogna lavorare con le città e le imprese verso una transizione necessaria a far fronte alle crescenti pressioni del riscaldamento globale. Ma una leadership forte e un’azione immediata sono necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e fermare il cambiamento climatico“.

E’ questo il succo del nuovo report Climate, Nature and our 1.5°C Future, pubblicato dal WWF, che indica chiaramente la natura come parte delle possibili – e accessibili – soluzioni alla gravissima crisi climatica che stiamo vivendo.

Secondo l’analisi – che è a sua volta la sintesi dei 4 report principali di riferimento delle Nazioni Unite – “ecosistemi forti e sani arricchiscono la resilienza e quindi aiutano le persone ad adattarsi al cambiamento climatico”. Di qui l’idea che “le soluzioni basate sulla natura” siano le più importanti perché “i necessari tagli alle emissioni da combustibili fossili sono condizione indispensabile ma non sufficienti per arrivare agli obiettivi delle emissioni zero e della decarbonizzazione”.

“Abbiamo bisogno – ha detto Manuel Pulgar-Vidal, leader globale del WWF per il Clima e l’Energia – che la politica elevi il concetto di biodiversità ad un nuovo livello, riconoscendo le interrelazioni tra la perdita naturale e il cambiamento climatico. E, soprattutto, ponendo l’accento sul fatto che la natura abbia un ruolo fondamentale nel mitigare e nell’adattarsi al riscaldamento globale”.

Per questo motivo è assolutamente fondamentale che i governi riuniti a Madrid per la Cop25 prendano decisioni serie e comincino a percorrere strade concrete. Serve però un totale cambio d’approccio. “Da troppo tempo – fa notare Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – i governi si comportano come se avessero davanti a loro il tempo per agire, cedendo ad ogni ricatto. Come se non stessimo parlando di salvare il pianeta per come lo conosciamo, nonché la civilizzazione umana”.

Il tempo delle parole è ampiamente finito. Qui non si tratta più di farsi trovare pronti davanti ad un fatto possibile, qui siamo già dentro una situazione catastrofica, davanti alla quale bisogna agire immediatamente se vogliamo limitare i danni. Il 2030 è dietro l’angolo e se non si affronta la questione immediatamente, nulla sarà più come prima.

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