Cannabis ad uso alimentare, è ufficiale la regolamentazione: fissati i limiti di Thc

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del ministero della Salute che risale al novembre scorso fissa i limiti massimi di Thc negli alimenti, provando a dare una risposta alle centinaia di aziende agricole che hanno investito nella coltivazione di questo tipo di pianta, con i terreni coltivati in Italia che nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte dai 400 ettari del 2013 a quasi 4000 nel 2018.

Il decreto del ministero della Salute (puoi leggerlo qui) stabilisce, in particolare, che il limite massimo di Thc per i semi di cannabis sativa, la farina ottenuta da semi e gli integratori contenenti alimenti derivati dovrà essere di 2 milligrammi per chilo, mentre per l’olio ottenuto da semi si arriverà a 5 milligrammi per chilo.

Ma davvero i produttori italiani avranno la possibilità di ottenere valori così bassi? Oppure la produzione di alimenti sarà appannaggio solo di multinazionali e grandi aziende che possono munirsi di macchinari adeguati per eventuali lavaggi?

È questa la preoccupazione di tanti operatori del settore. Non vorremmo che tante aziende fossero costrette a rivolgersi a una produzione estera, passaggio che peraltro sembrerebbe possibile stando all’articolo 7 del decreto, che riportiamo qui di seguito.

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