Operazione ‘Scuole Sicure’? Nessun risultato e molta propaganda

“Voglio combattere la droga ovunque sia. Nelle curve, nei giardinetti, nei parchetti, nelle case popolari, fuori dalle scuole, nei palazzi della politica”, così diceva e ripeteva l’ormai ‘fu ministro dell’Interno’ Matteo Salvini, rispondendo a quanti gli chiedevano più sicurezza e controlli del territorio. Da qui a millantare un’emergenza droga e prendersela con la cannabis light (!) il passo è stato brevissimo.

Non una parola contro l’abuso di alcool, una vera emergenza nazionale, né contro la crescita esponenziale della dipendenza da eroina: il nemico era diventato un altro. E così è nata l’operazione ‘Scuole sicure’, un piano straordinario contro la droga, che altro non è che uno specchietto per le allodole. Un’operazione costata ai contribuenti ben 2,5 milioni di euro e dai risultati davvero deludenti.

I numeri, riportati dal Ministero dell’interno, fanno sorridere: in un anno sono stati sequestrati 14,7 chili di “droga” (hashish e cannabis), ci sono stati 31 arresti, 45 denunce all’autorità giudiziaria, 855 violazioni amministrative e reati accertati. I poliziotti impegnati sono stati più di 26 mila, con oltre 13 mila servizi effettuati singolarmente o con operazioni congiunte. E per il prossimo anno sono stati già stanziati altri 4 milioni di euro per ampliare la platea di scuole sotto il rigido controllo dello Stato.

Calcolatrice alla mano, i cittadini italiani hanno pagato la droga sequestrata più o meno 285 euro al grammo: non proprio a buon mercato! Quanti soldi si sarebbero potuti risparmiare o addirittura guadagnare se si fosse avviato un percorso condiviso verso la legalizzazione delle droghe leggere? E quanti poliziotti sarebbero potuti essere utilizzati per operazioni di contrasto vero alla criminalità?

Ma non sono solo i numeri a far pensare che l’operazione abbia avuto un impatto non solo inutile ma anche fortemente negativo. Siamo sicuri che il metodo repressivo, intimidatorio e punitivo sia la scelta giusta per sensibilizzare sull’argomento i nostri ragazzi? La risposta l’abbiamo sotto gli occhi: purtroppo la cronaca ci ha raccontato di casi di adolescenti che, colti in flagrante, non hanno avuto la forza di affrontare l’umiliazione e la vergogna e si sono suicidati. Senza arrivare a questi casi limite, l’impatto di una simile politica sulle menti dei giovani è devastante ed è stata messa in luce da psicologi ed educatori che conoscono bene le difficoltà di crescita. 

Ci troviamo spesso davanti a casi di perdita dell’identità, perché vengono colpevolizzati ma anche perdita dell’autostima, per come loro si vedono e come pensano di essere visti dagli adulti, e poi perdita del senso di appartenenza alla loro generazione, alla scuola e al loro gruppo. Tutti danni eccessivi per dei ragazzi che andrebbero solo aiutati a diventare grandi, non colpevolizzati durante questo percorso complesso.

Nel 2017 la Rete italiana per la riduzione del danno (Itardd), scrisse una lettera ai dirigenti scolastici in cui si cercava di mettere sotto la lente d’ingrandimento quanto fosse profondo e delicato il rapporto di fiducia che si instaura tra adulti e ragazzi e quanto sia uno degli strumenti più importanti per favorire il loro benessere. “Davvero la scuola è sofferente al punto di abdicare al proprio ruolo educativo e aver bisogno di poliziotti che frugano negli zaini?”, si chiedevano, “accogliete queste parole come l’invito di chi conosce bene i giovani e il loro rapporto, anche problematico, con le sostanze stupefacenti, ed è disposto a un confronto che aiuti a cercare una strategia e un’alleanza per governare un fenomeno complesso. Ragioniamo insieme per crescere tutti in questa crisi”.

Parole che sono rimaste senza un interlocutore credibile per troppo tempo.

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