La legge contro i sacchetti di plastica sta funzionando?

Ad agosto 2017 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la nuova disciplina nazionale di attuazione della direttiva UE 2015/720 volta alla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica. Il completamento dell’iter di recepimento della citata direttiva ha risposto alle richieste della Commissione europea in materia d’incremento della tutela ambientale nel nostro paese attraverso l’integrazione della disciplina relativa agli imballaggi in plastica (parte IV – titolo II – dlgs 152/2006). In particolare, al fine di favorire e sostenere la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica, la legge 123/2017 introduce tra l’altro nuove definizioni relative agli imballaggi in plastica (necessarie proprio per l’applicazione della nuova disciplina): le informazioni che devono essere rese ai consumatori, l’apposizione di diciture identificative delle borse commercializzabili da parte dei produttori, l’introduzione di una serie di misure restrittive per la commercializzazione delle borse di plastica e di sanzioni per chi violi tali ordinamenti.

Le disposizioni in questione hanno visto l’Italia apripista in Europa in quanto il nostro paese ha anticipato e ispirato il legislatore europeo 2 introducendo già a partire dal 2007, e poi in maniera più incisiva dal 2012, specifiche disposizioni finalizzate a diminuire l’utilizzo delle borse in plastica. Tale percorso ha garantito in pochi anni un tasso di riduzione di circa il 50% rispetto ai livelli del 2007. La nuova disciplina italiana sugli shopper conferma la previgente normativa: rimangono commerciabili i soli shopper monouso biodegradabili e compostabili certificati UNI EN 13432:2002 o quelli riutilizzabili in plastica tradizionale con percentuali minime di plastica riciclata e spessori compresi tra i 60 ed i 200 micron a seconda delle forme (tipologia di maniglie) e degli usi. Al fine dell’individuazione del corretto spessore, la stessa norma specifica che gli shopper per uso non alimentare sono solo quelli forniti negli esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari. Integrando e migliorando la previgente normativa, il legislatore ha disciplinato anche le borse di plastica utilizzate come imballaggio per alimenti sfusi: tali borse oltre ad essere compostabili certificate UNI EN 13432:2002 ed avere uno spessore inferiore ai 15 micron, devono anche contenere un quantitativo di materia prima rinnovabile con percentuali variabili.

Nella nuova legge resta confermato il sistema sanzionatorio vigente ovvero con multe per i trasgressori che vanno da euro 2500 ad euro 25000, 3 fino ad euro 100000 se la violazione riguarda ingenti quantitativi. Oltre ai danni al sistema economico nazionale occorre considerare che le vecchie borse in plastica convenzionale non rispondenti alle norme citate, creano preoccupanti danni ambientali andando ad inquinare non solo la raccolta differenziata domestica della frazione organica ma anche il mare. Un sacchetto compostabile a norma, quindi certificato conforme allo standard armonizzato UNI EN 13432:2002, si trasforma – in specifiche condizioni all’interno di impianti industriali di compostaggio – in compost in circa sei mesi. Purtroppo nell’ambiente marino il processo di degradazione di prodotti in plastica convenzionale è enormemente più lento e stimato in un periodo compreso tra i 450 ed i 1000 anni. A questo punto va fatto un altro chiarimento: spesso nel linguaggio comune “biodegradabile” e “compostabile” vengono usati come sinonimi ma biodegradabile non significa automaticamente compostabile. Si definisce biodegradabile qualunque materiale che possa essere scomposto (da batteri, luce solare e altri agenti naturali) in composti chimici semplici, come acqua, anidride carbonica e metano.

Questo non implica tempi brevi: la normativa europea stabilisce che, per essere detto biodegradabile, un prodotto debba decomporsi del 90% entro 6 mesi. Compostabile invece significa tramutabile in compost: perciò non solo biodegradabile ma anche trasformabile in terriccio fertile e ricco di sostanze organiche. In questo caso il processo di decomposizione deve avvenire in meno di tre mesi. Un prodotto certificato conforme allo standard armonizzato UNI EN 13432:2002 garantisce, una volta diventato rifiuto ed inserito in sistemi di riciclo organico che assicurano condizioni di compostaggio industriale, la sua trasformazione in compost: cioè da problema diventa una risorsa.

Dal 2017 il fenomeno degli shopper illegali viene trattato con un capitolo dedicato anche all’interno del Rapporto Ecomafia realizzato annualmente da Legambiente, report che tratta le storie ed i numeri della criminalità ambientale in Italia. Infatti dietro questo fenomeno non c’è solo un discorso di inquinamento, in quanto le buste della spesa sono diventate un ghiotto business per le organizzazioni malavitose che sempre più spesso usano questi mezzi per riscuotere le loro tangenti. In tale contesto l’attività preventiva e repressiva delle forze di polizia è fondamentale ed in particolare quella delle Polizie Locali da sempre imprescindibili elementi di legalità ed attente sentinelle del territorio.

Quest’attività viene svolta in stretta collaborazione con Assobioplastiche (Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e compostabili); infatti l’Associazione ha messo a disposizione di tutti gli organi di Polizia gli strumenti necessari per la verifica di conformità alla legge dei sacchi, nello specifico micrometri per la misurazione dello spessore e soprattutto un plafond di analisi da poter utilizzare presso i laboratori dell’Arpa Umbria per la verifica della natura dei materiali.

* a cura delCav. Mar. Paolo D’Errico del Reparto di Tutela Ambientale della Polizia Municipale di Napoli

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